Vico Equense, il tuffo di Raffaele Scarpato dopo dieci anni. Francesco Emilio Borrelli: «Il mare è dei cittadini»
A Vico Equense quella di oggi non è stata una semplice mattinata al mare. Per Raffaele Scarpato, medico e cittadino del territorio, entrare nuovamente in acqua davanti allo stabilimento Bikini ha avuto il significato di una riconquista. Accanto a lui, infatti, c’erano centinaia di persone arrivate per condividere un momento diventato simbolo di una battaglia più ampia: quella per il libero accesso al mare e per la tutela degli spazi demaniali. Una folla si è stretta attorno a Scarpato, accompagnandolo fino alla riva e poi in acqua. Un gesto semplice, quello di fare il bagno, che dopo dieci anni di vicissitudini ha assunto un valore profondamente diverso (clicca QUI per il video).
La vicenda era iniziata proprio dall’accesso alla spiaggia e dal diritto di poter raggiungere il mare. Scarpato era stato coinvolto in un lungo procedimento giudiziario culminato con la sua assoluzione definitiva dall’accusa di aver violato una proprietà privata. La formula pronunciata dai giudici è stata «perché il fatto non sussiste». Per il medico, dunque, quella giornata ha rappresentato la fine di un percorso durato anni e segnato anche da denunce e contrasti legati all’utilizzo dell’area. Una vicenda che, al di là del suo esito giudiziario, ha finito per trasformarsi in un caso emblematico nel dibattito sul rapporto tra concessioni balneari, demanio e diritto dei cittadini di raggiungere la costa.
L’iniziativa è stata promossa dal deputato di Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli, insieme a Elena Marini, componente dell’esecutivo regionale di Europa Verde, e a Rosario Lotito, responsabile territoriale dei Verdi.
Borrelli da tempo porta avanti una battaglia politica sul tema delle spiagge libere e dell’accessibilità del litorale. La manifestazione di Vico Equense si è inserita proprio in questo percorso con l’obiettivo di riportare l’attenzione sul principio secondo cui il demanio marittimo non può essere considerato alla stregua di una proprietà privata.
La mattinata è iniziata con un confronto tra i promotori della mobilitazione e la gestione dello stabilimento. Successivamente, il momento di maggiore partecipazione: cittadini e organizzatori hanno raggiunto il mare insieme a Scarpato, dando vita a un grande girotondo in acqua. Un’immagine destinata a rimanere come simbolo della giornata: tante persone unite attorno a un uomo che, dopo un decennio, è tornato a immergersi in quel tratto di mare.
«Quella di stamattina è una straordinaria e chiara presa di posizione da parte dei cittadini, che sono stanchi di subire angherie, prepotenze e soprusi da parte di chi scambia il demanio marittimo per una proprietà privata», ha dichiarato Francesco Emilio Borrelli.
Il deputato ha sottolineato la partecipazione alla manifestazione interpretandola come una risposta collettiva sul tema dell’accessibilità delle coste.
«L’altissima e straordinaria partecipazione registrata oggi dimostra in modo inequivocabile che le spiagge appartengono alla collettività e non a quei pochi furbetti che pensano di poter fare i propri comodi calpestando le leggi e i diritti altrui», ha aggiunto Borrelli.
La mobilitazione, nelle intenzioni dei promotori, non resterà un episodio isolato. «Questa battaglia per la libertà di accesso al mare non si ferma qui», ha spiegato il deputato, annunciando l’intenzione di replicare iniziative analoghe in altre località italiane dove, secondo quanto denunciato, potrebbero verificarsi situazioni di mancato rispetto delle regole sull’accesso alla costa.
La vicenda di Scarpato porta così nuovamente al centro dell’attenzione una questione che interessa molte località costiere: il delicato equilibrio tra attività degli stabilimenti balneari, concessioni e diritto dei cittadini a usufruire del demanio marittimo.
La manifestazione di Vico Equense ha avuto una forte valenza simbolica ma il tema resta anche amministrativo e giuridico. La presenza di una concessione non coincide infatti automaticamente con la possibilità di impedire l’accesso al mare e alle aree che restano soggette alla disciplina del demanio pubblico. Allo stesso tempo, le modalità concrete di accesso e utilizzo degli spazi devono essere valutate alla luce delle norme e degli atti concessori applicabili.
Per Scarpato, intanto, il significato della giornata è stato soprattutto personale: dopo dieci anni, è tornato in acqua. E lo ha fatto circondato da una comunità che ha scelto di trasformare quella che era stata una lunga vicenda individuale in un momento collettivo di partecipazione.
Il girotondo in mare ha chiuso così una mattinata carica di significati, lasciando sullo sfondo una domanda destinata a rimanere centrale nel dibattito pubblico: come garantire che il mare e la costa restino realmente accessibili alla collettività, nel rispetto delle concessioni e delle regole previste dalla legge?
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