La Madonna delle Grazie a Piano di Sorrento, la “Processione Nera” ricorda Franco a dieci anni dalla scomparsa: il sogno della maiolica diventa realtà
Piano di Sorrento. In vista della tradizionale Processione della Madonna delle Grazie, uno degli appuntamenti più sentiti dalla comunità cittadina, l’Arciconfraternita Morte e Orazione, conosciuta da tutti come la “Processione Nera”, ha dedicato un intenso ricordo a Franco, confratello e figura profondamente legata alla devozione per la Madonna delle Grazie.
A dieci anni dalla sua scomparsa, il post ripercorre la sua vita attraverso il simbolismo della processione, raccontando il legame con il mare, con la Confraternita e con una tradizione che ha accompagnato ogni fase della sua esistenza. Un racconto che diventa anche l’annuncio della realizzazione di un sogno rimasto incompiuto: una maiolica dedicata alla Madonna delle Grazie, immaginata proprio negli ultimi mesi della sua vita.
L’Arciconfraternita Morte e Orazione così scrive: «Piazza Cota 5 luglio A.D. 2026
In attesa della Madonna delle Grazie
Sono passati dieci anni da quel maggio del duemilasedici in cui Franco se n’è andato.
Ci sono uomini che portano due pesi nella vita, e li riescono a portare bene entrambi. Franco era uno di questi. Un po’ come le nostre processioni, che amava tanto! Ci sono i pesi delle statue, dei martiri; il peso del tamburo: la voce della sua anima.
Così di due pesi è anche fatta la processione della Madonna delle Grazie: da una parte i giovani, che si caricano sulle spalle la barchetta con la Madonnina che, solcando il mare, sembra essere la vita ancora “libera” dalla responsabilità di una famiglia; dall’altra gli adulti, quelli a cui tocca il farsi carico del peso della “paternità”, il peso della statua della Madonna.
Due cortei che sono in realtà uno solo, due età della stessa devozione. Franco li ha attraversati tutti e due. Da giovane la barchetta, poi, con gli anni, la Madonna. Come se la vita, nel paradigma di una processione, lo avesse scelto per affidargli i duri pesi di una esistenza difficile.
Poi per tanti anni il mare lo ha preso per sé. Franco navigava, stava lontano, e la domenica della processione — quella domenica che qui è sacra, che torna sempre uguale a se stessa da quando siamo nati — lui non c’era. Ma io credo che in quelle domeniche lontane lui fosse comunque qui. Mentre il mare lo portava altrove, un pezzo di lui restava fermo su quella strada tra la spiaggia e il nostro amato paese: tra Caruotto e Cassano. Come sempre fa il cuore di chi ama camminare insieme a noi.
Quando poi è andato in pensione, il mare gli ha restituito le processioni: tutte! E lui è tornato, non più a portare, ormai, ma a esserci: un’altra forma della stessa devozione. Tornava a darci una mano per allestire l’accoglienza che, da sempre, si fa alla Madonna in Piazza Cota.
Tutto questo fino al duemilaquindici. L’anno prima della sua nascita al cielo. La chemio lo teneva a casa con un dolore che immagino grande, e quella domenica di luglio, per la prima volta, Franco non riuscì nemmeno a scendere in strada. Restò dentro casa mentre fuori la Madonna scendeva verso il mare, raccogliendo le lacrime e le preghiere di tutto un paese stretto intorno al cuore di una Madre.
Fu lì, credo, in quella lontananza, più dura della stessa malattia, che ripensò ad un sogno: realizzare una maiolica dedicata alla Madonna delle Grazie. Se il corpo non poteva più portarlo fino alla processione, avrebbe portato la processione fino a lui. Una maiolica per casa; una di quelle dal gusto antico che da sempre rendono belle le edicole che i nostri nonni, per anni, hanno posto agli angoli delle nostre strade.
Sognavamo di mettere la Madonna delle Grazie al centro, il costone tufaceo a destra — quello che Franco guardava da bambino e che si portava dentro in ogni viaggio — e a sinistra la processione che sale dalla spiaggia: i portatori e la barchetta diretta verso il paese.
Un anno dopo Franco non c’era più. La maiolica restò un’idea sospesa, come restano sospese certe frasi dette in un momento di dolore, che poi la vita non lascia il tempo di finire.
Sono passati dieci anni. Dieci processioni passate senza di lui, e dieci volte in cui, ne sono certo, qualcosa di suo è comunque sceso dal paese verso il mare: da Caruotto verso Cassano. Mi sembra giusto che sia proprio oggi, in questo anniversario, che quella maiolica smetta di essere un ricordo e diventi una cosa vera, fatta di terracotta e colore, appesa a un muro che lui non ha mai smesso di considerare casa.
La faremo. Così come la sognava, quella domenica in cui il corpo lo tradiva ma il cuore, come sempre, era già lì, sulla strada tra il mare e Piazza Cota, tra Gottola e la Ripa di Cassano.
Così Franco, che ha portato tutto quello che c’era da portare in questa vita, potrà restare, per sempre, con noi.
Con affetto, un confratello».
Un ricordo che va oltre la commemorazione personale e che restituisce il valore di una tradizione capace di custodire le storie di un’intera comunità. Attraverso la figura di Franco riaffiorano il senso di appartenenza, la devozione alla Madonna delle Grazie e quel legame profondo tra il mare, il paese e la processione che ogni anno si rinnova. La realizzazione della maiolica rappresenterà non solo l’adempimento di un desiderio rimasto incompiuto, ma anche un segno concreto di memoria condivisa, destinato a tramandare alle nuove generazioni il ricordo di un uomo che ha vissuto la sua fede nel silenzio del servizio e nell’amore per la propria comunità.
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