Il Racconto del Lunedì del Professor Ciro Ferrigno: “La penisola sorrentina e il Vesuvio”
Non sono un vulcanologo, ma soltanto una persona che legge, ascolta e medita. Con questa premessa mi inoltro in un argomento difficile ma affascinante per considerare il rapporto tra la nostra Penisola e il Vesuvio, considerando quattro date che sono passate alla storia per il risveglio del terribile vulcano, sono il 79, il 1631 il 1794 e il 1944.
Nel leggere il resoconto delle scoperte archeologiche a Trinità, curato dalla Dott. Tommasina Budetta, emerge un particolare che cita a più riprese, ovvero le tombe preistoriche, quelle del periodo arcaico e ancora quelle delle civiltà greca, sannita e romana, unitamente ai pochi resti di edifici e strade, erano come “sigillati” sotto una spessa coltre di cenere e lapilli dell’eruzione pliniana del 79 d.C. Da ciò si desume che quell’eruzione fu vissuta in maniera piena e traumatica anche nel nostro territorio, apparentemente distante, ma infinitamente vicino alla montagna di fuoco. Come preavviso forti scosse sismiche e, a mare, onde anomale. Certamente i danni alle colture, in particolare alle viti e più generalmente al manto arboreo dovettero essere devastanti e sappiamo per certo che il materiale piroclastico ostruì il corso dei rivi, provocando allagamenti e la mutazione del loro corso. Paragonato con quanto era avvenuto a Pompei, Ercolano, Oplonti e Stabia, la pioggia di cenere e lapilli che colpì il nostro territorio dovette sembrare da subito poca cosa, ma certamente ci furono crolli, incendi e distruzioni che provocarono paura, morti e feriti.
Un’altra catastrofe si verificò il 16 dicembre 1631 la seconda per potenza, storicamente documentata, che fu definita semi pliniana, molto simile a quella del 79 ma sicuramente meno apocalittica, forse plasmata dall’intervento delle reliquie di San Gennaro, portate in processione fino al Ponte della Maddalena, al cospetto del vulcano e dalla Madonna della Neve di Torre Annunziata che ascoltò le preghiere del Suo popolo. In penisola sorrentina terremoto, onde anomali nelle marine, ancora pioggia di cenere e lapilli, quell’aria irrespirabile e tanti, tantissimi danni un po’ dovunque, soprattutto i crolli, ma anche vasti incendi e allagamenti.
Il 15 giugno 1794 altra terribile eruzione e da noi una pioggia di cenere durata quarantadue ore, quando furono portati i nostri Santi in processione e in particolare la Madonna del Lauro che giunta all’ingresso della chiesa, fece cessare la terribile pioggia che aveva messo a dura prova tutti e in particolare i malati di claustrofobia. Per le strade di Meta si gridava al miracolo, nella coltre di cenere che copriva le strade, in tanti videro le orme della chioccia e dei pulcini. L’eruzione del ’94 infierì in particolare su Torre del Greco e Ottaviano. A Torre la lava entrò nel centro storico, provocando dapprima incendi e il crollo di numerosi edifici, cinse d’assedio il campanile di Santa Croce, sollevandosi fino a coprirne il primo ordine, com’è ancora oggi visibile. In poche ore l’intera cittadina fu sommersa dalla lava alta dodici metri, la stessa che cambiò la morfologia della costa, formando un nuovo promontorio. A giugno molti torresi si trovavano fuori, sulle loro imbarcazioni, impegnati nella pesca del corallo: “caso miserando e pietoso, giacché tornati i pescatori, trovarono la patria un deserto, arse le campagne e le loro case divenute dirupi”.
Quindi il Vesuvio fa paura pure in penisola sorrentina, non tanto per la lava di fuoco, ma per la terribile nuvola di cenere e lapilli che si alza ben al disopra del Faito che non può difenderci. Scappare, andare via? E scappare dove, sulla Costiera Amalfitana che normalmente è chiusa per una frana da qualche parte? Non c’è una via di fuga di massa e pur volendo optare per la via del mare, i porticcioli del territorio non potrebbero accogliere navi di grossa dimensione, dovremmo partire su gozzi, cianciole, aliscafi, barche a vela e motoscafi di lusso. E allora? Come ai tempi antichi, resterebbero solo loro, i nostri Santi protettori, chiamati con urgenza ad attivarsi: la Madonna del Lauro, San Michele con la sua campana, la Madonna delle Grazie, i Santi Prisco e Agnello e il Santo monaco Antonino! Le quattro eruzioni citate sono quelle più conosciute, anche per la perdita di tante vite umane, ma andando a spulciare gli annali ne vengono fuori a decine e centinaia. La nostra storia? È fatta di mare, di fuoco e di Santi!





