La magnificenza spoliata dell’anfiteatro campano di Capua
La Campania, questa sconosciuta! E’ veramente sorprendente come il secondo anfiteatro più grande della romanità sia così poco conosciuto e rinomato. L’anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere, ovvero dell’antica Capua, è lì da più di duemila anni e sorprende vedere così pochi visitatori al suo interno. Basti immaginare che stime attendibili affermano che questo anfiteatro avesse una capacità di circa 60.000 spettatori (!). Eppure la Campania è una delle regioni italiane a più alto tasso di turisti e visitatori, sia stranieri che italiani. Credo, da esperta guida turistica regionale, che si tratti di un problema di visibilità mediatica. Si parla poco e si mostra poco questo gioiello archeologico della romanità. L’anfiteatro campano rivaleggiava col Colosseo di Roma quale anfiteatro più grande e capiente della civiltà romana. L’antica Capua fu una città importantissima della penisola italica e probabilmente il nome Campania potrebbe essere una deformazione-evoluzione etimologica di “Capuana”-“Campuana”-“Campania”. Fondata probabilmente nell’ VIII secolo a.C. dagli Etruschi o quantomeno dai loro alleati locali che la svilupparono e la trasformarono poi in una sorta di capitale territoriale locale, ovvero della confederazione etrusca.
La presenza delle popolazioni campane quali Ausoni, Oschi e Sanniti e poi dei Romani la trasformarono nella città più ricca della penisola italica nel IV secolo a.C. . Divenne famosa per “gli ozii di Capua” nei quali incapparono i cartaginesi di Annibale. Insomma una città importantissima e ricchissima del mondo antico. Ma la storia dell’anfiteatro campano è posteriore; la datazione della costruzione della prima arena (o quantomeno del primo plesso di costruzione) con un’annessa struttura di lottatori diretta da Lentulo Biatejo è incerta, ma probabilmente databile verso 78 a.C. o forse 75 a.C. Certissima invece la presenza in loco del mitico Spartaco, l’eroe proveniente dalla Tracia (terra che corrisponde alla Bulgaria meridionale ed alla Turchia europea odierna), forse mercenario nell’esercito romano, poi catturato, ridotto in schiavitù e venduto come gladiatore, che riuscì a ribellarsi, ponendosi a capo di una rivolta di circa 80 gladiatori della scuola dei gladiatori di Capua ed a formare quindi un esercito ribelle di svariate decine di migliaia che inflisse un’incredibile serie di sconfitte all’esercito romano tra il 73 a.C. ed il 71 a.C. La rinomata “Schola gladiatorum” di Capua fu ufficialmente istituita nel 49 a.C. per volere di Giulio Cesare in persona e fu la più famosa scuola per gladiatori dell’epoca romana. La schola gladiatorum di Capua si trovava proprio nei pressi dell’anfiteatro campano. Gli aspiranti gladiatori venivano selezionati tra gli schiavi, i volontari ed i criminali comuni.
Ritornando all’anfiteatro capuano, sicuramente fu ingrandito intorno al 60-70 d.C. e fu definitivamente ristrutturato nel 119 d.C. dall’Imperatore Adriano che lo abbellì con uno straordinario “propileo”, ovvero un ingresso monumentale. Le straordinarie dimensioni dell’anfiteatro campano, ovvero 170 m x 140 m (i diametri maggiori e minori dell’ellisse) e dell’arena interna 72 m x 46 m con i suoi stupendi quattro piani di altezza di 46 m. decorati in stile tuscanico ne facevano il secondo anfiteatro più grande dell’Impero Romano. La vera unicità nella bellezza della struttura erano le 80 arcate in travertino decorate nelle chiavi d’arco con 80 busti di divinità. Si stima che vi fossero un centinaio di piloni lignei per sostenere il “velarium”, una sorta di telo orizzontale che riparava il pubblico sia dal sole che dalla pioggia. I sotterranei caratterizzati da 10 corridoi: verticali, 3 orizzontali ed 1 ellittico. L’arena era provvista di un’ottantina di botole dalle quali venivano issati al contempo sia le belve che le prede con un elaborato sistema di carrucole azionate manualmente dagli schiavi addetti a tale funzione. Si stima che circa 300 schiavi fossero addetti al funzionamento dell’anfiteatro. Ma ciò che ferisce ed al contempo colpisce l’immaginazione del visitatore è certamente la spoliazione avvenuta in epoca medievale dell’anfiteatro. Infatti l’anfiteatro fu semidistrutto una prima volta dalle orde dei vandali di Genserico nel 456 d.C. ed una seconda volta dai Saraceni nell’840 d.C.; proprio per questa ragione se ne iniziò la spoliazione a partire dal IX sec. d. C. ad opera degli abitanti locali che gradualmente costruirono con i materiali di risulta dell’anfiteatro molte case della nuova Capua situata a circa 4 km. da Santa Maria Capua Vetere. La domanda che si pone il visitatore, dopo la visita del sito archeologico, nasce spontanea: “Come apparirebbe l’anfiteatro campano oggi senza la spoliazione medievale?”.
L’antica Capua merita una visita, insieme alle mastodontiche rovine dell’anfiteatro si può visitare il “mitreo” meglio preservato al mondo, l’annesso museo del gladiatore, il museo archeologico dell’antica Capua, la Basilica di Santa Maria Maggiore e nella vicina Capua lo straordinario Museo Campano, considerato il secondo museo archeologico più importante della Campania dopo il Museo archeologico nazionale di Napoli, che contiene le originalissime statue delle “mater matutae”.
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