Venticinque anni dall’attacco alle Torri Gemelle di New York: la memoria di un giorno che sconvolse il mondo
Alcuni giorni finiscono per segnare la storia, dividendo il tempo tra ciò che era prima e ciò che sarebbe venuto dopo. L’11 settembre 2001 è una di queste. A venticinque anni di distanza il ricordo dell’attacco terroristico che colpì gli Stati Uniti resta ancora vivo e indissolubilmente legato alle immagini delle Torri Gemelle avvolte dal fumo, alle persone in fuga per le strade di New York, alle sirene dei soccorritori e a quel senso di incredulità che, in poche ore, attraversò il mondo intero.
Quel mattino diciannove terroristi legati ad Al Qaeda dirottarono quattro aerei di linea. Due di questi vennero fatti schiantare contro le Torri Gemelle del World Trade Center di New York provocando il successivo crollo dei due grattacieli e la morte di migliaia di persone.
Il primo impatto, trasmesso in diretta dalle televisioni di tutto il mondo, sembrò inizialmente poter essere il risultato di un terribile incidente. Poi arrivò il secondo aereo. Le immagini mostrarono il velivolo dirigersi verso la seconda torre e colpirla. Fu allora che divenne evidente la natura dell’attacco.
Poco dopo un terzo aereo si schiantò contro il Pentagono mentre il quarto precipitò nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania. A bordo alcuni passeggeri tentarono di reagire ai dirottatori e impedire che l’aereo raggiungesse l’obiettivo previsto, probabilmente il Campidoglio o la Casa Bianca. La loro rivolta si concluse con lo schianto del velivolo ma impedì che la tragedia potesse assumere proporzioni ancora maggiori.
Il bilancio fu devastante: quasi 3.000 persone persero la vita e oltre 6.000 rimasero ferite. Tra le vittime vi furono cittadini di numerose nazionalità, lavoratori delle torri, passeggeri degli aerei, vigili del fuoco, poliziotti e soccorritori accorsi sul posto nel tentativo di salvare quante più persone possibile.
A rendere ancora più sconvolgente quella giornata furono le immagini che arrivarono dalle strade di Manhattan. Migliaia di persone cercavano una via di fuga mentre una gigantesca nube di polvere e detriti si riversava sulla città. I volti dei sopravvissuti, coperti di cenere, raccontavano lo smarrimento e la paura di chi aveva appena assistito a qualcosa che sembrava impossibile.
E poi ci furono le immagini delle persone intrappolate ai piani più alti delle torri, impossibilitate a raggiungere le uscite. Alcune di loro, di fronte a una situazione senza scampo, decisero di affidarsi a un gesto estremo lanciandosi nel vuoto nel tentativo di sfuggire alle fiamme.
Tra le testimonianze più dolorose di quella giornata restano anche le ultime telefonate effettuate dagli aerei dirottati e dagli edifici del World Trade Center. Messaggi e conversazioni con familiari e persone care nei quali, con una lucidità straziante, molti cercarono di lasciare un’ultima parola, un ultimo saluto, una dichiarazione d’amore.
Il crollo delle due torri rappresentò il momento più drammatico di una giornata già segnata dall’orrore. Prima una torre, poi l’altra si accartocciarono su se stesse, trasformando in pochi istanti uno dei simboli della città di New York in una gigantesca distesa di macerie.
Da quel momento il mondo non sarebbe più stato lo stesso.
L’attacco dell’11 settembre modificò profondamente gli equilibri internazionali e impose al centro dell’agenda politica mondiale la lotta al terrorismo di matrice jihadista. Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush, pochi giorni dopo gli attentati, annunciò l’avvio della cosiddetta “War on Terror”, dando inizio a una nuova fase della politica estera e militare americana.
Le conseguenze di quella giornata andarono ben oltre i confini degli Stati Uniti. Negli anni successivi il terrorismo internazionale avrebbe continuato a colpire in diverse parti del mondo, provocando altre migliaia di vittime innocenti e alimentando conflitti, paure e profonde trasformazioni geopolitiche.
A New York, intanto, iniziò un lungo lavoro di rimozione delle macerie. Le operazioni nell’area del World Trade Center terminarono nel maggio 2002. Al posto delle Torri Gemelle non venne riproposto semplicemente ciò che era stato distrutto: si decise di trasformare quel luogo in uno spazio della memoria.
Oggi, nell’area che ospitava il complesso del World Trade Center, il National September 11 Memorial & Museum conserva le tracce e le testimonianze di quella tragedia. È un luogo visitato ogni anno da migliaia di persone, dove la memoria delle vittime si intreccia con la necessità di comprendere una delle pagine più drammatiche della storia contemporanea.
A venticinque anni di distanza, l’11 settembre non è soltanto una ricorrenza. È il ricordo di quasi 3.000 vite spezzate e di migliaia di famiglie cambiate per sempre. È la memoria di chi quel giorno era al lavoro, viaggiava su un aereo, correva verso un luogo di soccorso o semplicemente guardava la televisione senza riuscire a credere a ciò che stava accadendo.
Ed è soprattutto il ricordo di una giornata che mostrò al mondo, con una violenza senza precedenti, quanto profondamente un singolo evento potesse cambiare il corso della storia.
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