Piano di Sorrento, l’Assunta di Mortora e gli angeli trafugati – FOTOGALLERY
Piano di Sorrento. A Mortora c’è una storia che merita di essere raccontata e, soprattutto, ricordata. È la storia dell’Assunta custodita nella chiesa di Santa Maria di Galatea, una pregevole statua lignea policroma che porta con sé quasi due secoli di arte, devozione e memoria. Ma è anche la storia di alcuni piccoli angeli che un tempo la circondavano e che oggi non ci sono più.
La statua dell’Assunta fu realizzata nel 1845 dallo scultore napoletano Raimondo Salzano, artista appartenente a una famiglia di scultori attivi nell’Ottocento e specializzati soprattutto nella realizzazione di opere devozionali destinate alle chiese del Mezzogiorno.
Salzano fu allievo di Francesco Citarelli, tra i principali esponenti della scultura napoletana dell’Ottocento. La produzione della famiglia Salzano si diffuse in diverse località del Sud Italia, lasciando testimonianze ancora oggi custodite nelle chiese e nelle confraternite della penisola sorrentina.
Tra le opere attribuite o documentate si ricordano, ad esempio, un Sant’Antonino del 1860, conservato nella Congrega dell’Immacolata a Meta, e alcune opere presenti nella chiesa di San Biagio a Sant’Agnello, tra cui il San Biagio e il Sant’Antonino attribuiti alla stessa bottega.
Osservando la statua di Mortora si rimane colpiti dalla particolare dinamica della figura.
La Vergine è rappresentata in piedi, sollevata su una nube, con un piede proteso in avanti, quasi nell’atto di elevarsi verso il cielo. Una mano sembra accompagnare questo movimento verso l’alto, mentre il volto, rivolto al cielo, restituisce un’immagine di intensa estasi.
La veste rossa e il manto, lavorati in modo da suggerire movimento, sembrano essere mossi da un soffio di vento. Il manto si apre e lascia emergere il volto della Vergine, mentre i capelli, finemente intagliati, contribuiscono a rendere ancora più viva la figura.
Un’opera nella quale la materia lignea sembra quasi perdere il proprio peso per trasformarsi in movimento e spiritualità.
Non è casuale, inoltre, la somiglianza individuata con un’immagine dell’Assunta legata alla pittura napoletana del Seicento. La composizione presenta infatti elementi riconducibili al dipinto dell’Assunta di Andrea Malinconico, datato intorno al 1670 e inserito nel prezioso cassettonato dorato della chiesa.
Un rapporto tra pittura e scultura che testimonia quanto, nella tradizione artistica napoletana, modelli e iconografie potessero attraversare i secoli e le diverse forme dell’arte sacra.
Ma c’è un particolare della statua che oggi manca e che racconta una pagina dolorosa della storia recente di questo patrimonio.
La nube sulla quale poggia l’Assunta era infatti circondata da cherubini, piccoli angeli scolpiti che accompagnavano la Vergine nella sua ascesa al cielo.
Non erano semplicemente elementi decorativi. Ognuno di loro era diverso dall’altro ed era rappresentato con le sembianze di un bambino, secondo una tradizione iconografica che vuole gli angeli accompagnare Maria nel momento della sua Assunzione.
Quei cherubini, però, oggi non sono più al loro posto.
Secondo quanto tramandato, furono trafugati durante i lavori di restauro successivi al terremoto del 1980. Da allora la statua che oggi possiamo ammirare appare inevitabilmente diversa da quella che per generazioni i fedeli di Mortora hanno conosciuto.
Eppure una testimonianza fotografica potrebbe restituirci almeno l’immagine di quella composizione originaria.
Durante una ricerca è stata infatti ritrovata una fotografia nella quale l’Assunta appare ancora completa dei suoi cherubini. Un documento prezioso, non soltanto dal punto di vista artistico, ma soprattutto per la memoria della comunità.
Quella fotografia ci permette di vedere oggi ciò che la statua ha perduto e rende ancora più forte la speranza che quei piccoli angeli possano, un giorno, essere ritrovati.
Il recupero di opere d’arte trafugate è spesso una corsa contro il tempo. Nel caso dei beni appartenenti al patrimonio religioso, però, non si tratta soltanto di recuperare oggetti di valore artistico: significa restituire a una comunità una parte della propria storia.
Per questo la speranza è che la documentazione esistente possa contribuire a riportare l’attenzione sui cherubini scomparsi dell’Assunta di Mortora e che, attraverso le ricerche degli enti preposti e degli organismi specializzati nella tutela del patrimonio culturale, possano emergere nuove informazioni utili al loro eventuale ritrovamento.
La storia dell’Assunta di Mortora, del resto, è già stata riconosciuta e raccontata in ambito storico-artistico. La scultura è infatti inserita nel volume di Francesco De Palo, “La fabrica dei Santi”, dedicato alla produzione della scultura devozionale.
Oggi la statua continua a essere un punto di riferimento per la comunità di Mortora. La Vergine è ancora lì, con il volto rivolto al cielo, sospesa sulla nube e avvolta nel suo manto.
Ma guardando attentamente quella nube si nota un’assenza.
Lì dove un tempo c’erano i piccoli cherubini oggi rimane uno spazio vuoto.
È uno spazio che racconta una perdita, ma anche una speranza: quella che gli angeli dell’Assunta possano tornare un giorno a casa e che la statua di Raimondo Salzano possa essere restituita alla sua immagine originaria.
Perché recuperare quegli angeli significherebbe restituire a Mortora non soltanto alcune sculture, ma un pezzo della propria memoria.
Iscriviti al gruppo Facebook di Posideo per non perdere nessun contenuto













