Piano di Sorrento, la riflessione di don Rito Maresca: «Dio non ti chiede perché sei caduto nel pozzo, ma viene a tirarti fuori»
Ci sono momenti nella vita in cui il dolore, le fragilità e gli errori rischiano di diventare una prigione dalla quale sembra impossibile uscire. Eppure, proprio quando ci si sente più soli e intrappolati, la fede invita a guardare oltre le circostanze della caduta, per riconoscere una presenza pronta a tendere la mano. È da questa immagine, semplice ma profondamente significativa, che prende spunto la riflessione di don Rito Maresca che, attraverso un post, offre uno spunto di meditazione sul significato della misericordia di Dio, sulla fragilità umana e sulla possibilità di ricominciare.
Al centro delle sue parole c’è il messaggio evangelico di un Dio che non giudica chi è caduto, non cerca colpevoli e non pretende spiegazioni prima di intervenire. Un Dio che, al contrario, si avvicina alle ferite di ciascuno e offre una possibilità di riscatto. Una riflessione che invita a interrogarsi sulle proprie fragilità e, soprattutto, sulla disponibilità ad accogliere quella mano tesa.
Don Rito scrive: «”Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?”. (Lc 14,5)
Ma perché è caduto nel pozzo? È caduto da solo o qualcuno lo ha spinto? È stato un incidente o se l’è cercata?
Di fronte a una caduta ci facciamo spesso mille domande, mentre, come dice Gesù, un padre va subito a tirare fuori il figlio dal pozzo.
Quale è il tuo pozzo? Non contare ora se ci sei caduto tu o se ti ci hanno buttato, se potevi evitarlo oppure no. Dio non fa questa domanda: manda il suo Figlio a liberarti. Il mistero della Pasqua, della fede cristiana, è che Dio scende nel tuo pozzo, puoi chiamarlo morte, peccato, dipendenza, debolezza, fragilità, e lui viene lì, sta lì sulla croce accanto a te. Non ti manda lui la croce, ma ha scelto la tua croce, perché tu che sei crocifisso, attaccato al tuo male, non sia solo.
La fede in Gesù non è una serie di cose da fare, non è la pratica di alcuni riti e regolamenti, ma la consapevolezza che il Signore viene a prenderti subito. La sua mano è già tesa: manca la tua, cioè che tu ti lasci tirare fuori.
Penso ad alcuni miei peccati, sempre gli stessi, quelli che giustifico come una compensazione dello stress e del resto dell’impegno quotidiano. Quello è un pozzo che in teoria non mi piace, perché è stretto, angusto e senza acqua, eppure ci ritorno. Il Signore scende anche lì, mi guarda con tenerezza e mi tende la mano, ma sono io che faccio finta di niente, come se non lo vedessi, come se non ascoltassi la sua voce che mi dice: vieni fuori, tu non sei il tuo pozzo, afferra la mia mano.
Oggi chiediti: “Quale è il tuo pozzo? E dove è quella mano che non vedo?”».
Una riflessione che va oltre il significato religioso e tocca una dimensione profondamente umana: quella della capacità di non identificarsi con i propri errori, di non lasciarsi definire dalle proprie cadute e di riconoscere che nessuna fragilità deve trasformarsi in una condanna definitiva. Il messaggio di don Rito è un invito a smettere di cercare continuamente le ragioni della propria sofferenza e ad avere il coraggio di accogliere un aiuto. Perché, nella prospettiva del Vangelo, la cosa più importante non è stabilire come si è finiti nel pozzo, ma trovare la forza di uscirne, affidandosi a una mano che non smette di essere tesa.
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