Piano di Sorrento, il Vangelo del giorno spiegato da don Rito Maresca: piccole risorse, grandi possibilità
Nel suo commento al brano odierno del Vangelo di Giovanni («C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?») don Rito Maresca, amministratore parrocchiale della Parrocchia di Mortora a Piano di Sorrento, offre una riflessione intensa e concreta sul tema della fiducia e dello sguardo con cui si affrontano le difficoltà della vita. Partendo dal racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci, il sacerdote invita a interrogarsi sul modo in cui ciascuno interpreta i limiti e le possibilità del quotidiano, mettendo in luce due atteggiamenti opposti: quello che chiude e quello che apre alla speranza.
Don Rito scrive: «Come ti guardi intorno?
Come ti guardi intorno?
Come affronti la vita?
Continuo a incontrare gente che mi dice: “non è possibile!”, amici e colleghi che fanno calcoli e mi dicono che non ce la possiamo fare. Nel Vangelo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, oltre al miracolo di Gesù, troviamo due atteggiamenti.
Filippo che dice: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Ed Andrea che aggiunge: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?»
Due sguardi: chi spegne e chi apre
Filippo ammazza l’idea di dare da mangiare a Gesù.
Andrea non è un ingenuo ottimista, ma va a cercare e, di fatto, trova qualcosa: non molto, ma qualcosa da cui partire.
Quanto abbiamo bisogno di gente come Andrea! Di uomini e discepoli che continuamente cercano nuove possibilità. Fin dall’inizio del Vangelo Andrea è un cercatore: con Giovanni era discepolo del Battista ed è il primo ad andare dietro Gesù, ma è anche il primo ad andare a chiamare suo fratello Pietro.
Il coraggio che mette insieme
Andrea, il cui nome significa “uomo coraggioso”, non va avanti presuntuosamente con arroganza — come da poco ha detto di alcuni uomini politici Papa Leone — ma cerca gli altri, cerca quello che gli altri potrebbero fare e come potrebbero contribuire.
Le persone come Filippo appesantiscono, smontano, fanno i conti e dicono che non si può fare… le persone come Andrea sono attente ai ragazzini con cinque pani e due pesci che possono cambiare il mondo.
E tu, oggi, dove puoi essere un po’ più Andrea, cioè attento alle piccole risorse e ai piccoli segni di bene che stanno già lì, davanti a te?».
Il messaggio che emerge da questa riflessione non riguarda semplicemente la dinamica evangelica del miracolo, ma il modo in cui l’uomo interpreta la realtà prima ancora di agire. C’è una forma di sguardo che si lascia bloccare dalla sproporzione tra i problemi e le risorse disponibili, fino a trasformare ogni situazione in un vicolo cieco. È uno sguardo che tende a ridurre tutto a calcolo, previsione, impossibilità.
All’opposto, esiste un atteggiamento che non nega la difficoltà, ma rifiuta di considerarla l’ultima parola. È la capacità di riconoscere ciò che è piccolo, fragile, apparentemente insufficiente, ma comunque reale. In questa prospettiva, ciò che conta non è l’abbondanza iniziale, ma la disponibilità a non scartare nulla, a non considerare inutile ciò che sembra minimo.
Il Vangelo, letto in questa chiave, non parla solo di un evento prodigioso, ma di un cambio di mentalità: la fiducia non nasce dall’assenza di problemi, ma dalla decisione di non lasciarsi definire da essi. È proprio quando si smette di guardare solo alla mancanza che diventa possibile riconoscere percorsi nuovi, spesso nascosti proprio dentro ciò che si tende a sottovalutare.
In fondo, la domanda che resta aperta non riguarda tanto ciò che manca, ma ciò che si è disposti a mettere in gioco e a riconoscere come possibile punto di partenza.
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