Piano di Sorrento, cessazione attività “Da Giovanni o’ Faticone”: irregolarità edilizie contestate al proprietario dell’immobile e non al gestore
Piano di Sorrento. Stop all’attività di somministrazione di alimenti e bevande esercitata in un locale di via Santa Margherita. Con la determinazione n. 1227 del 10 agosto 2026 il Comune di Piano di Sorrento ha disposto la cessazione dell’attività denominata “Da Giovanni o’ Faticone” e dichiarato la decadenza delle due SCIA presentate negli anni scorsi per l’esercizio e il suo successivo ampliamento. Alla base del provvedimento, la mancata regolarizzazione delle condizioni urbanistico-edilizie, igienico-sanitarie e di agibilità dei locali.
Un punto appare particolarmente rilevante nella ricostruzione contenuta nell’atto amministrativo: le opere edilizie contestate vengono ricondotte alla proprietà dell’immobile e non al gestore dell’attività di ristorazione. Il documento, infatti, distingue tra il titolare dell’attività commerciale, indicato con le iniziali G.G., e il proprietario dell’immobile, indicato come M.F.. Quest’ultimo, attraverso il proprio legale, aveva comunicato al Comune l’intenzione di demolire e ripristinare le opere oggetto di contestazione.
La vicenda nasce da una serie di verifiche effettuate dagli uffici comunali. Nel settembre 2024 l’Ufficio Tecnico aveva trasmesso una relazione di sopralluogo nella quale veniva segnalata, tra l’altro, la presenza di due condotti fumari in acciaio installati in assenza dei necessari titoli edilizi e paesaggistici. Successivamente era stata emessa un’ordinanza per la loro rimozione.
Gli accertamenti sono poi proseguiti. Alla fine del 2025 i Carabinieri della Stazione di Piano di Sorrento hanno trasmesso al Suap una relazione tecnica relativa agli accertamenti sullo stato dei luoghi, predisposta nell’ambito di un’indagine della Procura di Torre Annunziata. Secondo quanto riportato nel provvedimento comunale, dalla relazione emergeva un’alterazione dello stato dei luoghi ritenuta non conforme alla normativa edilizia e urbanistica.
Nel gennaio 2026, inoltre, un sopralluogo dell’Ufficio Tecnico aveva rilevato, nell’area destinata al ristorante, opere realizzate in assenza del necessario permesso di costruire, di un progetto preventivo e del deposito dei calcoli strutturali al Genio Civile, con un incremento della superficie utile dell’unità immobiliare.
È proprio su questo aspetto che il provvedimento consente di fare una distinzione importante. Il procedimento edilizio riguarda le opere e lo stato dell’immobile, mentre il provvedimento del Suap incide sull’attività commerciale perché questa, secondo il Comune, non può proseguire in un locale che non possiede i requisiti urbanistico-edilizi e di agibilità richiesti dalla legge.
Gli atti citati nella determinazione indicano il proprietario dell’immobile, M.F., come il soggetto che ha comunicato formalmente l’intenzione di procedere alla demolizione e al ripristino delle opere contestate. Il gestore dell’attività, G.G., aveva invece chiesto la sospensione del procedimento relativo alla propria attività commerciale proprio in considerazione della disponibilità manifestata dalla proprietà a regolarizzare lo stato dei luoghi.
Non si tratta, quindi, secondo la ricostruzione contenuta nell’atto comunale, di attribuire al gestore la realizzazione materiale degli interventi edilizi contestati. La cessazione dell’attività commerciale deriva invece dalla situazione urbanistico-edilizia dell’immobile nel quale l’attività viene esercitata.
Il Comune aveva già adottato, nel febbraio scorso, un provvedimento di sospensione dell’attività per tre mesi, con la possibilità di una proroga, in attesa del ripristino dello stato dei luoghi e della soluzione delle criticità rilevate. In quella fase erano state sospese anche le SCIA relative all’attività.
Parallelamente, l’Ufficio Tecnico aveva disposto l’annullamento d’ufficio di alcune pratiche edilizie richiamate nel procedimento, tra cui una CIL, una CILA postuma e una segnalazione certificata di agibilità.
Trascorso il periodo previsto, però, il Comune ha rilevato che lo stato dei luoghi non era stato ancora riportato alle condizioni di legittimità urbanistica, edilizia e igienico-sanitaria. L’unità risultava quindi ancora priva dei requisiti necessari e le SCIA commerciali rimanevano sospese.
Da qui la decisione definitiva: il Comune ha disposto la cessazione dell’attività di somministrazione, dichiarando contestualmente decadute e prive di efficacia le SCIA del 2021 e del 2023.
Il provvedimento è stato trasmesso, per gli adempimenti di competenza, anche alla Polizia Municipale, agli uffici comunali interessati, alla Stazione dei Carabinieri di Piano di Sorrento e alla Camera di Commercio di Napoli.
La vicenda amministrativa resta dunque legata soprattutto alla necessità di riportare l’immobile nelle condizioni di conformità richieste dalla normativa. Solo a fronte della regolarizzazione della situazione dell’immobile potranno essere valutati gli eventuali successivi passaggi relativi all’esercizio dell’attività commerciale.
Alla luce della ricostruzione contenuta nella determinazione comunale appare quindi netta la distinzione tra la posizione del gestore e quella della proprietà dell’immobile. Le opere edilizie contestate e le relative irregolarità risultano infatti ricondotte alla proprietà, mentre al gestore viene contestata esclusivamente la prosecuzione dell’attività in un locale privo dei requisiti richiesti. Il provvedimento, dunque, non attribuisce al gestore la realizzazione degli interventi edilizi irregolari, ma dispone la cessazione dell’attività commerciale in conseguenza della situazione urbanistico-edilizia dell’immobile.
Resta, al di là degli aspetti amministrativi, la vicinanza al gestore di “Da Giovanni o’ Faticone”, nella speranza che questa vicenda possa presto trovare una soluzione e che il suo lavoro possa ripartire. L’auspicio è di poterlo rivedere al più presto all’opera con la stessa passione e professionalità che hanno accompagnato la sua attività fino ad oggi.
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