Piano di Sorrento, al via la Novena di San Michele: «La nostra battaglia non è contro gli altri, ma per gli altri» – VIDEO
È iniziata oggi, nella Basilica di San Michele Arcangelo di Piano di Sorrento, la Novena in preparazione alla solennità del Santo Patrono. Una celebrazione partecipata e intensa, con la chiesa gremita di fedeli, ha segnato l’avvio dei giorni che condurranno alla festa di San Michele, accompagnati dalla preghiera, dai canti e dall’ascolto della Parola di Dio.
A guidare la riflessione è stato l’amministratore parrocchiale, don Antonino D’Esposito, che ha preso spunto dalla Lettera di San Paolo agli Efesini, nel capitolo sesto, dove la vita cristiana viene presentata attraverso l’immagine della battaglia.
Un’immagine particolarmente significativa proprio davanti alla statua di San Michele, tradizionalmente raffigurato come un guerriero con la spada e la bilancia. Ma, ha sottolineato don Antonino, non si tratta dell’immagine di un guerriero che si prepara a colpire: la spada di San Michele è alzata, come segno di una vittoria già conseguita sul male.
«San Michele è rappresentato come un guerriero», ha ricordato don Antonino, «con la bilancia della giustizia e la spada alzata in segno di vittoria». Un’immagine che diventa così un messaggio di fiducia e di speranza: il male non ha l’ultima parola.
Da qui la domanda centrale proposta durante l’omelia: quale battaglia è chiamato a combattere oggi il cristiano?
In un mondo attraversato da guerre, violenza e conflitti, la risposta di San Paolo assume un significato particolare. «La nostra guerra non è contro la carne e il sangue», ricorda l’Apostolo. Per don Antonino questo significa innanzitutto non trasformare mai l’altro in un nemico.
La battaglia cristiana, dunque, non può essere una guerra contro le persone. Al contrario, è una lotta spirituale contro ciò che genera divisione, odio, violenza e disumanizzazione.
Don Antonino ha richiamato anche alcuni episodi di violenza che coinvolgono sempre più spesso i giovani, sottolineando come dietro determinati comportamenti possano emergere forme profonde di disagio e difficoltà nel comunicare e nel vivere le relazioni.
In questo contesto la tentazione più pericolosa è quella di considerare l’altro come il male assoluto. Quando una persona viene demonizzata e disumanizzata, ha spiegato don Antonino, diventa più facile giustificare nei suoi confronti qualsiasi forma di violenza.
Un rischio che non riguarda soltanto i grandi conflitti internazionali ma può insinuarsi anche nella vita quotidiana: nelle famiglie, nei gruppi, nelle comunità, nei luoghi di lavoro. Anche lì può nascere la ricerca di un “capro espiatorio”, qualcuno sul quale riversare tutte le responsabilità e le negatività.
Uno dei passaggi più forti della riflessione è stato proprio l’invito a non confondere la battaglia spirituale con la lotta contro le persone.
«La nostra guerra non è contro la carne e il sangue», ha ribadito don Antonino, ricordando che neppure noi stessi possiamo diventare il nostro nemico.
Il ragionamento è stato esteso anche alle forme di sofferenza che possono portare una persona a rivolgere la violenza contro se stessa. La battaglia spirituale, allora, è anche imparare a riconoscere ciò che accade nel proprio cuore, senza trasformare il proprio disagio o le proprie fragilità in un conflitto contro gli altri o contro se stessi.
Da qui l’importanza del discernimento: imparare a riconoscere i pensieri, i sentimenti e le suggestioni che attraversano la propria interiorità.
Nel corso dell’omelia don Antonino ha richiamato anche l’esistenza di un “mondo sommerso” che caratterizza la società contemporanea, facendo riferimento alle possibilità offerte dalla rete e, in particolare, alle aree più oscure del web, dove possono circolare droga, armi e altri contenuti illegali.
Un’immagine utilizzata per attualizzare le parole di San Paolo sulle «potenze» contro cui il cristiano è chiamato a combattere.
Ma il punto, ha chiarito don Antonino, non è identificare delle persone come nemici. È piuttosto diventare consapevoli dell’esistenza del male e imparare a riconoscerne le dinamiche, soprattutto quando esse entrano nella vita quotidiana e nelle relazioni.
Per questo, ha sottolineato, occorre recuperare una vera dimensione della vita spirituale, imparando a “decifrare” ciò che accade dentro di noi.
L’inizio della Novena diventa così un’occasione per guardare alla figura di San Michele non soltanto come a quella del guerriero che sconfigge il male, ma come a un modello di una battaglia diversa: una battaglia che non cerca nemici da abbattere, ma il male da riconoscere e affrontare.
Il riferimento al Battesimo, quando il cristiano viene unto con l’olio dei catecumeni, è stato letto proprio in questa prospettiva: essere pronti al combattimento, ma a un combattimento spirituale nel quale la vittoria non consiste nel prevalere sull’altro.
«Quando combattiamo contro gli altri – ha spiegato don Antonino – abbiamo fatto il gioco del nemico».
La prospettiva proposta ai fedeli è invece radicalmente diversa: combattere per gli altri. Anche quando occorre affrontare i problemi, dire la verità, correggere e mettere in discussione ciò che non funziona, l’altro non deve mai diventare il nemico da distruggere.
È questo il messaggio consegnato alla comunità all’inizio della Novena: riconoscere la battaglia che si combatte anzitutto nel proprio cuore, perché solo affrontando quella dimensione interiore è possibile costruire relazioni più autentiche e una comunità capace di non rispondere al male con altro male.
Davanti a San Michele, con la sua spada alzata verso il cielo, la comunità di Piano di Sorrento ha così iniziato il cammino verso la solennità del Patrono. Un cammino fatto di preghiera, ma anche di una domanda concreta rivolta a ciascuno: non contro chi dobbiamo combattere, ma per chi siamo chiamati a combattere.
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