Marco Manzi, il valore silenzioso del lavoro quotidiano
Marco, in tanti ti hanno ricordato con le parole dello sport, con la voce di chi ti ha visto competere e lottare. Io voglio ricordarti con quelle più silenziose del lavoro di ogni giorno.
Ho avuto l’onore di conoscerti da collega, quando io ero ancora alle prime armi a Piano e tu portavi sulle spalle anni di esperienza maturata a Meta. Quante volte ti ho chiamato, quasi in punta di piedi, per chiederti una “dritta” sull’elettorale. E tu, ogni volta, rispondevi con quella pazienza e quella simpatia disarmante che facevano sembrare tutto più semplice. Non ti sei mai tirato indietro, non hai mai fatto pesare la differenza tra chi sa e chi ancora deve imparare.
Senza saperlo, mi hai insegnato che l’umiltà è la prima virtù di chi lavora davvero, e che chiedere aiuto a chi ha più esperienza di te non è una vergogna, ma è intelligenza e rispetto.
Eri della vecchia scuola, Marco — quella in cui i colleghi erano una seconda famiglia, in cui il sapere si condivideva con generosità ed in cui le matricole con umiltà chiedevano, in cui nessuno restava solo davanti a un problema. Una scuola ormai al tramonto, purtroppo. Ma tu ne eri uno degli esempi più belli.
Grazie di tutto. Buon viaggio.
Domenico Cinque
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