L’allarme di Rosario Lotito sul dopo-incendio: «Quando il fuoco si spegne, inizia una nuova emergenza»
Dopo gli incendi, la sfida della prevenzione: la Penisola Sorrentina non può abbassare la guardia
Gli incendi che hanno interessato in questi giorni le aree verdi della Penisola Sorrentina riportano al centro dell’attenzione una questione che va oltre l’emergenza delle fiamme. Quando un rogo viene domato, infatti, rimangono ferite sul territorio che possono manifestarsi anche a distanza di tempo, soprattutto in occasione di precipitazioni particolarmente intense.
A richiamare l’attenzione su questo aspetto è Rosario Lotito, Referente Europa Verde Penisola Sorrentina, che in un post pubblicato sui social affronta il tema delle conseguenze degli incendi e della necessità di intervenire sulla prevenzione e sulla manutenzione del territorio. Nel suo intervento vengono chiamati in causa anche gli strumenti di Protezione Civile, le aree percorse dal fuoco e l’utilizzo delle risorse derivanti dall’imposta di soggiorno: «LA NOSTRA TERRA BRUCIA. E QUANDO IL FUOCO SI SPEGNE, INIZIA UNA NUOVA EMERGENZA.
Le immagini di questi giorni fanno male.
Brucia la nostra terra, muore la fauna, va in fumo un patrimonio che appartiene a tutti noi.
Ma quando le fiamme si spengono, non può spegnersi l’attenzione.
Se un incendio può essere improvviso, la vulnerabilità di un territorio si conosce prima.
Con la vegetazione distrutta e gli apparati radicali danneggiati dal fuoco, la montagna perde parte della sua protezione naturale.
Di fronte a piogge intense e improvvise, può aumentare il rischio di erosione, ruscellamento, colate di fango e instabilità dei versanti.
E in un territorio come la Penisola Sorrentina, fatto di pendii, valloni, costoni e abitazioni spesso a valle dei versanti, questo è un problema che non possiamo ignorare.
Bisogna verificare valloni e impluvi, mantenere liberi i canali di deflusso e predisporre gli interventi necessari prima che arrivino le prossime piogge.
I Piani di Protezione Civile, il Catasto delle aree percorse dal fuoco e le ordinanze sono strumenti previsti dalla normativa e presenti, con atti e aggiornamenti, nei Comuni della Penisola.
Ma avere uno strumento sulla carta non basta. La vera domanda è: quanto vengono utilizzati concretamente questi strumenti di prevenzione sul territorio?
La Penisola vive di turismo e incassa milioni di euro attraverso l’imposta di soggiorno.
La legge consente di destinare queste risorse anche alla manutenzione, fruizione e recupero dei beni ambientali locali.
Ma quanto di ciò che incassiamo dal turismo torna concretamente a proteggere il territorio che rende possibile quel turismo?
Perché il problema non finisce quando si spengono le fiamme.
Anzi, da quel momento comincia una nuova fase di attenzione, controllo e prevenzione.
E qui la responsabilità delle amministrazioni diventa ancora più importante.
La Penisola Sorrentina non è fatta solo di alberghi e numeri.
È bosco, paesaggio, ossigeno e vita.
E quando il bosco brucia, non perdiamo soltanto alberi. Perdiamo una parte della protezione naturale del nostro territorio.
Non possiamo ricordarci della montagna soltanto quando fa fumo.
Dobbiamo custodirla quando è verde e proteggerla quando il fuoco si è spento».
Il punto sollevato dal post riguarda una delle questioni più delicate nella gestione del territorio: il periodo successivo a un incendio. L’attenzione pubblica tende naturalmente a concentrarsi sull’emergenza, sulle operazioni di spegnimento e sulla sicurezza delle persone. Ma un’area percorsa dalle fiamme rimane profondamente modificata e richiede una fase successiva di osservazione e intervento.
La perdita della copertura vegetale può infatti modificare il comportamento del terreno durante le precipitazioni. L’acqua, in assenza della vegetazione che contribuisce a rallentarne il deflusso e a trattenere il suolo, può favorire fenomeni erosivi e trasportare materiale verso valle. In una conformazione geografica caratterizzata da versanti ripidi, valloni e aree urbanizzate collocate anche ai piedi delle pendici, la gestione di queste situazioni assume quindi una particolare rilevanza.
Per questo motivo la prevenzione non dovrebbe essere considerata soltanto una risposta all’emergenza, ma un’attività continuativa. Sopralluoghi, monitoraggio delle zone interessate, verifica delle condizioni dei corsi d’acqua e dei sistemi di drenaggio e programmazione degli eventuali lavori diventano elementi importanti soprattutto in vista delle stagioni più piovose.
C’è poi il tema della pianificazione. I Comuni dispongono di strumenti che consentono di individuare i rischi e organizzare le risposte alle emergenze. La loro efficacia, tuttavia, dipende anche dalla capacità di trasformare le indicazioni contenute nei documenti in attività concrete: dalla manutenzione alla vigilanza, fino alla programmazione degli interventi nelle aree maggiormente esposte.
La riflessione apre anche un’altra questione, particolarmente significativa per la Penisola Sorrentina: il rapporto tra economia turistica e tutela del patrimonio naturale.
Il paesaggio rappresenta una delle principali risorse del territorio e costituisce, direttamente o indirettamente, parte dell’attrattività della Penisola. La salvaguardia delle aree verdi, dei sentieri, dei versanti e degli ambienti naturali non riguarda quindi soltanto la dimensione ambientale, ma anche quella economica e sociale.
Da qui nasce la necessità di interrogarsi sulla destinazione delle risorse disponibili e sulla capacità delle amministrazioni di programmare interventi che abbiano effetti concreti e duraturi. Il tema non è soltanto quanto viene speso, ma quali opere vengono realizzate, quali aree vengono monitorate e con quale continuità viene mantenuta la rete di prevenzione.
Dopo ogni incendio, dunque, il territorio presenta un doppio bisogno: ricostruire ciò che è stato danneggiato e ridurre le condizioni che potrebbero trasformare un successivo evento meteorologico in una nuova emergenza.
La stagione degli incendi non dovrebbe essere l’unico momento in cui si parla di montagne, boschi e versanti. La tutela del territorio richiede un’azione costante, fatta di manutenzione ordinaria, controlli e pianificazione. Ed è proprio nella distanza tra un’emergenza e l’altra che si misura la capacità di una comunità di prendersi cura del proprio patrimonio naturale.
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