Il Racconto del Lunedì del Professor Ciro Ferrigno: «Padre Simpliciano e le voci del mare»
Fino a una ventina di anni fa erano pochi quelli che, a Piano di Sorrento, conoscevano Padre Simpliciano della Natività. Per pochi intendo don Vincenzo Simeoli, Lorenzo Piras e Attilio Manzo. Un numero sparuto di persone, meno delle dita di una mano. Eppure Padre Simpliciano è stato un uomo immenso, ora Servo di Dio e candidato alla santità. Nel 2008 iniziai una ricerca sui personaggi illustri di Piano e tra questi il Padre, nato il 26 maggio 1827 e fondatore dell’Ordine delle Suore Francescane dei Sacri Cuori. Cercai fino a quando appresi della Casa Madre dell’Ordine ubicata a Capua e così un bel giorno con degli amici raggiunsi la città e bussai al portone di Santa Caterina, iniziando di fatto una collaborazione con le suore che non si è più fermata e che ha avuto sempre uno scopo ben definito: far conoscere al nostro popolo e a quello della penisola sorrentina la storia di santità di questo grande uomo.
Ma perché Padre Simpliciano era così poco conosciuto nel suo luogo natale? I motivi sono almeno due: dopo aver compiuto gli studi fino al diploma nautico, all’età di 17 anni andò via per entrare nell’Ordine dei Frati Minori Alcantarini; il giovane che all’anagrafe risultava come Aniello Francesco Saverio D’Esposito, proprio per essere accolto tra gli Alcantarini, particolarmente rigidi, dovette mutare il cognome, perché gli Esposito non erano ammessi e, per regio decreto diventò un Maresca. Cosa dire? Un giovane uomo che lascia il suo paese, entra in un rigido ordine monastico e cambia cognome, forse, col tempo, è destinato a essere dimenticato.
Aniello Francesco Saverio D’Esposito era nato in Via Cavone nel Comune di Piano, ma all’epoca la strada era parte della Parrocchia di Meta, ragion per cui fu battezzato al fonte della Madonna del Lauro. Conclusi gli studi nautici, mentre tutti i suoi compagni iniziavano la vita di mare, solcando gli oceani, il Nostro partiva per un’esperienza di vita così intensa che lo avrebbe portato fino alla gloria degli altari. Ma quale eredità gli ha lasciato il paese di origine, che ha potuto accompagnarlo per tutta la vita? Sappiamo bene che i primi anni sono formativi e ci sono parole, discorsi, esempi, suggestioni che faranno parte per sempre del ragazzo, anche quando diventerà un uomo. Aniello da bambino ebbe la fortuna di crescere in un ambiente contadino, sano e timorato di Dio, vivendo tra Villa Massa, dove il padre era colono e la Masseria di Canciello, dove vivevano i nonni. Quindi imparò l’amore per il lavoro, l’umiltà e certamente l’attaccamento alla bellezza del creato, in una zona sospesa tra cielo e mare, tra estesi agrumeti e magnifici uliveti. E poi il mare, quello della sua formazione scolastica, i principi della solidarietà, quella condivisione di una comune condizione di precarietà, la necessità di essere vicino a chi è in pericolo e chiede aiuto. Da un veliero che sta per affondare le grida di uomini che chiedono aiuto? Se diventano voci di giovani donne, sono quelle delle sventurate romane che dall’Ospedale della Consolazione chiedono al santo monaco di essere salvate dalla strada, dalla prostituzione e ricondotte a Dio.
Sono tutte voci del mare, quelle che il santo monaco ascolta negli anni del suo apostolato, dove all’azzurra distesa delle onde si sostituisce un’umanità sofferente, ragazze schiavizzate, come ai tempi delle razzie dei turchi, che bisogna riscattare e salvare, in nome di quella carità che diventa la sua stella polare e la ragione della sua esistenza. Da Villa Massa alla masseria dei nonni, dal Nautico alla Roma postunitaria corrotta e perversa, Padre Simpliciano naviga e semina salvezza, butta scialuppe e salvagenti ovunque intorno a sé. Forse oggi lo vedremmo a Cutro, al largo della costa libica, a Lampedusa e nelle periferie delle grandi città a racimolare anime da offrire a Dio, indifferente a quella voce che ancora risuona in modo burlesco: “Ecco il padre che vuole portare in paradiso tutte le cortigiane!” – E tutte quelle salvate dal suo amore, pronte a rispondere: si, eccolo!
Ciro Ferrigno
Il Racconto del Lunedì




