Il cimitero cittadino di Piano di Sorrento compie 150 anni: radici, memoria e devozione
Il cimitero cittadino di Piano di Sorrento
150 anni di radici, memoria e devozione (1876 – 2026)
Oggi la nostra città celebra un traguardo di grande valore collettivo: i 150 anni dal completamento del nucleo originario del nostro Cimitero Comunale, avvenuto nel 1876.
Centocinquanta anni fa si chiudeva il cantiere di un’opera fondamentale, nata non solo per rispondere alle necessità sanitarie e urbanistiche dell’epoca, ma per dare una casa eterna al ricordo dei nostri cari. Il cimitero, infatti, non è un luogo d’addio, ma il filo invisibile che unisce il passato al presente, legando le generazioni in un abbraccio di eterno rispetto.
Nel corso di questo secolo e mezzo, questo luogo sacro è diventato il custode silenzioso dell’eredità spirituale e della storia di chi ha costruito, pietra dopo pietra, la nostra comunità. Ogni pietra e ogni monumento ci ricordano da dove veniamo e ci affidano il compito di tramandare, con profonda devozione e gratitudine, la storia e l’identità di Piano di Sorrento.
Celebrare questo anniversario non significa soltanto guardare al passato, ma riconoscere il valore intramontabile delle nostre radici, che abbiamo il dovere di preservare, curare e consegnare alle future generazioni.
Perché una comunità vive finché vive la sua memoria.
Cammino storico
Il cimitero di Piano di Sorrento affonda le sue radici storiche nell’editto napoleonico di SaintCloud, emanato nel 1804 ed esteso al Regno d’Italia napoleonico nel 1806, che impose la costruzione dei luoghi di sepoltura fuori dalle mura cittadine per ragioni igienico-sanitarie e di uguaglianza sociale. Sebbene tale editto riguardasse il nord Italia, lo spirito e le regole igieniche di quella riforma rimodellarono rapidamente anche la mappa cimiteriale del Meridione.
Nel Regno di Napoli, governato prima da Giuseppe Bonaparte e poi da Gioacchino Murat, le norme sanitarie vennero applicate con determinazione, importando il modello francese che vietava progressivamente le antiche sepolture nelle cripte delle chiese e nelle terre parrocchiali per imporre cimiteri extraurbani.
Con la Restaurazione borbonica la riforma sanitaria non fu smantellata: al contrario, re Ferdinando I promulgò la legge dell’11 marzo 1817, ordinando tassativamente a ogni comune del Regno di edificare un camposanto pubblico fuori dal perimetro abitato. I tempi dettati dalla legge, inizialmente fissati al 1820, subirono tuttavia lunghe proroghe a causa delle diffuse difficoltà economiche delle amministrazioni locali e delle forti resistenze culturali dei cittadini, ancora legati alle antiche sepolture parrocchiali.
Il cimitero di Piano di Sorrento nacque dunque in questo preciso alveo normativo borbonico, superando non poche resistenze per sostituire le secolari tumulazioni fino ad allora ospitate negli ipogei della Basilica di San Michele Arcangelo e delle altre chiese locali.
Il Comune avviò la progettazione della struttura cimiteriale solo intorno al 1869, individuando per la realizzazione dell’opera un’area extra-urbana appartenente al Conservatorio di Santa Maria della Misericordia. Il progetto ottenne la dichiarazione di pubblica utilità con un decreto regio nel 1872, che diede ufficialmente il via alle procedure di esproprio dei terreni.
I lavori di costruzione iniziarono nell’ottobre del 1873 e si protrassero per tre anni, impegnando il Comune in importanti spese per lo scavo del terreno e l’edificazione delle prime mura di cinta. Nel 1876, la struttura assunse il suo volto definitivo grazie all’approvazione del progetto esecutivo la cui realizzazione permise di completare l’ingresso monumentale a semicerchio e, poco dopo, di programmare la costruzione della cappella circolare, della stanza del custode e dell’ossario comune, tutte opere che sono rimaste immutate sino ai nostri giorni. A testimonianza del completamento di questa prima veste essenziale del cimitero, fu impressa la data del 1876 sullo zoccolo di battuta del cancello, posto proprio all’ingresso del complesso che tuttora è in situ e ben visibile.
La crescita della comunità portò ben presto all’esaurimento dei primi spazi disponibili nei campi di sepoltura, tanto che nel dicembre del 1884 il Comune emanò un avviso pubblico per l’esumazione e il trasferimento dei primi centocinquanta defunti nell’ossario comune, una struttura sorta per garantire una degna sepoltura anche a chi non poteva permettersi una nicchia privata.
Nel corso del secolo scorso il cimitero è stato progressivamente oggetto di più ampliamenti per rispondere alle nuove e crescenti necessità della cittadinanza, fino a raggiungere la configurazione attuale con l’ultimo intervento che ha visto di recente la realizzazione di una nuova area interamente dedicata ai loculi. Eppure, nonostante i vari ampliamenti e le necessarie trasformazioni che il complesso cimiteriale ha avuto nel tempo, gli elementi architettonici più significativi e identitari – come l’ingresso, il viale centrale, il cappellone e l’ossario – hanno mantenuto intatti la forma e lo spirito impressi in quegli anni lontani.
I Monumenti della nostra memoria
Il Cimitero Comunale non è solo un luogo di riposo, ma un vero e proprio museo a cielo aperto della nostra identità collettiva. Camminando tra i suoi viali, si scorgono monumenti e lapidi che riflettono quell’identità e quella pietà popolare così radicate nella nostra cultura. Qui riposano le donne e gli uomini che hanno edificato la nostra comunità: artigiani, professionisti, madri, padri e concittadini illustri che hanno dato prestigio alla nostra città e le cui vite continuano a parlare al cuore di tutti noi.
Tomba Monumento a Mons. Michele Massa
Nato a Piano di Sorrento nel 1888, Mons. Michele Massa è stato un sacerdote che ha incarnato i valori più alti del coraggio e della pietà cristiana. Nel 1915, in piena Grande Guerra, partì per il fronte del Carso come tenente cappellano della III Armata.
Al termine del conflitto, dopo il 1918, scelse di non tornare nella sua terra e di restare al servizio dell’Ordinariato Militare. Si dedicò a una missione di profonda umanità: guidò personalmente le squadre incaricate di recuperare e identificare i corpi dei soldati caduti sul Monte Grappa, nel Cadore e sul Piave, assicurando a ciascuno di essi una degna e cristiana sepoltura. Per il suo straordinario impegno, dal 1931 al 1953 divenne il primo cappellano militare del celebre Sacrario di Redipuglia, dove ancora oggi una targa all’ingresso della cappella ne onora il ricordo.
Dopo aver terminato il suo storico e instancabile servizio a Redipuglia nel 1953, fece ritorno nella sua amata città natale, dove si spense il 19 giugno 1957.
Oggi le sue spoglie riposano nel cimitero cittadino, all’interno di un monumento funebre edificato dal Comune per onorarne permanentemente la memoria.
A perenne testimonianza del legame indissolubile con il suo paese natio, l’amministrazione di Piano di Sorrento gli ha inoltre intitolato un plesso di scuola secondaria di primo grado e, nel 2018, a cento anni dalla fine della Grande Guerra, gli ha dedicato una lapide commemorativa in Piazza Cota, significativamente posizionata accanto al monumento ai caduti.
Il Monumento ai Caduti in Mare
Piano di Sorrento lega da sempre il proprio destino alle acque del Mediterraneo. Dalla Marina di Cassano, sin dal Seicento, prendevano il largo i grandi velieri commerciali, guidati da marinai formatisi in una delle prime scuole nautiche della zona. Nei secoli, la vita dell’intera comunità è ruotata attorno alla pesca, ai cantieri e ai lunghi viaggi.
Questo monumento nasce per custodire il ricordo di chi, da quei viaggi, non ha mai fatto ritorno. È un omaggio solenne e collettivo che appartiene intimamente a ogni famiglia di naviganti della nostra terra, un tributo di amore e memoria da parte di una comunità che è nata e cresciuta sull’acqua.
La Lapide per le Vittime di Balvano
Il 3 marzo 1944, nel pieno dramma della Seconda guerra mondiale, si consumò quello che oggi è ricordato come il più grave disastro ferroviario della storia italiana. Un treno merci, sul quale viaggiavano centinaia di passeggeri stipati in cerca di generi alimentari di sussistenza, si bloccò all’interno della galleria delle Armi, in Basilicata, dove le esalazioni del carbone soffocarono centinaia di persone.
Tra le oltre seicento vittime stimate di quella tragedia, la penisola sorrentina pagò un tributo di otto vite, quattro delle quali appartenevano a figli di Piano di Sorrento: Antonino Gargiulo, Salvatore Gargiulo, Pasquale Ioviero e Mario Russo, di soli 21 anni.
A imperitura memoria di questo tragico evento e per riabbracciare idealmente i propri concittadini scomparsi, nel 2005 il Comune ha posto all’interno del Cimitero una toccante lapide in cristallo.
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