Delitto di Antonella Di Veroli, sfuma l’ultima speranza di giustizia? L’analisi dell’avvocato di Sorrento Luigi Alfano, criminologo forense
Delitto di Antonella Di Veroli, sfuma l’ultima speranza di giustizia?. E’ questo l’argomento al centro di una recente puntata del programma “Psiche Criminale”, in onda su Cusano TV, con la partecipazione dell’avvocato e criminologo forense Luigi Alfano, originario di Sorrento e figura di spicco nel panorama investigativo italiano, cassazionista del foro di Nocera Inferiore, consulente del Tribunale di Torre Annunziata e perito della Procura di Napoli.
Si allontana, forse definitivamente, la possibilità di dare un nome all’assassino di Antonella Di Veroli, la commercialista romana di 47 anni trovata morta nell’aprile del 1994 nel suo appartamento di via Federico De Roberto, nel quartiere Talenti. A oltre trent’anni da uno dei casi irrisolti più inquietanti della cronaca nera italiana, la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione della più recente inchiesta, riaperta nel 2025 grazie ai progressi delle moderne tecniche investigative e alla tenacia della famiglia della vittima.
Il cosiddetto “delitto dell’armadio” continua così a restare senza un colpevole. Il corpo di Antonella Di Veroli fu rinvenuto nascosto all’interno dell’armadio della sua camera da letto, con le ante sigillate dal silicone. Una scena che sconvolse l’opinione pubblica e che, ancora oggi, rappresenta uno dei più complessi cold case italiani.
La riapertura del fascicolo aveva riacceso le speranze. I carabinieri del Nucleo Investigativo, su delega della Procura, avevano sottoposto a nuovi accertamenti alcuni reperti sequestrati all’epoca del delitto, tra cui bossoli, un’ogiva e un’impronta rilevata sull’anta dell’armadio, nella convinzione che le tecnologie forensi oggi disponibili potessero offrire risposte impossibili da ottenere negli anni Novanta. Tuttavia, gli esami non avrebbero prodotto elementi sufficienti a individuare un responsabile o a sostenere un eventuale processo.
Ad accompagnare questa nuova battuta d’arresto c’è il dolore della famiglia, che per oltre tre decenni non ha mai smesso di chiedere verità. Carla Di Veroli, sorella della vittima, ha scelto di non opporsi alla richiesta di archiviazione, riconoscendo con amarezza che il tempo trascorso ha inevitabilmente indebolito la possibilità di arrivare a una svolta investigativa. Un gesto che non equivale a una resa morale, ma alla presa d’atto delle difficoltà ormai quasi insormontabili che il trascorrere degli anni ha imposto all’inchiesta.
La vicenda giudiziaria di Antonella Di Veroli è stata caratterizzata da processi, assoluzioni e numerosi interrogativi rimasti senza risposta. Nel tempo sono emerse diverse ipotesi investigative, ma nessuna è riuscita a superare il vaglio probatorio necessario per individuare con certezza il responsabile dell’omicidio. La riapertura delle indagini aveva rappresentato l’ultima concreta occasione per riesaminare i reperti con strumenti scientifici più avanzati, alimentando la speranza che la tecnologia potesse colmare le lacune investigative del passato.
Ora, con la richiesta di archiviazione, il rischio è che il caso torni definitivamente tra i fascicoli irrisolti della giustizia italiana. Resta però una domanda destinata probabilmente a non trovare risposta: chi ha ucciso Antonella Di Veroli e perché?
Per i familiari, il peso di oltre trent’anni di attesa resta immutato. Per la giustizia italiana, quello di Antonella Di Veroli continua a essere uno dei cold case più dolorosi e simbolici, un delitto che, almeno allo stato attuale delle indagini, sembra destinato a rimanere senza un colpevole.
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