Il caso Giovanna Bifulco Accardi: ora parli la famiglia. L’intervista che tutti aspettano
San Giuseppe Vesuviano – Per ventidue anni il nome di Giovanna Bifulco Accardi è rimasto intrappolato dentro i faldoni di un tribunale. Abbiamo letto di autopsie, perizie contrapposte, udienze alla Procura di Nola e strategie dello Studio Maior. Abbiamo catalogato questa tragedia sotto le etichette fredde della malasanità e della malagiustizia. Ma dietro quell’infinito elenco di carte c’è una ferita aperta che sanguina dal 2004. Ci sono i suoi fratelli. Gli unici rimasti a portare il peso di un dolore indicibile. E chi li incrocia per le strade di San Giuseppe Vesuviano lo sa bene: nei loro occhi si riflettono, intatti e profondi, gli stessi occhi azzurri di Giovanna.
CRONISTORIA DI UNA TRAGEDIA E DELLA BEFFA GIUDIZIARIA
31 Gennaio – 3 Febbraio 2004: L’abbandono e la diagnosi al telefono Tutto inizia in tre giorni di puro incubo. Giovanna viene colpita da febbre alta, vomito, diarrea e gravi crisi respiratorie. La famiglia per telefono, chiama nei giorni più medici: il medico di base, la Guardia Medica di San Giuseppe Vesuviano, quella di Terzigno, il medico della mutua. La risposta? Nessuno si reca sul posto per una visita. La terapia viene dettata a distanza: sei fiale intramuscolari a forti dosaggi, prescritte per telefono e riscritte poi successivamente a distanza dalla Guardia medica di San Giuseppe Vesuviano e dalla Guardia Medica di Terzigno e poi un altro giorno la riprescrive il medico di base senza mai visitare la paziente. Giovanna viene lasciata sola in casa, senza monitoraggio, convinta di essere curata. Invece, stava morendo. 3 Febbraio 2004: Il responso dell’autopsia e il dolore nel dolore L’esame autoptico squarcia il velo del silenzio. Il quadro clinico era drammatico e gravemente compromesso già ventiquattro ore prima delle prescrizioni telefoniche. Per i fratelli è un colpo al cuore: scoprono che Giovanna poteva essere salvata. Sarebbe bastato che un solo medico si fosse scomodato per una visita domiciliare, per formulare una diagnosi reale invece di una cura al buio. Alla devastazione della perdita si aggiunge il tormento del rimorso indotto: una consapevolezza atroce con cui la famiglia convive da oltre due decenni. Dal 2004 al 2025: Il muro di gomma dei processi Nonostante la chiarezza dell’autopsia, la vicenda imbocca i binari della beffa giudiziaria. Una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) disposta dalla Procura di Nola ribalta lo scenario, parlando di “morte improvvisa, imprevedibile, una fatalità”. Una contraddizione logica insanabile rispetto a un’agonia durata giorni, che per ventidue anni ha blindato i processi dietro la formula più amara: “gravissime omissioni, ma imputati assolti”. 5 Febbraio 2025: La svolta dello Studio Maior Il muro del silenzio vacilla quando lo Studio Associati Avvocati Maior – con i legali Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino, Filippo Castaldo e il dottor Marcello Lorello Medico Legale – deposita un’istanza di riapertura delle indagini. L’accusa è pesante: quella CTU viene definita ideologicamente falsa, confusa e in palese contrasto con l’autopsia. Da qui, la frase che sta già segnando questa battaglia: “Una Giustizia ritardata è una Giustizia negata. Una perizia falsa è una Giustizia tradita.”
LA DOMANDA CHE TUTTI ASPETTANO
Oggi, l’opinione pubblica di San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Sant’Agnello e dell’Italia intera non si chiede più soltanto cosa sia successo in quei giorni del 2004. La vera domanda, quella che tutti si pongono, è un’altra: quando i fratelli di Giovanna decideranno di rompere il silenzio davanti alle telecamere? Quando racconteranno, con la propria voce, questa immane tragedia? La loro storia ha superato i confini privati: è diventata la storia di chiunque si sia fidato di un medico, di chiunque abbia aspettato una cura che non è mai arrivata. Il Paese aspetta di guardare in faccia quei testimoni, di ascoltare cosa significhi subire la beffa di una perizia che parla di “fatalità” quando si ha la certezza che la propria sorella si sarebbe potuta salvare. Solo quando la famiglia prenderà la parola, mostrando al mondo quegli occhi che sono gli occhi di Giovanna, questa pagina buia e troppo a lungo mimetizzata potrà finalmente trovare il suo riscatto. L’Italia è pronta ad ascoltarli. Per Giovanna, e per la verità che le è dovuta.





