Giustizia per Giovanna Bifulco Accardi: per tre giorni hanno fatto credere alla famiglia che fosse in cura ma in realtà stava morendo
Giovanna Bifulco Accardi aveva 40 anni. Viveva a San Giuseppe Vesuviano. Era una donna sana.
Il 31 gennaio 2004 inizia ad accusare febbre alta, vomito, diarrea, difficoltà respiratorie. La Famiglia Bifulco Accardi si rivolge ai medici e alle Guardie Mediche.
Chiama il medico di base.
Interviene la Guardia Medica di San Giuseppe Vesuviano.
Interviene la Guardia Medica di Terzigno.
Interviene il medico della mutua.
Più medici chiamati. Non uno.
Cosa è successo quando la famiglia si è rivolta a loro? La pigrizia di dare assistenza sanitaria adeguata. La leggerezza e la superficialità dimostrate dal comportamento dei sanitari, senza prudenza, senza diagnosi eseguita, ignari delle condizioni, pur di non scomodarsi.
LA COSA DRAMMATICA
Questa è la cosa drammatica e gravissima che i sanitari hanno commesso: hanno dato la cura per telefono e poi l’hanno riscritta a distanza più volte, 6 fiale per tre giorni mattina e sera a forti dosaggi intramuscolari, senza mai aver eseguito una diagnosi, ignari delle condizioni reali di Giovanna.
Una cura data per telefono. Riscritta a distanza più volte. Senza mai visitarla. Senza mai sapere cosa avesse.
Giovanna è stata lasciata in casa, in cura senza precauzioni e senza monitoraggio. Per tre giorni, abbandonata.
E alla famiglia è stato fatto credere che stava in cura. Le è stato detto di aspettare, che dovesse fare tutta la cura perché facesse effetto. Una famiglia ingannata, che aspettava fiduciosa, mentre quella cura, nel modo più atroce, la conduceva alla morte.
LE DUE VERITÀ INCOMPATIBILI
L’esame autoptico del 2004 dice: quadro drammatico pregresso da almeno 24 ore. Il quadro clinico era già gravemente compromesso, allarmante, preoccupante, già 24 ore prima delle prescrizioni telefoniche e a distanza.
Le consulenze successive dicono: morte improvvisa, imprevedibile, fatalità.
Come può un corpo in agonia da 24 ore morire all’improvviso?
IL LAVORO DELLO STUDIO MAIOR – LA SVOLTA
Dopo 22 anni, la famiglia ha affidato tutto allo Studio Associati Avvocati Maior – Avv. Pierlorenzo Catalano, Avv. Michele Francesco Sorrentino, Avv. Filippo Castaldo, Dott. Marcello Lorello, Medico Legale.
Lo Studio ha dovuto visionare tutti i gradi, tutto il fascicolo, tutti i processi giuridici definiti Malasanità e Malagiustizia.
E lì, secondo quanto contestato formalmente dallo Studio nell’istanza depositata il 5 febbraio 2025 alla Procura di Nola, hanno trovato una CTU disposta d’ufficio dalla Procura di Nola – Napoli che sarebbe ideologicamente falsa, contraddittoria e confusa, perché non rispetta l’esame autoptico.
È su questa contraddizione che si sono retti 22 anni di “gravissime omissioni, ma assolti”.
Con queste parole lo Studio Associati Avvocati Maior ha chiesto la riapertura immediata delle indagini:
“Una Giustizia ritardata è una Giustizia negata. Una perizia falsa è una Giustizia tradita.”
Questa è una gravissima tragedia. Una bruttissima pagina che per lungo tempo si è cercato di mimetizzare e nascondere.
Oggi San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Sant’Agnello, l’Italia intera con il fiato sospeso chiede e attende Giustizia.
Per Giovanna.
*Giovanna Bifulco Accardi, 40 anni, lo meritava. Più medici chiamati. Zero visite. Una cura data per telefono e riscritta più volte a distanza, senza diagnosi. Tre giorni abbandonata a casa a credere di essere in cura.





