Nuovo Piano spiagge a Meta, Rosario Lotito solleva interrogativi su concorrenza e accessibilità
Il nuovo Piano Attuativo di Utilizzazione delle Aree del Demanio marittimo approvato dal Consiglio comunale di Meta apre il dibattito sul futuro del litorale cittadino. Dopo il via libera unanime all’atto, Rosario Lotito (referente di Europa Verde Penisola Sorrentina) interviene sulla pianificazione delle spiagge riconoscendo l’importanza del percorso concluso dall’Amministrazione ma ponendo una serie di questioni sulle scelte che accompagneranno la futura gestione delle aree demaniali.
Nel suo intervento Lotito concentra l’attenzione sulla quota destinata alla fruizione pubblica, sulla riduzione del numero delle aree da affidare in concessione e sulle modalità con cui, nelle successive procedure, sarà possibile garantire un mercato aperto e opportunità anche per le realtà imprenditoriali di dimensioni minori.
Lotito scrive: «NUOVO PIANO SPIAGGE A META: UN PASSO AVANTI PER IL PUBBLICO, MA ORA SERVONO RISPOSTE SU CONCORRENZA, ACCESSIBILITÀ E TERRITORIO…
Il Comune di Meta ha approvato all’unanimità in Consiglio Comunale il nuovo PAD – Piano Attuativo di Utilizzazione delle Aree del Demanio marittimo.
Va dato atto all’Amministrazione di aver portato a compimento un percorso importante e di essersi adeguata al nuovo quadro regionale.
Ma proprio perché parliamo di un bene pubblico come il demanio marittimo, credo sia necessario andare oltre i comunicati e porre alcune domande.
Il nuovo Piano individua 5.526 metri quadrati destinati a spiagge libere o libere attrezzate, su una superficie complessiva di demanio marittimo di circa 18.421 metri quadrati.
È un dato positivo e rappresenta un passo avanti per i cittadini.
Ma occorre essere precisi: il 30% non è una percentuale scelta autonomamente dal Comune di Meta, bensì la quota minima prevista dal PUAD della Regione Campania.
E allora una domanda è doverosa:
se il 30% rappresenta il minimo previsto dalla Regione, perché fermarsi esattamente a quella soglia?
Se le caratteristiche del territorio e le superfici effettivamente utilizzabili ai fini della balneazione lo consentono, perché non valutare una quota superiore, ad esempio il 40% o il 45%, di libera fruizione?
Non sto dicendo che il Comune abbia violato una norma. Al contrario: il 30% è conforme alla prescrizione regionale.
Sto chiedendo se, nella pianificazione di un bene pubblico così importante, il rispetto del minimo debba essere considerato il punto di arrivo oppure il punto di partenza.
Il nuovo PAD riduce le aree destinabili agli operatori dagli attuali 19 lotti a 8, con singole aree che possono arrivare fino a 4.500 metri quadrati.
Nel dettaglio, il Piano prevede 3 concessioni ad Alimuri, 2 alla Marina di Meta e 3 nell’area del Purgatorio.
Alla Marina di Meta, in particolare, le due concessioni previste occupano complessivamente 8.426 metri quadrati.
È una scelta che può avere una sua logica di razionalizzazione del litorale.
Ma proprio questa scelta apre una questione che, secondo me, non può essere ignorata:
perché 8 lotti e non un numero maggiore?
Quali criteri tecnici, economici e di interesse pubblico hanno portato a questa scelta?
È stata valutata anche l’ipotesi di una suddivisione in un numero maggiore di aree, proprio per favorire una maggiore pluralità di operatori e consentire anche alle piccole e medie imprese locali di partecipare alle future procedure?
Saranno previsti strumenti che consentano anche a imprese di dimensioni più contenute, eventualmente attraverso raggruppamenti e forme di aggregazione, di competere realmente?
E soprattutto:
saranno previste garanzie per evitare che più lotti possano finire, direttamente o indirettamente, nelle mani dello stesso soggetto o di soggetti tra loro collegati?
Non stiamo dicendo che questo accadrà.
Stiamo chiedendo quali strumenti saranno adottati per evitare che possa accadere.
Il PAD stabilisce la pianificazione delle aree. Ma saranno le successive procedure di affidamento a determinare concretamente chi potrà partecipare, a quali condizioni e con quali garanzie di concorrenza.
Per questo continueremo a vigilare.
Non contro gli operatori.
Non contro le imprese.
Ma a favore di una gestione del demanio che tenga insieme diritto al mare, libera fruizione, tutela del territorio, concorrenza e opportunità per il tessuto imprenditoriale locale.
Meta poteva fare di più?
E se la risposta è sì, perché non lo ha fatto?
Non sono polemiche.
Sono domande che riguardano il futuro del nostro litorale e la gestione di un bene che appartiene alla collettività.
Perché il mare è di tutti e il demanio non è una proprietà privata: è un bene pubblico che deve essere amministrato nell’interesse della collettività».
L’approvazione del PAD rappresenta un passaggio amministrativo significativo ma non esaurisce il percorso relativo al futuro delle spiagge di Meta. La pianificazione stabilisce infatti il quadro entro il quale dovranno muoversi le successive decisioni, mentre la fase degli affidamenti sarà quella nella quale si definiranno concretamente le condizioni di accesso alle concessioni.
Il tema sollevato da Lotito riguarda, quindi, anche il modello economico che il territorio intende costruire attorno al proprio litorale. Da un lato c’è l’esigenza di garantire servizi e una gestione organizzata delle aree; dall’altro resta centrale la necessità di assicurare spazi realmente fruibili dai residenti e dai visitatori senza che l’accesso al mare diventi sempre più condizionato dalla presenza di attività a pagamento.
Un altro aspetto riguarda la struttura delle future gare. La dimensione delle aree e il numero degli affidamenti potranno incidere sul tipo di partecipazione alle procedure determinando se il sistema sarà maggiormente aperto a una pluralità di imprese oppure orientato verso operatori capaci di sostenere investimenti più consistenti.
Sono questioni che riguardano non soltanto Meta ma più in generale il futuro delle località costiere della Penisola Sorrentina. La gestione del demanio marittimo è destinata a rimanere uno dei temi centrali del dibattito pubblico, soprattutto alla luce delle trasformazioni normative e delle future procedure per l’assegnazione delle concessioni.
Il confronto aperto dal nuovo Piano, dunque, sembra destinato a proseguire anche dopo il voto del Consiglio comunale. Le prossime scelte dell’Amministrazione e le modalità con cui saranno definite le procedure di affidamento contribuiranno a chiarire quale equilibrio verrà individuato tra fruizione pubblica, attività economiche e tutela del litorale.
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