Vico Equense, 45 minuti per un’ambulanza. Rosario Lotito: «La sanità d’emergenza non può essere una questione di fortuna»
Vico Equense. Un’ambulanza arrivata dopo circa 45 minuti, un medico della Guardia Medica intervenuto dopo le sollecitazioni dei presenti e un mezzo demedicalizzato. È il quadro descritto da Rosario Lotito, rappresentante territoriale di Europa Verde, in riferimento a un episodio avvenuto in questo caldo agosto a Massaquano, dove una donna era stata colpita da un grave malore mentre si trovava in un ristorante.
Un caso che, se confermato nei tempi e nelle modalità raccontate, riporta con forza al centro della discussione politica una questione che a Vico Equense si trascina da anni: l’organizzazione della sanità d’emergenza e la capacità del territorio di garantire soccorsi tempestivi.
Lotito affida a un lungo post una dura presa di posizione, puntando il dito contro le carenze che, a suo giudizio, caratterizzano la rete dei soccorsi e rilanciando anche la questione dell’assenza di un Pronto Soccorso a Vico Equense. Una denuncia che chiama direttamente in causa le istituzioni sanitarie e politiche e che inevitabilmente alimenta il confronto in città.
Rosario Lotito scrive: «45 MINUTI PER UN’AMBULANZA. A VICO EQUENSE LA SANITÀ D’EMERGENZA NON PUÒ ESSERE UNA QUESTIONE DI FORTUNA
Quarantacinque minuti, è questo il tempo che, ad agosto, sarebbe stato necessario perché arrivassero i soccorsi a una donna colpita da un grave malore mentre si trovava in un ristorante a Massaquano.
Una persona perde conoscenza, cade a terra. Chi è presente chiama immediatamente il 118: sono le 00.05.
Ma la risposta lascia senza parole: a Vico Equense non ci sono ambulanze disponibili e il mezzo deve arrivare da Castellammare di Stabia.
Nel frattempo, una donna è a terra e nessuno sa quanto sia grave la situazione.
Viene contattata la Guardia Medica di Moiano, che si trova molto più vicino. Ma anche qui la risposta iniziale sembra essere quella di un sistema che, davanti all’emergenza, finisce per perdersi nelle proprie procedure.
Quando viene chiesto se la donna sia cosciente, la risposta è affermativa perché la paziente, nel frattempo, ha dato qualche segnale di ripresa. Da lì la decisione di attendere l’ambulanza.
Dopo le insistenze dei presenti, il medico decide comunque di raggiungere il ristorante.
Il paradosso è che da Moiano a Massaquano occorrono pochi minuti, eppure il medico impiega circa quaranta minuti per arrivare, praticamente insieme all’ambulanza proveniente da Castellammare.
E qui emerge un’altra questione gravissima: l’ambulanza arrivata era demedicalizzata, quindi a bordo non c’era un medico.
Fortunatamente la donna si è parzialmente ripresa.
Ma dobbiamo davvero aspettare che qualcuno non ce la faccia prima di ammettere che qualcosa non funziona?
Perché a Vico Equense il problema non riguarda soltanto le ambulanze.
Da anni Vico Equense è priva di un Pronto Soccorso.
Parliamo di uno dei territori più estesi della città Metropolitana, caratterizzato da una conformazione geografica complessa e da decine di frazioni, che da anni non dispone di un presidio ospedaliero dotato di Pronto Soccorso.
E allora la domanda è inevitabile: quanto ancora dovranno aspettare i cittadini?
Da anni si parla di potenziamento della rete dell’emergenza, di nuovi mezzi e di una presenza stabile dell’ambulanza a Moiano, annunciata per settembre.
Ma un’emergenza non conosce i tempi della politica, non aspetta le scadenze amministrative e soprattutto non può vivere di promesse.
Se quella notte la situazione fosse stata ancora più grave, avremmo avuto una risposta adeguata e tempestiva?
Questa è la domanda alla quale qualcuno deve dare una risposta.
Perché la tutela della salute non può dipendere dalla fortuna, dal caso o dalla disponibilità occasionale di un medico.
E soprattutto, basta chiedere un diritto come se fosse un favore.
Il diritto alla salute non è una concessione.
Non si negozia.
Non si baratta.
Non si rimanda.
Vico Equense merita un sistema di emergenza adeguato al proprio territorio, ambulanze disponibili, personale sanitario e un Pronto Soccorso.
Non chiediamo privilegi.
Chiediamo diritti».
Il caso sollevato da Lotito non può essere liquidato semplicemente come una polemica estiva. La domanda che arriva dal territorio è precisa: la rete dell’emergenza è oggi adeguata alle caratteristiche di Vico Equense?
Ed è una domanda che chiama in causa più livelli istituzionali. Perché un conto è affrontare una temporanea indisponibilità di un mezzo, altro è trovarsi di fronte a una situazione nella quale la copertura territoriale presenta criticità ricorrenti. La differenza può essere stabilita soltanto attraverso dati ufficiali e verificabili.
Per questo sarebbe auspicabile che arrivassero risposte altrettanto precise da parte dei soggetti competenti. Quanti minuti occorrono mediamente a un’ambulanza per raggiungere le diverse frazioni di Vico Equense? Quanti mezzi sono disponibili nelle ore notturne? Qual è la reale copertura del territorio? Quante volte, negli ultimi mesi, si è reso necessario l’intervento di ambulanze provenienti dai comuni vicini? E soprattutto: che fine ha fatto il potenziamento annunciato per l’area di Moiano?
Sono interrogativi che non possono essere affidati soltanto alle dichiarazioni politiche. Servono numeri, cronoprogrammi e responsabilità chiare.
La questione del Pronto Soccorso rende poi il quadro ancora più delicato. Vico Equense deve fare i conti con un territorio vasto e articolato, nel quale raggiungere un presidio ospedaliero può richiedere tempi significativi. È proprio per questo che il sistema territoriale dell’emergenza assume un peso ancora maggiore: quando il presidio ospedaliero non è immediatamente disponibile, la rete dei soccorsi sul territorio deve essere in grado di compensare distanze e difficoltà logistiche.
Il racconto della notte di Massaquano, dunque, pone un problema che va oltre il singolo episodio. Se i tempi indicati saranno confermati, bisognerà capire perché siano stati necessari e soprattutto se esistano condizioni perché una situazione analoga possa ripetersi.
La politica locale, su questo punto, ha davanti una scelta molto semplice: trasformare l’ennesima discussione sulla sanità in uno scontro tra maggioranza e opposizione oppure pretendere un confronto pubblico basato sui dati.
Perché sull’emergenza sanitaria non dovrebbe esserci spazio per rassicurazioni generiche. Un’ambulanza deve esserci quando serve, il personale deve poter intervenire e il sistema deve essere organizzato tenendo conto della conformazione reale del territorio.
La denuncia di Lotito ha quindi il merito di riportare il tema sotto i riflettori. Adesso tocca alle istituzioni fare chiarezza. E la risposta più importante non sarà una dichiarazione politica, ma la capacità di dimostrare che, alla prossima emergenza, il sistema sarà in grado di intervenire in tempi adeguati.
Perché quando c’è di mezzo la salute di una persona, 45 minuti non sono soltanto un numero: sono una questione sulla quale una comunità ha il diritto di chiedere spiegazioni.
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