Minori e imputabilità, il Governo approva un disegno di legge per cambiare le regole: cosa prevede la riforma
Il Consiglio dei Ministri ha approvato giovedì 23 luglio 2026 un disegno di legge che interviene sulla disciplina dell’imputabilità dei minori. Il provvedimento, proposto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, introduce una modifica significativa al sistema attualmente previsto dal Codice penale e dalla normativa sul processo penale minorile.
Il testo, in attesa della sua trasmissione al Parlamento e della successiva pubblicazione, interviene in particolare sull’articolo 98 del Codice Penale, relativo ai minori di età compresa tra i 14 e i 18 anni, che recita: “È imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto, se aveva capacità d’intendere e di volere; ma la pena è diminuita”. La novità principale riguarda il criterio con cui viene valutata la capacità di intendere e di volere del minore al momento della commissione del fatto.
Secondo quanto reso noto dal Governo, per chi abbia compiuto 14 anni ma non ancora 18 anni verrebbe introdotta una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere. In sostanza, la capacità di intendere e di volere non dovrebbe più essere necessariamente accertata in senso positivo caso per caso, ma verrebbe presunta, lasciando comunque la possibilità di dimostrare il contrario.
La presunzione, infatti, sarebbe di natura relativa: il minore potrebbe essere considerato non imputabile qualora, sulla base degli elementi raccolti durante il procedimento, emergesse che al momento del fatto era privo della capacità di intendere e di volere. Resterebbe inoltre invariata la previsione che stabilisce una riduzione della pena nei confronti dei minori ritenuti imputabili.
Il disegno di legge prevede, di conseguenza, anche una modifica dell’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 448 del 1988, che disciplina gli accertamenti sulla personalità del minorenne. La nuova formulazione dovrebbe consentire al pubblico ministero e al giudice di acquisire elementi utili anche ai fini della valutazione dell’imputabilità del ragazzo coinvolto nel procedimento.
Attualmente, l’articolo 98 del Codice penale stabilisce che è imputabile chi, al momento della commissione del fatto, ha compiuto 14 anni ma non ha ancora raggiunto la maggiore età, se aveva capacità di intendere e di volere, prevedendo comunque una diminuzione della pena. Il sistema vigente, dunque, richiede un accertamento della capacità del minore, valutata in relazione alle circostanze concrete.
Anche l’articolo 9 del d.P.R. 448/1988 attribuisce al pubblico ministero e al giudice il compito di acquisire informazioni sulle condizioni e sulle risorse personali, familiari, sociali e ambientali del minorenne. L’articolo 9 del d.P.R: 448/ 1988 recita: “1. Il pubblico ministero e il giudice acquisiscono elementi circa le condizioni e le risorse personali, familiari, sociali e ambientali del minorenne al fine di accertarne l’imputabilità e il grado di responsabilità, valutare la rilevanza sociale del fatto nonché disporre le adeguate misure penali e adottare gli eventuali provvedimenti civili. 2. Agli stessi fini il pubblico ministero e il giudice possono sempre assumere informazioni da persone che abbiano avuto rapporti con il minorenne e sentire il parere di esperti, anche senza alcuna formalità”. Tali elementi sono funzionali a stabilire l’imputabilità e il grado di responsabilità, a valutare la rilevanza sociale del fatto e ad assumere le eventuali decisioni in ambito penale e civile. La normativa consente inoltre di raccogliere informazioni da persone che abbiano avuto rapporti con il minore e di acquisire, anche senza formalità, il parere di esperti.
La proposta approvata dal Governo segna quindi un possibile cambio di prospettiva nell’approccio all’imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni. Il passaggio da un sistema basato sulla necessità di accertare la capacità di intendere e di volere a una presunzione, seppure superabile attraverso la prova contraria, potrebbe avere conseguenze rilevanti sul piano della giustizia minorile.
Il provvedimento è ora atteso all’esame del Parlamento, dove potrà essere discusso e modificato nel corso dell’iter legislativo. Sarà dunque il confronto parlamentare a definire il testo definitivo della riforma e a chiarire, in concreto, le modalità con cui la nuova disciplina dovrebbe applicarsi ai procedimenti che coinvolgono i minori.
(Avvocato Luigi Alfano, criminologo forense, cassazionista del foro di Nocera Inferiore, Ctu e perito della procura di Napoli e del tribunale di torre Annunziata in qualità di criminologo)





