Femminicidio e violenza di genere, l’allarme del criminologo Luigi Alfano: «Servono interventi immediati e strumenti predittivi»
L’avvocato e criminologo forense Luigi Alfano – originario di Sorrento e figura di spicco nel panorama investigativo italiano, cassazionista del foro di Nocera Inferiore, consulente del Tribunale di Torre Annunziata e perito della Procura di Napoli – interviene nella rubrica “Libertà e Giustizia” lanciando un allarme su femminicidio e violenza di genere.
Viviamo in quella che molti osservatori definiscono ormai “l’epoca della rabbia”: un tempo caratterizzato da tensioni crescenti, conflitti relazionali e da una preoccupante escalation di violenza che può nascere anche da un semplice litigio. In questo contesto si inserisce la riflessione dell’avvocato Alfano, da anni impegnato nello studio dei fenomeni legati alla violenza di genere e alla tutela delle vittime.
Secondo Alfano la recente introduzione del reato autonomo di femminicidio, punito con la pena dell’ergastolo, rappresenta certamente un passo importante sul piano normativo. Tuttavia, la sola risposta repressiva non sarebbe sufficiente a contrastare un fenomeno che continua a mietere vittime in tutta Italia.
“La violenza non conosce confini geografici né differenze di ceto sociale”, sottolinea Alfano. Si tratta di un fenomeno trasversale che può colpire chiunque, indipendentemente dall’età, dalla condizione economica o dal contesto culturale.
L’esperto evidenzia come gli episodi più gravi siano spesso preceduti da segnali che vengono sottovalutati: minacce, insulti, umiliazioni, atteggiamenti possessivi o aggressivi. Sono quelli che in criminologia vengono definiti “indicatori predittivi della pericolosità sociale”, elementi che, se adeguatamente interpretati, potrebbero consentire di intervenire prima che la violenza degeneri.
La normativa più recente ha introdotto importanti novità: il pubblico ministero deve ascoltare la vittima entro tre giorni dalla denuncia e il divieto di avvicinamento è stato esteso fino a mille metri.
Per Alfano, tuttavia, questi strumenti potrebbero non essere sempre sufficienti.
“Tre giorni possono essere un tempo molto lungo per una persona che vive una situazione di grave pericolo”, sostiene il criminologo, secondo cui l’intervento dovrebbe essere ancora più tempestivo, soprattutto nei casi caratterizzati da elevati indici di rischio.
Da qui la proposta di affiancare già nella fase delle indagini preliminari figure specialistiche come criminologi forensi, psicologi e neuropsichiatri, in grado di fornire una valutazione immediata del livello di pericolosità del presunto aggressore.
Tra le proposte avanzate da Alfano vi è anche la creazione di una banca dati nazionale interconnessa tra tutte le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria.
L’obiettivo sarebbe quello di raccogliere e condividere rapidamente informazioni su precedenti episodi di violenza, stalking, minacce o comportamenti persecutori, consentendo una valutazione più completa del rischio e una maggiore efficacia degli interventi di prevenzione.
Secondo il professionista una simile infrastruttura potrebbe rappresentare uno strumento fondamentale per individuare tempestivamente situazioni ad alto rischio e proteggere le vittime prima che si verifichino tragedie irreparabili.
Un altro aspetto centrale dell’intervento riguarda lo studio della personalità degli autori di comportamenti violenti.
Alfano evidenzia come sia necessario comprendere il funzionamento cognitivo e psicologico dei soggetti coinvolti, attraverso approfondite valutazioni cliniche e psicodiagnostiche. Non si tratta soltanto di accertare eventuali patologie psichiatriche ma anche di analizzare le caratteristiche personologiche che possono favorire condotte aggressive o persecutorie.
In quest’ottica il lavoro dei tecnici diventa fondamentale per supportare magistrati e investigatori nella comprensione del rischio concreto rappresentato da un determinato individuo.
Per l’avv. Alfano la lotta alla violenza non può limitarsi alla dimensione giudiziaria. È necessario investire in prevenzione, promuovendo percorsi di educazione emotiva e alfabetizzazione affettiva fin dall’infanzia.
“La personalità si forma nei primi anni di vita”, osserva Alfano, che propone un maggiore coinvolgimento delle famiglie, delle scuole, delle istituzioni educative e delle realtà territoriali nella costruzione di una cultura del rispetto e dell’empatia.
L’obiettivo è favorire il passaggio da una società dominata dall’individualismo a una comunità fondata sulla solidarietà, sulla responsabilità e sulla capacità di riconoscere e gestire le proprie emozioni.
Accanto alla protezione delle vittime Alfano richiama l’attenzione anche sulla necessità di percorsi di recupero per gli autori di violenza.
Secondo la sua visione la risposta dello Stato dovrebbe essere duplice: da un lato garantire sicurezza e protezione immediata alle persone minacciate, dall’altro attivare programmi psico-riabilitativi capaci di far comprendere agli aggressori il disvalore delle proprie azioni e le conseguenze prodotte sulle vittime e sulle loro famiglie.
Una prospettiva che si inserisce nel dibattito sulla giustizia riparativa, purché accompagnata da adeguate garanzie e da un reale percorso di responsabilizzazione.
Il messaggio finale di Alfano è chiaro: il femminicidio e la violenza di genere non possono essere considerati emergenze episodiche, ma rappresentano una questione strutturale che coinvolge l’intera società.
Per affrontarla efficacemente occorrono leggi adeguate, interventi tempestivi, strumenti investigativi avanzati, professionisti qualificati e una forte azione culturale ed educativa.
Solo attraverso una strategia integrata, conclude il criminologo, sarà possibile ridurre il numero delle vittime e contrastare quella spirale di violenza che continua a rappresentare una delle più gravi emergenze sociali del nostro tempo.
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