Vico Equense, Marina d’Aequa. L’allarme di Rosario Lotito: “Il demanio è pubblico e dobbiamo difenderlo”
Il project financing di Marina d’Aequa torna al centro del dibattito pubblico. A puntare l’attenzione, questa volta, è Rosario Lotito, Referente Europa Verde Penisola Sorrentina, che dedica un approfondimento a uno dei punti più delicati dell’intervento previsto nell’area della foce del Rivo d’Arco, nei pressi della Torre del Saracino.
Al centro della riflessione non ci sono soltanto le opere previste dal progetto ma soprattutto il rapporto tra spazi destinati alla collettività e interventi a fruizione privata. Una questione che assume particolare rilevanza quando riguarda il demanio marittimo, dunque aree e specchi acquei appartenenti al patrimonio pubblico.
Nel suo post Lotito analizza nel dettaglio alcuni degli interventi previsti nell’area, soffermandosi sulla nuova Piazza Belvedere e sulla copertura del Rivo d’Arco, indicate come opere a fruizione pubblica, e mettendole in relazione con le strutture previste per la fruizione privata.
La riflessione si allarga quindi alla durata della concessione prevista dal project financing, indicata in 36 anni e 9 mesi, e alla necessità, secondo l’autore del post, di interrogarsi sugli effetti di lungo periodo delle scelte che riguardano il territorio e il demanio.
Rosario Lotito scrive: «VICO EQUENSE/MARINA D’AEQUA: ALLA FOCE DEL RIVO D’ARCO, COSA GUADAGNANO I CITTADINI E COSA PERDONO?
Continuiamo a leggere una per una le opere previste dal project financing di Marina d’Aequa.
Oggi arriviamo in uno dei punti che, personalmente, considero più delicati: la foce del Rivo d’Arco, nell’area della Torre del Saracino.
Perché qui c’è una domanda che, prima ancora dei tecnicismi, dovrebbe interessare ogni cittadino:
Quanto spazio pubblico stiamo restituendo alla collettività e quanto ne stiamo destinando ai privati?
Tra gli interventi classificati a fruizione pubblica c’è la “Nuova Piazza Belvedere e Copertura Rivo d’Arco”.
Un’opera che viene presentata come intervento a beneficio della collettività.
Bene.
Ma io voglio guardare anche l’altra faccia della medaglia.
Nello stesso progetto, proprio in quest’area, troviamo un intervento classificato come “a fruizione privata”.
Il progetto prevede:
– una pedana lignea sopraelevata, con palificata di sostegno infissa nell’arenile;
– un manufatto di circa 6 x 5 metri destinato a bar, ristoro e servizi;
– una pergola in legno lamellare e/o acciaio;
– impianti elettrici e idro-termo-sanitari;
– velario, balaustre, rampe e altre opere di finitura;
– una scala per l’accesso al mare.
E non ci fermiamo alla terra.
Il progetto prevede anche 628 m² di specchio acqueo, attraverso due boe alla randa, ciascuna con raggio di 10 metri e relativo gavitello di ormeggio.
È questo il dato che, secondo me, i cittadini devono conoscere.
Perché quando parliamo di demanio marittimo non stiamo parlando di un terreno qualsiasi.
Stiamo parlando di un bene pubblico.
E io faccio fatica ad accettare l’idea che la risposta alla riqualificazione di un territorio debba essere, ogni volta, quella di destinare nuovi spazi pubblici a utilizzazioni private.
Attenzione.
Non sono contro chi investe.
Non sono contro le imprese.
Non sono contro il turismo.
Ma sono assolutamente favorevole a una cosa:
– Prima i cittadini.
– Prima lo spazio pubblico.
– Prima la fruizione collettiva.
Perché il nostro mare, le nostre spiagge, i nostri arenili e il nostro demanio sono patrimonio della collettività.
E allora bisogna avere il coraggio di fare una domanda scomoda.
Se realizziamo una nuova piazza pubblica, ma nello stesso progetto prevediamo anche nuove occupazioni di arenile e di specchio acqueo per interventi a fruizione privata, qual è il bilancio finale per i cittadini?
Perché non mi basta sentirmi dire:
“Stiamo riqualificando Marina d’Aequa.”
Io voglio sapere come la stiamo riqualificando.
E soprattutto per chi.
Il project financing ha una durata prevista di 36 anni e 9 mesi.
Parliamo quindi di una scelta che non riguarda soltanto chi amministra oggi.
Riguarda le prossime generazioni.
Ed è proprio per questo che, quando si parla di demanio pubblico, secondo me dobbiamo avere una regola semplice:
ogni metro quadrato destinato a una fruizione privata deve essere attentamente valutato e deve essere chiaramente giustificato dall’interesse collettivo.
Non può bastare che ci sia, nello stesso progetto, anche un’opera pubblica.
Una piazza pubblica non può diventare la foglia di fico per non guardare tutto il resto.
Perché il demanio è pubblico.
E se qualcuno pensa che difendere questi spazi significhi essere contro lo sviluppo, io dico esattamente il contrario:
LO SVILUPPO NON PUÒ SIGNIFICARE MENO SPAZIO PUBBLICO.
Perché gli spazi pubblici sono dei cittadini. E noi abbiamo il dovere di difenderli».
Il tema sollevato da Lotito porta l’attenzione su una questione più ampia: come conciliare riqualificazione, investimenti, turismo e tutela della fruizione pubblica del territorio.
Nel caso di Marina d’Aequa il confronto riguarda opere con caratteristiche e finalità differenti e, proprio per questo, richiede una lettura complessiva del progetto. La domanda posta nel contributo è quindi quella di comprendere quale sarà, nel lungo periodo, il rapporto tra i benefici destinati alla collettività e gli spazi affidati a utilizzazioni private.
Una discussione che assume ulteriore rilievo considerando la durata prevista del project financing: 36 anni e 9 mesi. Un arco temporale che va ben oltre l’orizzonte di una singola amministrazione e che rende il tema non soltanto urbanistico o economico ma anche legato alla visione futura del territorio.
Il dibattito su Marina d’Aequa, dunque, continua. E la questione posta da Rosario Lotito è destinata a riaprire il confronto su un punto essenziale: quale equilibrio trovare tra lo sviluppo di un’area strategica per Vico Equense e la salvaguardia della sua dimensione pubblica, ambientale e paesaggistica.
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