Sorrento, nomine e partecipazione: il consigliere Eduardo Fiorentino solleva interrogativi sul metodo e sulle scelte dell’amministrazione
Sorrento. Le recenti nomine hanno aperto un confronto politico che va oltre i nomi individuati e coinvolge il metodo seguito dall’amministrazione comunale. A intervenire sulla vicenda è il consigliere comunale di minoranza Eduardo Fiorentino che, pur riconoscendo la regolarità delle procedure, pone l’attenzione sulle aspettative suscitate dalla manifestazione di interesse e sul rapporto tra partecipazione dei cittadini e decisioni finali.
Al centro della riflessione c’è dunque una questione politica prima ancora che amministrativa: quale significato assumono gli avvisi pubblici rivolti alla cittadinanza e ai professionisti quando il risultato conclusivo appare, agli occhi di una parte dell’opinione pubblica, prevedibile? Un tema che riguarda la fiducia nelle istituzioni, la percezione di pari opportunità e la capacità della politica di coinvolgere nuove competenze.
Eduardo Fiorentino scrive: «Le nomine sono legittime e questo è fuori discussione. Ma proprio perché sono legittime, è altrettanto legittimo porsi qualche domanda.
Se l’esito era quello che molti immaginavano fin dall’inizio, a cosa è servita la manifestazione di interesse? Perché chiedere a professionisti, giovani, persone competenti e cittadini che hanno investito tempo, curriculum ed entusiasmo di partecipare, se poi la sensazione è che le decisioni fossero già orientate?
La trasparenza non è solo rispettare le regole. È anche dare ai cittadini la convinzione che tutti abbiano davvero le stesse possibilità. Quando questa convinzione viene meno, resta soltanto l’amarezza.
Ci si aspettava un cambio di passo. Ci si aspettava il coraggio di rompere con certe logiche che da troppo tempo accompagnano la vita pubblica della nostra città. Invece, ancora una volta, prevale l’impressione che a vincere siano sempre gli stessi meccanismi.
E non credo che il problema sia il Sindaco. Anzi, sono convinto che il vero ostacolo siano quelle dinamiche che da anni condizionano ogni tentativo di rinnovamento. Ogni volta che qualcuno prova a imboccare una strada diversa, sembra esserci sempre chi si affretta a riportare tutto sul percorso di sempre. Chiamatele pressioni, equilibri, consuetudini o “consigli” interessati: il risultato, purtroppo, non cambia.
Nessuno mette in discussione le qualità personali dei nominati. Il punto è un altro: possibile che in una città come Sorrento non esistano altre figure altrettanto preparate e meritevoli? Possibile che il messaggio da dare sia sempre quello della continuità?
Il danno più grande, però, non è nemmeno questo. Il danno è la sfiducia che si genera. È dire, nei fatti, a chi ha partecipato con serietà e competenza che impegnarsi serve a poco. È scoraggiare chi vorrebbe mettersi a disposizione della città senza appartenere ai soliti circuiti.
E poi c’è un aspetto che dovrebbe far riflettere tutti. Quale immagine diamo all’esterno? Quale impressione possono avere i cittadini, ma anche gli organismi istituzionali chiamati a osservare e valutare l’operato amministrativo, se il primo segnale che arriva è quello di una continuità così marcata?
Il cambiamento non si misura con gli slogan o con i comunicati stampa. Si misura con le scelte. E questa era l’occasione perfetta per dimostrare che il merito avrebbe prevalso sulle appartenenze, che le porte erano davvero aperte a energie nuove e che il passato era stato archiviato.
Purtroppo, almeno per come appare oggi, è stata un’occasione persa.
E la domanda resta la stessa: vogliamo davvero costruire una Sorrento diversa o ci accontentiamo di non cambiare gli attori e di lasciare sempre lo stesso copione?».
La riflessione di Fiorentino introduce nel dibattito pubblico un tema che merita di essere affrontato con attenzione: la distanza che può crearsi tra la correttezza formale di una procedura e la percezione che essa produce nella comunità. Un’amministrazione può agire nel pieno rispetto delle norme, ma è altrettanto importante che le modalità con cui vengono assunte le decisioni siano comprensibili e percepite come credibili da chi osserva dall’esterno.
La scelta di promuovere una manifestazione di interesse crea infatti un’aspettativa precisa: quella di un confronto tra competenze, esperienze e disponibilità diverse. Quando il procedimento si conclude, diventa quindi naturale che l’opinione pubblica voglia comprendere quali siano stati i criteri concretamente adottati e in che modo le candidature siano state valutate.
Su questo punto la questione non riguarda necessariamente la professionalità delle persone individuate, ma la necessità di rendere il percorso decisionale il più possibile leggibile. Pubblicare criteri chiari, valorizzare i profili ritenuti più adeguati e spiegare le ragioni delle scelte può contribuire a ridurre dubbi e interpretazioni, soprattutto quando le decisioni coinvolgono incarichi di rilievo per la comunità.
Il confronto politico, tuttavia, non può fermarsi alla critica. Se l’obiettivo è favorire una maggiore apertura della macchina amministrativa, sarebbe utile trasformare queste osservazioni in una proposta concreta: rendere più strutturata la valutazione delle candidature, garantire una comunicazione puntuale sull’iter seguito e offrire, quando possibile, elementi pubblici che consentano ai cittadini di comprendere il percorso che conduce alla scelta finale.
È su questo terreno che si misura la capacità di un’amministrazione di rafforzare il rapporto con la città. La fiducia, infatti, non nasce soltanto dalla legittimità degli atti, ma anche dalla qualità del dialogo con i cittadini e dalla chiarezza con cui vengono illustrate le decisioni.
Il dibattito sollevato dal consigliere di minoranza può dunque rappresentare un’occasione per interrogarsi sul futuro della partecipazione alla vita pubblica di Sorrento. Al di là delle appartenenze politiche e dei singoli incarichi, resta una domanda di fondo: come fare in modo che chi decide di mettere a disposizione della collettività il proprio tempo e le proprie competenze possa sentirsi realmente parte di un processo aperto e trasparente?
La risposta, inevitabilmente, passa dalle prossime scelte. Saranno queste a chiarire se le candidature raccolte attraverso la manifestazione di interesse resteranno un semplice passaggio procedurale o se potranno diventare uno strumento stabile per ampliare il coinvolgimento di professionalità e sensibilità diverse nella vita amministrativa della città.
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