Sorrento, degrado a Sottomonte tra sterpaglie e rifiuti: un cantiere incompiuto, il nodo del giardino abbandonato e i resti della necropoli romana – FOTOGALLERY
Sorrento. Sterpaglie completamente secche, rifiuti abbandonati, materiali accumulati e un terreno che appare lontano dall’immagine di un’area verde curata. È lo scenario che si presenta oggi a Sottomonte dove il degrado del giardino adiacente al muro realizzato nell’ambito dei lavori pubblici torna a sollevare interrogativi sul decoro urbano, sulla sicurezza e sugli interventi ancora da completare.
A riportare la notizia è Report Penisola Sorrentina che richiama l’attenzione sulle condizioni di un’area situata in un punto delicato del territorio cittadino, a ridosso dei binari della Circumvesuviana e al confine con Sant’Agnello.
Durante il sopralluogo effettuato dal portale sono stati riscontrati accumuli di vegetazione secca e diversi materiali abbandonati, tra cui una grossa poltrona. Una situazione che merita attenzione soprattutto per il potenziale rischio d’incendio, considerata la vicinanza delle sterpaglie alla linea ferroviaria. Durante il passaggio di un treno è stato inoltre avvertito un forte odore di bruciato la cui origine non è stata accertata e che, pertanto, richiede eventuali verifiche senza poter essere collegato con certezza alle condizioni del terreno.
Ma il degrado attuale rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una vicenda ben più lunga e complessa, iniziata oltre dieci anni fa e segnata da lavori pubblici, progetti privati, difficoltà tecniche e da una scoperta archeologica di particolare interesse: i resti della necropoli romana di Sottomonte.
La storia dell’intervento comincia nel 2014 quando prende forma il progetto pubblico che prevedeva l’allargamento del marciapiede attraverso l’arretramento del muro esistente. Un’opera alla quale, secondo la ricostruzione della vicenda, era particolarmente legato l’allora sindaco di Sorrento, Massimo Coppola, che abitava proprio in quella zona.
L’obiettivo era migliorare la configurazione dello spazio urbano, intervenendo sul muro e ampliando il percorso pedonale. Tuttavia, tra la nascita del progetto e l’effettivo avvio dei lavori trascorsero diversi anni. In questo lungo intervallo, accanto all’iniziativa pubblica, si inserì anche un progetto di natura privata presentato dal proprietario del terreno sovrastante il muro, quello sul quale oggi campeggia la scritta «Sorrento».
Il piano privato prevedeva la sistemazione dell’intera superficie del fondo, con la realizzazione di un aranceto e di un parcheggio a raso. Due iniziative differenti, quella pubblica e quella privata, finirono così per intrecciarsi, dando origine a una vicenda urbanistica che negli anni avrebbe incontrato diversi ostacoli.
Il progetto pubblico arrivò alla fase esecutiva nel 2021, ma i lavori subirono un’interruzione dopo meno di due mesi dall’inizio. A determinare lo stop furono le difficoltà tecniche riscontrate durante la realizzazione della nuova struttura di sostegno del muro. L’intervento prevedeva infatti una palizzata di pali in cemento armato destinata a costituire la struttura portante della nuova opera. La parte esterna sarebbe stata successivamente rivestita in tufo, in modo da riprodurre l’aspetto di una tradizionale muratura a secco.
Nell’ultimo tratto, quello in direzione della chiesa di San Pietro, venne segnalata la presenza di un blocco roccioso che impediva la perforazione del terreno secondo le modalità inizialmente previste. Una difficoltà che contribuì a rallentare l’esecuzione dell’opera e rese necessarie modifiche tecniche.
Dopo circa un anno e mezzosi riuscì a procedere con l’infissione dei pali modificandone il diametro e utilizzando elementi più sottili. Successivamente, con l’abbattimento del vecchio muro in tufo che si trovava davanti alla nuova barriera in cemento armato, emerse un elemento destinato a cambiare ulteriormente il corso della vicenda.
Durante la demolizione del vecchio muro vennero alla luce resti riconducibili alla necropoli romana di Sottomonte. Si tratta di una testimonianza archeologica particolarmente significativa per le caratteristiche delle sue strutture, considerate di notevole interesse rispetto ad altri complessi funerari presenti nel territorio.
La scoperta richiamò l’attenzione della Soprintendenza il cui intervento consentì di portare alla luce le strutture archeologiche che si trovavano all’interno del muro. Un ritrovamento che aprì nuove prospettive di studio e, allo stesso tempo, pose interrogativi sulla possibilità di conservare e valorizzare il sito, rendendolo accessibile ai cittadini e ai visitatori. Il Comune dichiarò di non essere in grado di garantire la gestione e la fruizione pubblica dell’area archeologica. I resti furono quindi ricoperti, senza che il sito diventasse uno spazio visitabile.
La scoperta ebbe conseguenze anche sul progetto privato. La possibilità di realizzare il parcheggio a raso previsto sul terreno venne infatti negata con un provvedimento della Soprintendenza proprio in relazione alla presenza dei resti archeologici.
Un passaggio importante, perché modificò ulteriormente gli scenari iniziali: il progetto pubblico per l’allargamento del marciapiede proseguì solo in parte, mentre quello privato dovette fare i conti con i vincoli connessi alla scoperta della necropoli.
Il nuovo muro è stato infine realizzato, ma soltanto per una parte della lunghezza prevista inizialmente. Il progetto pubblico contemplava infatti due tratti: il primo è stato completato, mentre il secondo, che avrebbe dovuto proseguire sul terreno successivo in direzione di Massa Lubrense, non è stato più eseguito.
Le difficoltà tecniche, la scoperta archeologica e le conseguenti modifiche progettuali hanno lasciato aperte diverse questioni. Tra le più evidenti c’è quella relativa al ripristino del terreno adiacente all’opera, dove in precedenza si trovava un aranceto.
Per consentire l’esecuzione dei lavori, l’area era stata interessata dal passaggio dei mezzi necessari alla costruzione del muro e alla realizzazione dell’accesso al parcheggio inizialmente previsto. Il Comune si era impegnato a ripristinare integralmente il terreno, restituendolo in condizioni tali da consentirne nuovamente la coltivazione. Quel ripristino, tuttavia, non sarebbe stato completato. L’aranceto non è stato restituito alle condizioni originarie e il fondo appare oggi in stato di abbandono, con vegetazione incolta e rifiuti che contribuiscono al degrado.
È proprio questo uno dei nodi più evidenti della vicenda: occorre chiarire quali interventi siano stati effettivamente eseguiti, quali obblighi siano stati assunti durante i lavori e a chi spetti oggi provvedere alla manutenzione del terreno.
La questione riguarda anche il rapporto tra amministrazione comunale e proprietario del fondo. Se, da un lato, il Comune avrebbe assunto l’impegno di ripristinare l’area al termine delle opere, dall’altro resta da chiarire quale sia oggi la ripartizione delle responsabilità per la pulizia e la conservazione del terreno. Una verifica necessaria per evitare che il fondo continui a rimanere in una condizione di incuria senza che vengano individuati gli interventi da eseguire e i soggetti tenuti a provvedervi.
La vicenda non si esaurisce con il primo tratto del muro e con il terreno rimasto incolto. Resterebbero infatti in sospeso anche alcuni aspetti relativi al tratto successivo e agli accordi sottoscritti con un altro proprietario, che non avrebbero trovato completa attuazione. Il relativo rapporto contrattuale non sarebbe stato formalmente risolto. Una situazione che richiede un chiarimento amministrativo e giuridico, per stabilire quali obblighi siano ancora vigenti, quali atti siano stati adottati e quali procedure debbano eventualmente essere completate.
Resta inoltre da verificare quale seguito sia stato dato all’istanza privata ancora pendente e quale sia oggi la compatibilità delle precedenti previsioni urbanistiche con la presenza della necropoli romana. In particolare, occorre fare chiarezza sulla previsione del parcheggio a raso contenuta nella pianificazione urbanistica precedente e sulle determinazioni assunte dagli uffici competenti dopo la scoperta archeologica e il provvedimento della Soprintendenza. Sono questioni che non riguardano soltanto il futuro del terreno privato, ma anche la necessità di definire una volta per tutte il destino di un’area interessata da un’opera pubblica rimasta incompleta e da una scoperta archeologica di rilievo.
Nel frattempo, il terreno continua a presentare condizioni che meritano attenzione. La presenza di sterpaglie secche, rifiuti e materiali abbandonati, a pochi passi dai binari della Circumvesuviana, rende opportuno un sopralluogo degli uffici competenti per valutare eventuali rischi e individuare le misure necessarie.
Il forte odore di bruciato avvertito durante il passaggio di un convoglio costituisce un elemento da approfondire, pur non essendo possibile stabilirne al momento la provenienza. Non è quindi possibile affermare che vi sia stato un incendio o che l’odore fosse riconducibile al terreno, ma la circostanza rafforza l’opportunità di verificare le condizioni dell’area.
Con la stagione estiva ormai alle spalle, la domanda resta inevitabile: che cosa sarebbe potuto accadere se la vegetazione secca avesse preso fuoco? La prevenzione passa anche attraverso la manutenzione periodica, la rimozione dei materiali accumulati e il controllo delle aree incolte che si trovano in prossimità delle infrastrutture.
A ciò si aggiunge il problema igienico-sanitario legato alla presenza di rifiuti, che contribuisce a restituire l’immagine di uno spazio trascurato in un punto importante del territorio cittadino.
La domanda è rivolta all’amministrazione comunale e agli enti competenti: chi deve intervenire a Sottomonte e quando verrà finalmente ripristinata l’area verde?
I cittadini attendono risposte, ma soprattutto interventi concreti. Perché, al di là delle vicende tecniche e burocratiche che hanno accompagnato il progetto, resta difficile giustificare che un’area interessata da un’importante opera pubblica e da una significativa scoperta archeologica continui a presentarsi in condizioni di abbandono, senza una prospettiva chiara di recupero, manutenzione e valorizzazione.
Restituire decoro a Sottomonte significa non soltanto eliminare sterpaglie e rifiuti, ma anche fare ordine in una vicenda che si trascina da anni, chiarendo gli impegni ancora pendenti e individuando una soluzione definitiva per un luogo che, per la sua posizione e per il suo valore storico, merita ben altra attenzione.
(foto di Report Penisola Sorrentina)
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