Penisola Sorrentina, tra interesse privato e bene comune: amare un territorio significa sapere che non ci appartiene
Diciamo spesso di amare questo territorio. Ma amare un luogo dovrebbe significare anche conoscerlo: il paesaggio che abbiamo ricevuto, la sua storia, i vincoli che lo proteggono, i diritti che vi si esercitano. Altrimenti l’amore rischia di ridursi a una dichiarazione di appartenenza, buona finché non incontra un interesse.
Le vicende di questi giorni sulle spiagge della Penisola Sorrentina parlano anche di questo: di interessi grandi o piccoli, talvolta microscopici, che possono modificare un paesaggio e che, quando durano abbastanza a lungo, imparano persino a raccontarsi come interesse generale… una comodità, un servizio, qualcosa che “in fondo serve a tutti”. È uno dei modi attraverso i quali l’eccezione diventa consuetudine e la consuetudine finisce per non essere più messa in discussione.
C’entra l’interesse, dunque, ma c’entra anche la conoscenza. Perché si può vivere tutta la vita in un luogo ignorandone la storia, il paesaggio, i vincoli e persino i diritti degli altri. E si può sinceramente credere di amarlo mentre si accetta che venga progressivamente piegato alle esigenze di qualcuno.
Le responsabilità, naturalmente, non sono uguali, perché c’è chi trae vantaggio da certe situazioni, chi dovrebbe controllare e intervenire, chi le segnala e chi le subisce. Ed è proprio quando i normali strumenti di controllo e di ascolto non funzionano che cresce il bisogno del “giustiziere”, come l’ha efficacemente definito un’amica: una figura capace di arrivare, denunciare e ottenere in poche ore l’attenzione che altri non hanno ottenuto per anni.
Borrelli è un deputato della Repubblica e non c’è nulla di anomalo nel fatto che si occupi della nostra costa. Possiamo discutere i suoi metodi, ma sarebbe più utile chiederci perché alcune questioni diventino visibili soltanto quando qualcuno vi accende un riflettore.
Quel riflettore prima o poi si sposterà e il territorio resterà qui. E allora toccherà a chi lo vive e a chi lo amministra trovare soluzioni eque, senza confondere ciò che fa comodo a qualcuno con ciò che è utile a tutti.
Forse è questa la forma meno retorica di amore per un territorio: sapere che non è nostro.






