L’ultima luce di settembre, il primo respiro di ottobre
Ci sono passaggi che non fanno rumore. Nessuna porta che sbatte, nessun segnale che annunci la fine. Semplicemente una mattina ci accorgiamo che l’aria è cambiata. Il sole tramonta un po’ prima, la sera chiede una maglia sulle spalle e sui marciapiedi compaiono le prime foglie che l’estate aveva tenuto lontane.
È così che settembre si prepara a lasciare il posto a ottobre.
Se ne va portandosi dietro una stagione intera. Le mattine ancora luminose, il caldo che resiste fino a sera, il profumo dell’uva appena raccolta, i fichi maturi, le mele, le campagne che hanno cominciato a restituire ciò che la terra aveva custodito per mesi.
Settembre è il mese delle cose che arrivano a compimento.
La natura raccoglie, riordina, conserva. Le vigne si svuotano lentamente dei loro grappoli e nelle case cominciano ad accumularsi piccoli tesori della stagione appena trascorsa. È come se la terra, prima di cambiare abito, volesse mettere in ordine le proprie cose.
Poi arriva ottobre.
Non porta con sé la luce abbagliante dell’estate e nemmeno la malinconia dell’inverno. Ha una luce tutta sua, più bassa e dorata, che sembra accarezzare anziché illuminare.
È il mese delle mattine fresche e dei pomeriggi ancora gentili, delle castagne che profumano nelle strade, delle zucche, delle melagrane e delle foglie che giorno dopo giorno cambiano colore. Il paesaggio perde il verde uniforme dell’estate e comincia a vestirsi di rame, miele, ruggine e oro.
Ottobre non chiede di correre. Chiede, piuttosto, di accorgersi. Di ascoltare il rumore della pioggia sui vetri. Di fermarsi davanti a un albero che in pochi giorni ha cambiato colore. Di riscoprire il piacere di una casa illuminata quando fuori fa buio presto. Di sentire che, dopo i mesi trascorsi all’aperto, torna lentamente il desiderio di raccogliersi.
E settembre?
Settembre non scompare davvero. Resta nelle bottiglie che custodiranno il sapore della vendemmia, nelle fotografie delle giornate ancora estive, nell’odore della frutta matura e in quella particolare malinconia che accompagna ogni cosa bella quando sappiamo che sta per finire.
Forse è proprio questo il senso dei cambi di stagione: ricordarci che nulla è chiamato a durare nello stesso modo per sempre.
Anche la luce cambia, ma non smette di esserci.
Anche gli alberi si spogliano, ma non stanno morendo.
Anche un mese finisce, ma lascia qualcosa a quello che viene dopo.
Così, mentre settembre si ritira lentamente dal calendario, ottobre prende spazio senza fare promesse. Porta soltanto con sé un invito semplice: rallentare, guardare meglio, assaporare ciò che resta e accogliere ciò che arriva.
Domani sarà ottobre.
E forse basterà aprire la finestra per accorgersi che l’autunno era già lì, ad aspettare.
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