La preghiera della notte del 4 ottobre: «San Francesco, mettiti al lato e non ti addormentare»
C’è una notte, tra tutte le notti dell’anno, in cui il mondo sembra farsi più silenzioso, il vento più gentile e il cielo più vicino alla terra. È la notte del 4 ottobre, la notte di San Francesco d’Assisi. Una notte in cui, secondo un’antica sensibilità popolare, il Santo della povertà e dell’amore universale torna a camminare tra gli uomini, senza fare rumore, fermandosi accanto a chi ha il cuore stanco, a chi ha paura, a chi cerca una parola di conforto e a chi, semplicemente, non vuole sentirsi solo.
Francesco non aveva bisogno di grandi parole per farsi comprendere. Parlava agli alberi, agli uccelli, al vento, alla pioggia e perfino alle creature più temute. Riusciva a vedere fratelli e sorelle dove gli altri vedevano soltanto animali, pericoli o cose senza importanza. Il suo era un linguaggio che non conosceva la prepotenza perché nasceva dall’amore. E forse è proprio per questo che, ancora oggi, la sua figura continua a parlarci con una forza che attraversa i secoli.
Si racconta del lupo di Gubbio, della sua ferocia e della paura che seminava tra gli abitanti. Nessuno osava avvicinarsi a quella bestia. Francesco, invece, gli andò incontro senza armi, senza rabbia, senza paura. Gli parlò come a un fratello, riconoscendo persino nella sua fame una richiesta di aiuto. E il lupo abbassò il capo. Dove gli uomini avevano visto soltanto un nemico, Francesco aveva riconosciuto una creatura che aveva bisogno di pace.
È questa la grande lezione che ci lascia: non sempre la paura si sconfigge combattendola; qualche volta basta avvicinarsi con il cuore disarmato.
Ma è soprattutto quando arriva la sera del 4 ottobre che la tradizione popolare sembra avvolgere Francesco di una luce particolare.
Le case si fanno tranquille, le finestre si chiudono, nelle campagne l’aria comincia a diventare più fredda e le prime ombre autunnali si allungano sui sentieri. È l’ora in cui si abbassano le voci, si spengono le luci e i pensieri diventano più profondi. E proprio allora nasce una delle immagini più belle della devozione popolare: quella di San Francesco che, nella notte, cammina accanto a chi lo invoca.
Non arriva con il rumore dei passi, non bussa alle porte e non chiede nulla. La sua presenza è discreta, come una carezza che non si vede, ma che l’anima riesce a sentire.
Forse passa vicino alla casa di un anziano che fatica a dormire. Si ferma accanto a una madre che prega per i propri figli lontani. Si avvicina al letto di un bambino impaurito, a chi ha perso una persona cara, a chi porta dentro una preoccupazione che non riesce a raccontare a nessuno.
E forse, in quella notte, si ferma anche accanto a chi non sa più pregare, ma conserva ancora nel cuore il desiderio di essere ascoltato.
Perché Francesco non ha mai fatto distinzione tra chi era forte e chi era fragile. Amava le creature più piccole, rispettava ogni forma di vita e sapeva riconoscere la presenza di Dio anche nelle cose più semplici: un filo d’erba, un uccello sul ramo, una goccia di pioggia, un raggio di sole che attraversava una finestra.
Non è un caso che il 4 ottobre sia anche il giorno in cui, in tante comunità, si benedicono gli animali. Cani, gatti, cavalli e ogni altra creatura vengono accompagnati davanti alle chiese, perché ricevano una benedizione. In quel gesto c’è qualcosa di profondamente francescano: ricordare che il mondo non ci appartiene, ma ci è stato affidato, e che ogni creatura merita rispetto, cura e amore.
E quando scende la sera, tutto questo sembra trovare il suo significato più intimo.
C’è un’antica preghiera popolare che si tramanda come un piccolo affidamento per la notte: «San Francesco, monaco di Cristo, mettiti al lato e non ti addormentare. Se il nemico mi viene a tentare, San Francesco mi possa aiutare».
Parole semplici, forse nate dalla fede umile delle nostre campagne, ma capaci di custodire un bisogno che appartiene a ogni essere umano: quello di non affrontare da solo il buio.
Recitarla prima di chiudere gli occhi significa affidare a Francesco le proprie paure, le inquietudini, le persone che amiamo e tutto ciò che non possiamo controllare. Significa chiedergli di restare vicino, di vegliare sul nostro riposo e di accompagnarci fino al mattino.
E allora, nella notte del 4 ottobre, proviamo a immaginare Francesco che attraversa lentamente i sentieri, passa tra gli alberi, ascolta il canto lontano di un animale notturno e si avvicina alle case illuminate da una piccola luce. Non porta ricchezze, non promette miracoli spettacolari. Porta qualcosa di molto più prezioso: la pace. Quella pace che sapeva donare al lupo, agli uccelli e a tutte le creature del creato. Quella stessa pace che oggi può donare a un cuore inquieto.
Forse non lo vedremo mai camminare accanto al nostro letto. Ma possiamo sentirlo nella quiete improvvisa che arriva dopo una preghiera, nel coraggio che ritroviamo quando pensavamo di non averne più, nella dolcezza di un ricordo e nella speranza che torna a farci compagnia.
Perché San Francesco non appartiene soltanto alla storia, alle chiese o ai libri di preghiere. Appartiene a chi cerca la pace, a chi ama gli animali, a chi rispetta la natura e a chi, anche nei momenti più difficili, non smette di credere nella bontà.
E così, quando questa sera del 4 ottobre arriverà il momento di spegnere la luce, lasciamo per un istante fuori dalla porta le preoccupazioni del giorno. Rivolgiamo un pensiero a San Francesco e affidiamogli ciò che portiamo nel cuore.
Che possa camminare accanto a noi, come faceva con le creature più fragili. Che possa vegliare sui nostri cari, proteggere le nostre case e portare un po’ di serenità dove c’è tristezza.
E se durante la notte il vento sfiorerà le finestre, se un ramo busserà piano contro i vetri o se un silenzio improvviso ci farà compagnia, pensiamo alla bellezza di questa antica immagine.
Magari è soltanto la notte che passa. Ma lasciamo al cuore il diritto di credere che qualcuno ci sia vicino.
Perché la notte del 4 ottobre ha una magia tutta sua: è la notte in cui ci piace immaginare che San Francesco non si sia ancora ritirato nel silenzio del suo convento, ma continui a camminare sulla terra, fermandosi accanto a ogni anima che ha bisogno di pace.
E quando chiuderemo gli occhi, possa esserci anche lui, al nostro fianco.
Buona notte, fratello Francesco. Non smettere di camminare tra noi.
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