Incendio ad Arola, sopralluogo di Francesco Emilio Borrelli e Rosario Lotito: “La montagna non può essere lasciata sola”
Il fuoco ha lasciato dietro di sé un paesaggio radicalmente trasformato. Quello che fino a pochi giorni fa era un versante ricoperto di vegetazione oggi appare segnato dal nero della combustione. Gli incendi che hanno interessato in questi giorni la Penisola sorrentina e la Costiera amalfitana hanno richiesto l’intervento di vigili del fuoco, Protezione civile e mezzi aerei, in condizioni operative particolarmente complesse.
Ieri, 17 settembre, il Referente Europa Verde Penisola Sorrentina Rosario Lotito e l’onorevole Francesco Emilio Borrelli si sono recati ad Arola per osservare direttamente gli effetti del rogo. Un sopralluogo che riporta al centro dell’attenzione non soltanto la devastazione prodotta dalle fiamme ma anche ciò che accadrà nei prossimi mesi: la rigenerazione della vegetazione, la tutela dei versanti e il rischio che un territorio già fragile possa diventare ancora più vulnerabile con l’arrivo delle piogge. Le cronache successive all’incendio hanno infatti evidenziato proprio la preoccupazione per il rischio di frane legato alla perdita della copertura vegetale.
Lotito ha affidato le sue considerazioni a un post, nel quale racconta quanto visto durante il sopralluogo e richiama l’attenzione sulla prevenzione: «DOPO LE FIAMME RESTA LA DESOLAZIONE. Insieme all’On. Francesco Emilio Borrelli, siamo stati ad Arola, a Vico Equense, per vedere di persona i danni provocati dal terribile incendio che ha devastato la nostra terra.
Vedere le fiamme fa paura.
Ma vedere una montagna il giorno dopo, completamente bruciata, fa ancora più male.
Dove fino a ieri c’era il verde, oggi c’è una distesa nera.
Vegetazione distrutta, alberi bruciati, terra devastata.
E guardando quello che è rimasto, capisci davvero la dimensione di ciò che è accaduto: quel verde non tornerà domani, né tra qualche mese. Serviranno anni.
Non è stato bruciato semplicemente un pezzo di montagna.
È stato colpito un patrimonio naturale che appartiene a tutti noi.
Se sarà confermata l’origine dolosa, chi ha appiccato questo incendio deve essere individuato e perseguito. Perché incendiare un territorio significa mettere a rischio l’ambiente, la sicurezza delle persone e il futuro di quella stessa terra.
Ma c’è un’altra questione che non possiamo affrontare soltanto quando le fiamme sono già divampate:
la prevenzione.
Servono controlli costanti sul territorio.
Serve manutenzione delle aree a rischio.
Servono percorsi accessibili ai mezzi di soccorso e idranti nei punti strategici, soprattutto nelle zone più esposte e oggi sguarnite.
Perché non possiamo ricordarci della montagna soltanto quando brucia.
La prevenzione si fa prima.
Il controllo si fa prima.
La sicurezza si costruisce prima.
Dopo le fiamme possiamo contare i danni.
Ma il nostro dovere è fare tutto il possibile perché quelle fiamme non tornino.
La nostra terra non può essere lasciata sola».
Il sopralluogo riporta dunque l’attenzione su una fase che spesso rischia di passare in secondo piano quando l’emergenza è terminata: quella della gestione delle conseguenze. Spegnere un incendio non significa infatti aver risolto il problema. Restano da valutare le condizioni del territorio, individuare le aree maggiormente vulnerabili e programmare gli interventi necessari per accompagnare il recupero dell’ambiente e ridurre i rischi futuri.
Per Arola e per le altre zone colpite il dopo-incendio rappresenta quindi una prova altrettanto importante. La ferita sul paesaggio è immediatamente visibile, mentre quelle che potrebbero manifestarsi nel tempo richiedono attenzione, monitoraggio e programmazione.
La montagna, dopo il passaggio delle fiamme, non ha bisogno soltanto di essere osservata: ha bisogno di essere seguita. La vera sfida, adesso, sarà trasformare lo sconcerto suscitato da ciò che è accaduto in interventi concreti, capaci di proteggere il territorio e le comunità che lo abitano.
Perché il valore di una terra come quella di Arola non si misura soltanto dalla sua bellezza, ma anche dalla capacità di conservarla e consegnarla intatta a chi verrà dopo di noi.
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