Consiglio comunale di Sorrento, è scontro sul numero legale: sei consiglieri chiedono lo stop delle delibere sui debiti fuori bilancio
È destinata a far discutere la seduta del Consiglio comunale di Sorrento dello scorso 13 agosto. Sei consiglieri comunali — Luigi Di Prisco, Emiliostefano Marzuillo, Patrizia Fiorentino, Ferdinando Pinto, Eduardo Fiorentino e Luciana Cafiero — hanno formalizzato una richiesta (protocollo N° 0055523 del 18-08-2026) indirizzata al sindaco, al presidente del Consiglio comunale, alla segretaria generale e ai dirigenti dell’ente, chiedendo di non dare seguito alle delibere relative al riconoscimento di alcuni debiti fuori bilancio e al conseguente assestamento di bilancio.
Il motivo della contestazione è preciso: secondo i consiglieri firmatari nel corso della seduta sarebbe venuto meno il numero legale necessario per proseguire validamente i lavori e assumere le deliberazioni.
La questione ruota intorno alle norme che disciplinano il quorum costitutivo. Il Testo unico degli enti locali, all’articolo 38, demanda allo Statuto e al regolamento comunale la disciplina della validità delle sedute. A Sorrento, secondo quanto richiamato nella nota, è prevista la presenza della metà più uno dei consiglieri assegnati, senza computare il sindaco.
I consiglieri assegnati al Comune sono 16: il numero minimo indicato nella contestazione sarebbe dunque di 9 consiglieri, oltre al sindaco.
Secondo la ricostruzione contenuta nella diffida, alle 18.59 i sei consiglieri firmatari avrebbero lasciato l’aula. Dalle riprese video della seduta, inoltre, emergerebbe l’assenza successiva di un ulteriore consigliere di maggioranza. Di conseguenza, in aula sarebbero rimasti otto consiglieri, oltre al sindaco.
Un dato che, secondo i firmatari, troverebbe ulteriore riscontro nell’esito di una delle votazioni: la proposta numero 18 avrebbe ottenuto sette voti favorevoli e due astensioni, una delle quali espressa dal sindaco.
Da qui la richiesta di sospendere ogni effetto delle deliberazioni e di adottare gli eventuali provvedimenti necessari per evitare che l’ente proceda con pagamenti derivanti da atti che i consiglieri ritengono viziati.
Nella lettera non manca una precisa contestazione politica nei confronti della conduzione dell’assemblea. I consiglieri sottolineano come il presidente del Consiglio comunale abbia più volte ribadito la piena legittimità delle deliberazioni, senza — a loro giudizio — verificare adeguatamente la permanenza del numero legale.
Ed è proprio su questo punto che viene sollevata una precisazione politica importante: secondo i consiglieri contestatori, l’eventuale errore nella gestione della seduta non sarebbe imputabile alla segretaria generale bensì al presidente del Consiglio comunale, che aveva il compito di verificare la sussistenza del numero legale e la regolare prosecuzione dei lavori.
La precisazione assume particolare rilievo perché sposta il centro della responsabilità politica della vicenda: non la struttura amministrativa e, in particolare, la segretaria comunale, ma chi presiedeva l’assemblea e ne dirigeva i lavori.
Naturalmente la fondatezza delle contestazioni dovrà essere verificata nelle sedi competenti e sulla base degli atti ufficiali e dei verbali della seduta. Al momento si tratta della posizione formalizzata dai sei consiglieri attraverso la loro diffida.
Nella nota viene inoltre evidenziato il rischio di un’eventuale impugnazione delle deliberazioni. Secondo i firmatari l’approvazione di atti in assenza del numero legale potrebbe incidere sui diritti dei consiglieri comunali e aprire la strada a un contenzioso.
Per questo viene chiesto all’amministrazione di intervenire prima che la questione possa trasformarsi in una controversia giudiziaria, con possibili costi aggiuntivi per il Comune e conseguenze sull’assetto finanziario dell’ente.
Oltre all’aspetto strettamente procedurale, la vicenda apre inevitabilmente un interrogativo politico sugli equilibri interni alla maggioranza.
I sei consiglieri ipotizzano infatti che l’assenza dei componenti necessari a garantire il numero legale possa essere collegata a eventuali dissidi interni all’amministrazione. Un’ipotesi che gli stessi firmatari chiedono di approfondire nelle sedi politiche competenti, anche alla luce delle astensioni registrate durante una delle votazioni.
La questione, dunque, potrebbe non esaurirsi sul terreno tecnico-amministrativo. Se venisse confermata la ricostruzione dei consiglieri, il Comune si troverebbe a dover affrontare non solo il problema della validità degli atti approvati, ma anche un passaggio politicamente delicato sulla gestione dei rapporti all’interno della maggioranza.
Ora la palla passa all’amministrazione comunale, chiamata a fornire un riscontro alla diffida e, soprattutto, a chiarire ufficialmente se al momento delle votazioni del 13 agosto fosse effettivamente presente il numero di consiglieri richiesto dalle norme comunali per garantire la validità della seduta.
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