A Piano di Sorrento la seconda giornata della Novena: San Michele, sentinella del cuore – VIDEO
Prosegue nella fede e nella preghiera il cammino della comunità di Piano di Sorrento verso la solennità di San Michele Arcangelo, patrono della città. Anche questa sera la Basilica di San Michele si è riempita di tanti fedeli, riuniti per vivere insieme la seconda giornata della Novena e prepararsi spiritualmente alla festa.
Al centro della celebrazione, l’omelia dell’amministratore parrocchiale don Antonino D’Esposito che ha preso spunto dalle parole di San Paolo agli Efesini per proporre una riflessione sulla “buona battaglia” che ogni credente è chiamato a combattere.
Una battaglia, ha sottolineato don Antonino, che non ha nulla a che vedere con le guerre e le logiche di violenza del mondo. San Michele, rappresentato come guerriero e combattente, richiama piuttosto a un combattimento interiore e spirituale, necessario perché il male non prevalga e perché possa trionfare il Regno di Dio, che è amore.
«La nostra battaglia non è contro la carne e il sangue», ricorda San Paolo. Un’espressione che don Antonino ha invitato a prendere sul serio, soprattutto in un tempo nel quale è facile trasformare l’altro in un nemico.
Il pericolo, ha spiegato, è quello di identificare una persona con il male assoluto: «Nessuna creatura, nessun uomo, nessuna donna è un male assoluto». Quando accade, si cade in un inganno che può alimentare la logica del capro espiatorio, della demonizzazione e della disumanizzazione.
Una dinamica che don Antonino ha richiamato anche guardando alle tragedie del nostro tempo, ricordando il dramma della Terra Santa: israeliani e palestinesi rischiano di essere percepiti non più come persone ma come rappresentazioni assolute del male. Una volta che l’altro viene disumanizzato, ha osservato don Antonino, diventa più facile giustificare la violenza.
Il combattimento cristiano è invece di altra natura: non consiste nell’eliminare un nemico, ma nel contrastare il male dentro di sé e nel mondo, perché possa prevalere l’amore di Dio.
Da qui la riflessione si è spostata sulla vita interiore. Don Antonino ha ricordato come la tradizione cristiana possieda un patrimonio enorme di spiritualità e di conoscenza dell’interiorità che talvolta sembra essere stato dimenticato.
Una sapienza che oggi, in forme diverse, viene riscoperta anche nella società contemporanea, attraverso percorsi di meditazione, rilassamento e attenzione alla dimensione interiore.
La tradizione cristiana, ha ricordato don Antonino, ha da secoli strumenti preziosi per comprendere ciò che accade nel cuore dell’uomo. Tra questi, la riflessione sui vizi capitali, intesi come abitudini radicate nel male, e sulle virtù, che sono invece abitudini al bene.
«Una virtù è un’abitudine nel bene», ha spiegato. Quando una persona si esercita nel bene, poco alla volta quel modo di agire diventa naturale: essere giusti, temperanti, generosi e disponibili non richiede più uno sforzo continuo, perché il bene diventa quasi un “abito” della persona.
Allo stesso modo, il vizio è un’abitudine al male, qualcosa che, attraverso la ripetizione, può finire per strutturarsi nella vita fino a diventare difficile da riconoscere e da correggere.
La riflessione ha poi aperto una finestra sulla grande tradizione spirituale cristiana d’Oriente. I Padri del deserto, ha ricordato don Antonino, erano particolarmente attenti non soltanto al vizio ormai formato, ma alla sua origine: il pensiero.
L’immagine proposta durante l’omelia è stata quella di un fiume inquinato, il Sarno. Si può cercare di intervenire alla foce, tentando di limitare ciò che arriva al mare, oppure si può risalire il corso del fiume per individuare l’origine dell’inquinamento.
Allo stesso modo, nella vita spirituale non basta accorgersi del vizio quando ormai è diventato un’abitudine consolidata. È importante imparare a riconoscere ciò che accade prima: da dove nascono certi pensieri, quali pensieri coltiviamo e quali lasciamo crescere dentro di noi.
In questo percorso don Antonino ha richiamato anche la tradizione degli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola che distingue diversi tipi di pensieri: quelli propri dell’uomo, quelli che conducono verso il bene e quelli che, al contrario, possono generare inquietudine e allontanare dalla pace.
È forse questo uno dei passaggi più profondi della riflessione della seconda sera della Novena.
Un pensiero che viene dallo Spirito, ha spiegato don Antonino, non è violento: è un pensiero “gentile”, un suggerimento al bene, alla comunione, al dono. Non mette l’io al centro, ma apre all’altro.
Diversamente, il pensiero che nasce dal male tende a inquietare, a sequestrare il cuore, a diventare assillante. «Mentre il maligno ci porta a possedere e mette l’io al centro – ha spiegato – i pensieri che vengono dallo Spirito ci portano al dono, alla comunione».
La seconda giornata della Novena si è così trasformata in un invito a guardarsi dentro, a riconoscere i propri pensieri e a imparare a discernere ciò che conduce al bene da ciò che allontana dalla pace.
«Chiediamo al Signore – è stato l’invito conclusivo di don Antonino – di saper guardarci un po’ dentro».
Un cammino che, ha ricordato, è importante iniziare presto: un vizio consolidato può essere difficile da combattere, mentre un pensiero può ancora essere educato e orientato verso il bene.
È questa, in fondo, la “buona battaglia” richiamata dalla liturgia: non una guerra contro qualcuno, ma un combattimento spirituale per lasciare spazio all’amore, alla comunione e alla vita.
E in questo percorso la comunità di Piano di Sorrento continua a guardare a San Michele Arcangelo, chiedendone l’intercessione per poter avanzare, giorno dopo giorno, verso una fede più consapevole, autentica e profonda.
La Basilica di San Michele ha restituito così l’immagine di una comunità che si prepara alla festa non soltanto attraverso la devozione al proprio Patrono, ma attraverso un itinerario di preghiera e di rinnovamento interiore.
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