Rosario Lotito sull’emergenza abitativa a Sorrento: «Famiglie intere nel limbo»
In un territorio complesso e delicato come la Penisola Sorrentina, dove la pressione turistica e il costo della vita rendono sempre più difficile l’accesso a un’abitazione dignitosa, il tema della casa torna con forza al centro del dibattito pubblico. Non si tratta solo di numeri o di procedure amministrative, ma di persone, famiglie, storie che rischiano di essere travolte da decisioni formalmente corrette ma profondamente controverse sul piano umano.
A sollevare la questione è Rosario Lotito, referente locale di Europa Verde per la Penisola Sorrentina, da anni attento osservatore delle criticità sociali e ambientali del territorio. Il suo intervento mette in luce una situazione che, pur rientrando nei confini della legalità, solleva interrogativi urgenti sul senso di giustizia e sulla responsabilità delle istituzioni.
Rosario Lotito scrive: «𝐄𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐢𝐧 𝐏𝐞𝐧𝐢𝐬𝐨𝐥𝐚 𝐒𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚: 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐬𝐟𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐞𝐧𝐳’𝐚𝐧𝐢𝐦𝐚.
A Sorrento circa 30 famiglie stanno per essere mandate via dalle case comunali perché i contratti sono scaduti.
Tutto “regolare”, ci diranno.
Tutto “legale”.
Ma la domanda è un’altra: è giusto?
Parliamo di persone che non hanno alternative, non certo di privilegiati.
Parliamo di famiglie che, con ogni probabilità, avranno di nuovo diritto a quelle stesse case quando verrà fatto un nuovo bando.
E allora perché cacciarle oggi?
Per strada, nel silenzio generale?
Si poteva fare una cosa semplice e giusta: avviare subito il bando, verificare i requisiti, lasciare dentro chi ha diritto e dare tempo a chi non ce l’ha di organizzarsi.
Si chiama buon senso.
Si chiama umanità.
Invece no.
E nel frattempo?
Famiglie intere nel limbo.
Bambini senza certezze.
Persone trattate come pratiche da chiudere».
Il cuore della questione sollevata da Lotito sta tutto nella distanza — spesso abissale — tra legalità formale e giustizia sostanziale. Nessuno mette in discussione la necessità di rispettare le regole, né l’importanza di procedure trasparenti nell’assegnazione degli alloggi pubblici. Tuttavia, quando l’applicazione rigida delle norme produce effetti socialmente devastanti, è legittimo interrogarsi sulla capacità delle istituzioni di interpretare quelle stesse regole con equilibrio e responsabilità.
Il caso delle circa 30 famiglie di Sorrento è emblematico. Non si tratta di occupazioni abusive né di situazioni di privilegio, ma di nuclei che — come sottolineato — potrebbero rientrare nuovamente nei criteri di assegnazione una volta pubblicato un nuovo bando. In questo contesto, lo sfratto immediato appare non solo affrettato, ma anche inefficiente: genera disagio sociale senza risolvere realmente il problema.
La proposta avanzata — avviare subito il bando, verificare i requisiti e gestire la transizione con gradualità — rappresenta una soluzione pragmatica, che coniuga legalità e tutela sociale. È proprio questa capacità di mediazione che dovrebbe caratterizzare una buona amministrazione: non limitarsi ad applicare norme, ma governarne gli effetti.
C’è poi un aspetto più profondo, che riguarda il modello di sviluppo della Penisola Sorrentina. In un territorio dove il mercato immobiliare è sempre più orientato verso il turismo e gli affitti brevi, il rischio di espulsione delle fasce più fragili è concreto e crescente. L’emergenza casa non è un episodio isolato, ma il sintomo di uno squilibrio strutturale che richiede politiche abitative più lungimiranti.
Infine, il tema del silenzio. “Nel silenzio generale”, scrive Lotito. Ed è forse questo uno degli elementi più critici: la mancanza di un dibattito pubblico ampio e consapevole su questioni che toccano diritti fondamentali. Perché quando famiglie e bambini finiscono “nel limbo” non è solo un problema amministrativo, ma una questione che riguarda l’intera comunità.
In definitiva, la vicenda solleva una domanda semplice ma decisiva: che tipo di legalità vogliamo? Una legalità fredda, che si limita a chiudere pratiche, o una legalità capace di tenere insieme regole e umanità? La risposta a questa domanda definirà non solo il destino di queste famiglie, ma anche la qualità civile del territorio.
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