Piano di Sorrento, la riflessione di don Rito Maresca sul Vangelo del giorno: quando il male si insinua nella quotidianità
Il Vangelo non parla solo di grandi eventi o di situazioni straordinarie. Spesso entra nelle pieghe della vita quotidiana, là dove si annidano le fatiche interiori, le paure e quelle piccole battaglie invisibili che ogni persona affronta dentro di sé. È proprio su questa dimensione molto concreta della vita che si sofferma la riflessione di don Rito Maresca, amministratore parrocchiale della Parrocchia di Mortora a Piano di Sorrento.
Partendo dal passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 12,27) don Rito propone una meditazione personale che nasce anche da un’esperienza notturna trasformata poi in occasione di riflessione spirituale.
Don Rito scrive: «A volte il male non ti schiaccia: ti infastidisce. Ti ronza addosso. Ti logora.
«Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano?» (Mt 12,27).
Stanotte ho fatto un incubo strano: mi sentivo tormentato, perseguitato da un demonio. Non una figura gigantesca e spaventosa, ma un nanetto scuro, petulante, che mi seguiva ovunque: insulti, fastidi, ricordi dei miei peccati e delle mie debolezze. Una presenza rognosa e asfissiante, come un moscone che non esce dalla stanza e ti si posa continuamente addosso.
Nel sogno gli ordinavo di andarsene, ma non mi lasciava in pace… finché ho detto:
“Nel nome di Gesù, Signore sui demoni, ti ordino di andare via.”
E lui si è allontanato.
Che sorpresa leggere stamattina questo Vangelo: Gesù non discute il male come un’idea. Lo affronta come una realtà. E ci ricorda che la liberazione non nasce da formule magiche, ma da una cosa semplice e decisiva: chi è il Signore della tua vita?
Ciascuno di noi ha i suoi “demoni”: non sempre spettacolari, spesso quotidiani. Pensieri ossessivi, tentazioni che tornano, colpe che ti rinfacciano, ferite che ti stringono, abitudini che ti tirano giù. E tante volte proviamo a combatterli con la sola forza umana… e ci stanchiamo.
Oggi il Vangelo mi rimette al centro: ho bisogno di credere nel Signore della vita per non restare prigioniero del male. Ho bisogno di chiamare per nome Gesù, di affidarmi a Lui, di chiedere aiuto — spirituale e anche umano — quando serve.
Oggi, se senti quel “ronzio” addosso, prova una preghiera breve e vera:
“Gesù, sii Tu il Signore della mia mente e del mio cuore. Liberami dal male.”
Qual è il “moscone” che ti ronza addosso più spesso?».
La meditazione di don Rito Maresca offre uno spunto molto concreto per leggere il Vangelo nella vita di ogni giorno. Non sempre il male si presenta in forme eclatanti o drammatiche. Spesso si manifesta attraverso piccoli pensieri insistenti, paure, sensi di colpa o inquietudini che lentamente consumano la serenità interiore.
Questa prospettiva invita a riconoscere che la dimensione spirituale non è separata dalla vita quotidiana. Al contrario, attraversa le nostre giornate, le relazioni, i momenti di fatica e le fragilità personali. Il messaggio evangelico diventa allora un invito a non affrontare da soli ciò che pesa nel cuore.
La fede, in questo senso, non è presentata come una fuga dai problemi, ma come una sorgente di forza e di orientamento. Affidarsi a Dio significa riconoscere che la vita non si riduce alla somma delle proprie debolezze e che esiste una speranza più grande capace di rimettere ordine nei pensieri e nelle emozioni.
La riflessione suggerisce anche un altro aspetto importante: chiedere aiuto non è segno di debolezza. A volte il sostegno spirituale, il confronto con qualcuno o un momento di preghiera sincera possono diventare strumenti concreti per ritrovare equilibrio e pace.
Il Vangelo, quindi, non si limita a raccontare episodi lontani nel tempo. Continua a parlare alla coscienza di ciascuno, ricordando che ogni persona porta dentro di sé una lotta, ma anche la possibilità di una liberazione. In questa prospettiva la fede diventa uno spazio di fiducia, dove il cuore può tornare a respirare e guardare alla vita con maggiore speranza.
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