Piano di Sorrento, successo per “Il canto del Vesuvio”. L’intervista ai relatori Giovanni Rea e Giovanni Gugg
Venerdì 27 febbraio si è svolto nella Sala Consiliare del Comune di Piano di Sorrento l’incontro “Il canto del Vesuvio: tra magma, miti e melodie popolari”, nuovo appuntamento del ciclo di seminari “Orizzonti Consapevoli in una Società che cambia” organizzato dal Liceo “Gaetano Salvemini” di Sorrento diretto dalla dottoressa Debora Adrianopoli, in sinergia con le associazioni presenti sul territorio, in particolare Cif e Unitre e sostenuto dall’Assessorato alla Cultura e Politiche Giovanili. Protagonista assoluto dell’incontro è stato il Vesuvio, raccontato non soltanto come fenomeno geologico ma come elemento identitario e simbolico dell’intero territorio campano. Il vulcano è emerso come presenza viva nell’immaginario collettivo: forza naturale, ma anche fonte di miti, canti popolari e narrazioni stratificate nel tempo.
Un momento particolarmente significativo è stato il coinvolgimento diretto degli studenti del Liceo Scientifico Gaetano Salvemini di Sorrento. A introdurre l’incontro sono stati infatti Raffaele De Maio, Luigi Fattorusso e Giuseppe Pianese, che hanno dimostrato competenza, partecipazione e senso di responsabilità. La loro presenza ha rappresentato un segnale concreto di dialogo intergenerazionale, confermando la scuola come spazio di cittadinanza attiva e laboratorio di consapevolezza.
A guidare il pubblico in questo percorso multidisciplinare sono stati l’antropologo Giovanni Gugg e il geologo Giovanni Rea, con i quali è stato approfondito il significato del Vesuvio come “canto” che attraversa i secoli: dalla voce della terra che ribolle sotto la superficie, fino alle melodie e ai racconti che ne hanno alimentato il mito.
L’intervista che segue mette in luce come scienza e cultura possano dialogare per restituire un’immagine più completa e complessa di uno dei simboli più potenti del nostro territorio.
Professor Rea, partiamo dalla scienza: che cosa rende il Vesuvio un vulcano così particolare?
Giovanni Rea: Il Vesuvio è uno dei vulcani più studiati al mondo, ma resta un sistema attivo e complesso. La sua storia millenaria e le sue caratteristiche geologiche lo rendono unico nel panorama internazionale. Comprenderne la struttura e il funzionamento significa non solo studiare il magma, ma leggere un territorio che vive in costante equilibrio tra rischio e straordinaria fertilità».
Professor Gugg, lei ha definito il Vesuvio una “narrazione di narrazioni”. Cosa significa?
Giovanni Gugg: «Significa che il Vesuvio non è soltanto un fenomeno naturale, ma anche un prodotto culturale. Nel tempo è stato raccontato, rappresentato, reinterpretato. Dalle cronache antiche alle incisioni dopo l’eruzione del 1631, dalle letture religiose – con la mediazione di San Gennaro nei momenti di emergenza – fino alle rappresentazioni artistiche, alla musica, al cinema, al marketing territoriale. Ogni epoca ha costruito il “suo” Vesuvio».
Quanto pesa la dimensione simbolica rispetto a quella naturale?
Giovanni Gugg: «Moltissimo. Il vulcano è un simbolo stratificato. È presenza fisica, concreta e minacciosa, ma anche un potente generatore di identità. Attorno alle eruzioni si sono sviluppati rituali che possiamo distinguere in due grandi categorie: riti dell’emergenza, attivati durante il pericolo, e riti della memoria, che elaborano collettivamente il trauma. Questi rituali non sono statici: cambiano con la società».
Professor Rea, scienza e cultura sembrano due prospettive diverse. Dove si incontrano?
Giovanni Rea: «Si incontrano nella consapevolezza. Conoscere il Vesuvio dal punto di vista geologico è fondamentale per comprendere il rischio. Ma capire come le comunità lo percepiscono, lo raccontano e lo simbolizzano è altrettanto importante. Natura e cultura non sono mondi separati: dialogano continuamente».
Che risposta avete riscontrato dal pubblico?
«L’incontro ha visto una partecipazione attiva, in particolare degli studenti del Liceo Scientifico “Gaetano Salvemini” di Sorrento, che hanno introdotto e animato il dibattito con domande puntuali. Il confronto tra generazioni ha confermato quanto il Vesuvio continui a essere non solo oggetto di studio, ma spazio di riflessione sul rapporto tra uomo, territorio e memoria».
In conclusione: che cos’è oggi il Vesuvio?
«Un vulcano attivo, certo. Ma anche un varco tra il “qui” e l’“altrove”: un luogo fisico che diventa immaginario, racconto, identità. Il Vesuvio vive nel magma, ma anche nelle immagini, nei riti e nei significati che la società, di epoca in epoca, gli attribuisce».
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