L’etica come guida: Raffaele Attardi traccia un nuovo percorso civile per Sorrento
A Sorrento è tempo di tornare a parlare di etica pubblica. Non come concetto astratto o semplice richiamo morale, ma come fondamento concreto dell’azione politica e amministrativa. È da questa riflessione che prende forma l’intervento di Raffaele Attardi che rilancia la necessità di “far crescere l’albero dell’etica” per ricostruire fiducia, responsabilità e senso di comunità.
In un contesto segnato da tensioni, polemiche e da vicende istituzionali controverse, il tema dell’etica diventa una chiave di lettura per guardare al passato recente ma soprattutto per progettare il futuro. Dal valore del bene comune alla trasparenza amministrativa, fino al peso delle scelte compiute da chi ha ricoperto ruoli pubblici, l’appello è chiaro: senza etica non può esserci vera democrazia, né sviluppo duraturo per la città.
Raffaele Attardi così scrive in un post pubblicato sui social: «Dobbiamo far crescere l’albero dell’etica.
Oggi ci siamo presi cura del primo albero del nostro giardino : quello che simboleggia l’etica.
L’etica non è un semplice insieme di regole o divieti, ma è la scienza del carattere (dal greco ethos). È la riflessione critica che ci guida nel distinguere ciò che è “bene” da ciò che è “utile”, ponendo l’accento sulla responsabilità verso l’altro.
In un contesto come Sorrento dove prevalgono l’egoismo e la bramosia di possesso, l’etica è forse l’albero più importante da coltivare perche agisce come un correttore di rotta, trasformando l’individuo da “consumatore di risorse” a “costruttore di comunità”.
Per promuovere una crescita etica in una realtà complessa come quella sorrentina — segnata da una forte spinta al profitto e da dinamiche di potere — è necessario agire su più livelli.
Ecco si seguito alcune azioni e alcuni obiettivi da raggiungere per far crescere l’albero dell’etica. Sono il primo passo per passare dalla visione di cosa è Sorrento per realizzare il sogno: servono per costruire il programma elettorale.
1. Dalla Cultura del Privato al Valore del Bene Comune
Il primo passo è scardinare l’idea che il successo del singolo possa prescindere dal benessere collettivo.
Azione: Istituire “Patti di Collaborazione” tra cittadini e amministrazione per la cura degli spazi pubblici (giardini, sentieri, spiagge). Vedere il bene pubblico non come “di nessuno”, ma come “di tutti”, riduce l’egoismo predatorio.
Obiettivo: Trasformare la rendita passiva in investimento sociale.
2. Trasparenza come Antidoto alla Paura
La paura e l’ossessione per il potere prosperano nell’opacità. Chi detiene informazioni in modo esclusivo esercita un controllo indebito sugli altri.
Azione: Promuovere la digitalizzazione totale e l’accesso aperto ai dati comunali (Open Data). Quando i processi decisionali sono chiari e tracciabili, il potere si orizzontalizza e la paura del “favore negato” svanisce.
Obiettivo: Sostituire il sistema clientelare con la cultura del diritto.
3. Educazione all’Economia Civile
In una comunità che insegue il denaro, non bisogna demonizzare il profitto, ma orientarlo.
Azione: Creare percorsi di formazione per le imprese locali basati sui principi dell’Economia Civile. Premiare (anche simbolicamente) le aziende che reinvestono parte dei loro utili in progetti culturali o sociali per il territorio.
Obiettivo: Dimostrare che un’azienda etica è più resiliente e amata di una puramente estrattiva.
4. Spazi di Dialogo Intergenerazionale
L’ossessione per il potere spesso deriva da un senso di precarietà o dal desiderio di lasciare un “regno” ai figli, ma senza consultarli.
Azione: Attivare forum permanenti dove i giovani possano contestare costruttivamente le logiche dei “vecchi” poteri, portando istanze di sostenibilità e innovazione.
Obiettivo: Rompere l’isolamento egoistico attraverso il confronto con il futuro.
Far crescere l’etica significa anche che ognuno deve sentire il peso delle scelte fatte.
Un intero Consiglio Comunale si è insediato e ha continuato ad agire, per anni, pur essendo consapevole della illegittimità che gravata su di esso a causa della irregolarità delle elezioni.
Se ci fosse lasciati guidare dell’etica, invece che da interessi di parte, forse tutto quello che è accaduto non sarebbe successo.
Una persona UMA Bruno Morelli si è opposta spesso da sola a questa ingiustizia.
Tutti quelli che si sono girati dall’altra parte e in particolare i Consiglieri Comunali eletti senza titolo, devono sentire il peso di questa mancanza e chiedere scusa a Sorrento per i danni che ha causato questa mancanza».
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