Piano di Sorrento, il nuovo “Cristo alla colonna”: un dono di Dio per la comunità. Il sogno dell’Arciconfraternita Morte e Orazione diventa realtà
Nella suggestiva cornice della Basilica di San Michele Arcangelo, a Piano di Sorrento, la serata di ieri ha assunto i contorni di un evento destinato a lasciare un segno profondo nella memoria collettiva. La presentazione della nuova statua del “Cristo alla colonna”, realizzata dall’artista maltese Andrew Bugeja, ha trasformato lo spazio sacro in un luogo di intensa partecipazione emotiva, dove fede, arte e identità si sono intrecciate in modo indissolubile.
L’iniziativa, promossa e curata dall’Arciconfraternita Morte e Orazione, ha rappresentato molto più di una semplice inaugurazione di un’opera d’arte: è stata un’esperienza condivisa, un atto comunitario capace di rinnovare un’eredità spirituale che affonda le radici nei secoli. La scultura raffigura Cristo nel momento della flagellazione, cogliendo con straordinaria sensibilità il dolore e, al tempo stesso, la dignità della figura sacra. Il realismo della posa, l’accuratezza dei dettagli anatomici e l’intensità espressiva del volto rendono l’opera una testimonianza potente della maestria di Bugeja. Ogni particolare invita alla contemplazione, accompagnando il fedele e il visitatore in una riflessione profonda sul mistero della sofferenza e sul significato della redenzione.
Visibilmente emozionato, il maestro Bugeja ha ringraziato la comunità per la fiducia ricevuta, affidando alle parole il senso più autentico del suo lavoro: «L’arte non è una produzione, l’arte è ciò che esce dal mio cuore». Una dichiarazione che racchiude l’essenza di un’opera nata non solo da perizia tecnica, ma da un percorso umano e spirituale.
A introdurre il momento dello scoprimento della statua è stato Michele Gargiulo, priore dell’Arciconfraternita Morte e Orazione, che ha consegnato ai presenti una riflessione intensa e vibrante, capace di restituire la profondità di un cammino condiviso. Le sue parole, pronunciate con commozione e consapevolezza, hanno dato voce all’anima dell’intera comunità: «Questa è un’avventura iniziata un po’ di tempo fa in un momento molto particolare in cui eravamo alla ricerca della bellezza. Noi veniamo da una scuola spirituale che ci ha forgiato sulla ricerca della bellezza. Con Andrew ci siamo conosciuti in maniera fortuita ed abbiamo coltivato un’amicizia legata a questa immagine. Mi ero innamorato di un Cristo alla colonna realizzato da Andrew ed insistevo nel fatto che volessi quell’Ecce Homo. E lui mi ha rispose: “Devo creare un’opera unica per voi”. In questa opera c’è il trasporto di un’intera esistenza, le difficoltà, il dolore e le emozioni che vive Andrew. Io ti ringrazio Andrew perché ci hai dato la possibilità di ricercare la bellezza. Devo ringraziare il Governo della mia Arciconfraternita con cui abbiamo sognato questa operazione che parte da molto lontano. Il sogno di un Ecce Homo, che abbiamo qui in Basilica in eredità dai nostri padri, un’opera meravigliosa. Voglio ricordare Giosuè Perrella e Giancarlo D’Esposito con cui abbiamo accarezzato negli anni scorsi l’idea di poterlo vedere sfilare per il nostro paese. Il Governo dell’Arciconfraternita Morte e Orazione ha da subito sposato questa idea come l’hanno sposata tutti i ragazzi che organizzano, 365 giorni all’anno, la nostra processione. Oggi esaltiamo e ci immergiamo nella bellezza. Il mare rappresenta la venuta di questa statua. Devo dare un segno, a dimostrazione dell’affetto e la vicinanza che nutriamo nei confronti della Marina di Cassano. Questa statua viene dal mare, rappresenta il mare e la Marina di Cassano rappresenta una parte essenziale della nostra comunità. All’artista ho chiesto una semplice corda che leghi le mani del Cristo alla colonna. Il Governo dell’Arciconfraternita Morte e Orazione ha deciso, per le future generazioni, di legare questa corda alla Marina di Cassano. Una corda legata al lavoro dei marinai, al lavoro nelle strutture ricettive, sui pescherecci. Perché noi dobbiamo tantissimo alla Marina di Cassano. 26 anni fa, in una sera di luglio, inauguravamo le porte di bronzo ed un nostro padre spirituale disse: “Non è un dono a Dio ma è un dono di Dio”. Andrew le tue mani, che hanno lavorato questa statua, sono un dono di Dio. Il nostro metterci in processione è un dono di Dio. La nostra sofferenza è un dono di Dio. La nostra gioia è un dono di Dio. Quello che abbiamo trascorso in questi anni è un dono di Dio. La realizzazione di questa statua è un dono di Dio. Voi siete un dono di Dio per la nostra Confraternita. La mia Confraternita per questo paese e per questa comunità è un dono di Dio e lo è da 400 anni. E non si fermerà con questo, questo è un buttare il cuore oltre l’ostacolo. Non ci dobbiamo stancare di cercare la bellezza. Andrew ha dato dimostrazione che, lontano da noi, in un’isola meravigliosa, si può creare ancora tanta bellezza».
Parole che hanno risuonato come una professione di fede collettiva, sottolineando quanto l’arte, quando è autentica, diventi strumento di elevazione spirituale e di coesione sociale. Il riferimento al mare, alla corda che lega il Cristo e al lavoro quotidiano della comunità, ha trasformato la scultura in un simbolo concreto di appartenenza, radicando l’opera nella vita reale del territorio.
L’evento (clicca QUI per il video) non è stato soltanto la presentazione di una nuova opera d’arte, ma un momento di riflessione condivisa sulla storia artistica e religiosa della Penisola Sorrentina. Il “Cristo alla Colonna” si propone già come segno tangibile di fede, memoria e identità culturale, capace di rafforzare il senso di appartenenza e di rinnovare una tradizione spirituale che da secoli caratterizza la comunità.
In quella sera carica di silenzi, sguardi e commozione, l’arte ha parlato al cuore dei presenti, ricordando che la bellezza – quando nasce dalla sofferenza e si offre come dono – diventa ponte tra l’umano e il divino, tra la storia e l’eternità.
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