Massa Lubrense, 53 anni fa la frana dal Monte San Costanzo che spezzò dieci vite
Il 16 febbraio 1973 resta una delle date più dolorose nella memoria di Massa Lubrense. Sono trascorsi 53 anni dalla frana che sconvolse la località Mitigliano, quando dopo giorni di pioggia incessante una colata di fango e detriti si staccò dal versante nord-occidentale del Monte San Costanzo, travolgendo due case coloniche e spezzando dieci vite.
Le precipitazioni, cadute senza tregua per più giorni, avevano progressivamente saturato i terreni rendendoli instabili. Il dissesto ebbe origine dal distacco di alcuni massi dalla ripida ripa calcarea che sovrasta il pendio, una parete sub-verticale modellata da antichi processi di erosione e denudazione. L’impatto delle rocce sui terreni piroclastici sottostanti, già impregnati d’acqua e indeboliti, innescò un rapido movimento di massa.
In pochi istanti migliaia di metri cubi di fango si riversarono a valle con forza devastante, investendo le abitazioni rurali poste lungo il pendio. Gli occupanti furono colti nel sonno e non ebbero il tempo di mettersi in salvo. Tra le vittime anche tre bambine, di appena 20 mesi, 3 e 5 anni: un dettaglio che ancora oggi rende quella notte ancora più straziante nella memoria collettiva.
Il boato, il buio, poi il silenzio irreale rotto solo dalle prime grida e dall’arrivo dei soccorsi. La comunità si trovò improvvisamente a fare i conti con una tragedia immane, che segnò per sempre la storia del territorio. Le immagini di quei giorni, il dolore delle famiglie e la solidarietà che ne seguì restano incise nel ricordo di chi visse quelle ore drammatiche.
A oltre mezzo secolo di distanza, la frana di Mitigliano non è soltanto un capitolo di cronaca nera, ma un monito costante sulla fragilità di un territorio straordinario quanto delicato, dove l’equilibrio tra uomo e natura richiede attenzione continua, prevenzione e memoria. Ricordare significa anche rinnovare l’impegno affinché simili tragedie non si ripetano.
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