Oggi Sorrento celebra il Vescovo San Bacolo, compatrono della città
Oggi Sorrento celebra San Bacolo, figura antica e affascinante della sua storia religiosa nonché uno dei compatroni della città. Vescovo vissuto probabilmente nel VII secolo, San Bacolo rappresenta uno di quei santi che, pur avvolti da un alone di mistero, hanno lasciato un segno profondo nella devozione popolare e nell’identità spirituale del territorio.
Nel corso dei secoli San Bacolo è stato affiancato ad altri santi vescovi venerati nella penisola sorrentina, entrando a far parte di un ideale “pantheon” che vede al centro Sant’Antonino, patrono principale della città. Accanto a lui siedono Sant’Atanasio (venerato a Priora), San Valerio (legato a Casarlano) e San Renato, al quale era dedicato un antico insediamento benedettino poi scomparso con la costruzione dell’attuale cimitero cittadino. San Bacolo fu incluso tra i compatroni soprattutto per le virtù taumaturgiche che gli venivano attribuite e per il forte legame che seppe instaurare con il popolo.
La sua figura emerge da un periodo storico complesso, quello dell’alto Medioevo, segnato dal declino dell’Impero Romano, dalle incursioni e da una lunga fase di instabilità politica che portò Sorrento a conquistare persino una temporanea autonomia, dando vita al cosiddetto Ducato di Sorrento. Di quegli anni restano poche testimonianze scritte e molte incertezze, tanto che la storia medievale della città è ancora oggi in parte avvolta dalle ombre. In questo contesto i culti religiosi diventano spesso una delle poche chiavi di lettura per ricostruire il passato.
Secondo un’antica “Vita” di San Bacolo, utilizzata in passato come omelia nel giorno della sua festa, il santo nacque a Napoli e, dopo aver intrapreso la vita religiosa distinguendosi per pietà e cultura, fu acclamato vescovo di Sorrento. Le fonti non concordano sulle date: alcuni studiosi collocano il suo episcopato intorno all’anno 660, mentre altri ritengono che proprio quell’anno segni la sua morte. Non manca chi lo considera addirittura precedente ai santi Renato e Valerio, collocandone la vita tra il IV e il V secolo.
Al di là delle divergenze cronologiche, è certo che San Bacolo fu tra i primi patroni della Chiesa sorrentina. Come accadeva spesso per i personaggi venerati come santi, il suo corpo venne sepolto all’interno delle mura cittadine, un gesto che aveva anche un forte valore simbolico e protettivo in un’epoca segnata da pericoli e invasioni. La devozione verso di lui era tale che il suo nome veniva invocato insieme a quello degli altri santi patroni in momenti cruciali per la città, come nell’849 quando la flotta sorrentina contribuì a respingere un’incursione saracena sulle coste laziali.
La centralità di San Bacolo nella vita cittadina è testimoniata anche da un dettaglio significativo: nel XII secolo la sua immagine comparve sulle monete coniate dal Ducato di Sorrento, raffigurato come un anziano vescovo dalla folta barba, segno di un culto ormai radicato e riconosciuto anche a livello civile.
Dopo il trasferimento delle sue reliquie nella chiesa dei Santi Felice e Bacolo il culto conobbe una nuova stagione di vitalità in età moderna, grazie anche alla famiglia nobile dei Brancaccio, che rivendicò il santo come proprio antenato e contribuì alla valorizzazione della sua memoria, donando un’urna per la conservazione delle reliquie. A lui era inoltre intitolata una delle porte di accesso alla città, quella occidentale, lungo l’asse viario che conduce verso Massa Lubrense.
Oggi, nel giorno della sua festa, San Bacolo continua a rappresentare non solo una figura di fede, ma anche una preziosa testimonianza della storia più antica di Sorrento, un ponte tra devozione, memoria e identità collettiva che il tempo non è riuscito a cancellare.
(cenni storici di Gennaro Galano)
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