Abitare in Penisola Sorrentina, l’allarme di Rosario Lotito: «Abbiamo superato il limite»
Abitare in Penisola Sorrentina sta diventando una sfida sempre più difficile. Quella che per anni è stata considerata una delle aree più ambite in cui vivere, grazie alla bellezza del paesaggio, alla qualità della vita e al forte richiamo turistico, oggi si trova a fare i conti con una contraddizione sempre più evidente: vivere in questo territorio è diventato economicamente insostenibile per una parte crescente dei suoi stessi abitanti.
Il problema riguarda soprattutto i giovani che vorrebbero rendersi autonomi, le coppie intenzionate a costruire una famiglia, i lavoratori che desiderano vivere vicino al proprio impiego e i nuclei familiari alla ricerca di un’abitazione adeguata alle proprie esigenze. Per molti, trovare una casa in affitto a un prezzo compatibile con uno stipendio ordinario sembra ormai un’impresa.
A pesare sono i canoni elevati e la difficoltà di reperire immobili destinati alla locazione residenziale di lungo periodo. Una situazione che solleva interrogativi non soltanto sul mercato immobiliare ma anche sul futuro sociale della Penisola Sorrentina: cosa accade a un territorio quando chi lo vive e lo anima ogni giorno non può più permettersi di abitarci?
È su questo tema che interviene Rosario Lotito, referente territoriale di Europa Verde, con una riflessione pubblicata sui social. Partendo dall’esempio concreto di un monolocale a Meta proposto a 750 euro mensili, Lotito richiama l’attenzione sulla necessità di affrontare quella che definisce una vera emergenza abitativa, chiedendo interventi politici concreti per tutelare il diritto dei residenti a restare nella propria terra: «ABITARE IN PENISOLA SORRENTINA: ABBIAMO SUPERATO IL LIMITE.
Partiamo da un principio fondamentale: la proprietà privata è un diritto da rispettare e tutelare. Ma questo non può impedirci di affrontare una realtà sempre più evidente: in Penisola Sorrentina è in corso una vera e propria emergenza abitativa.
Prendiamo un esempio concreto, tratto da un recente annuncio a Meta: un monolocale di appena 35 m², al secondo piano senza ascensore, proposto a 750 euro al mese.
Non si tratta di puntare il dito contro il singolo proprietario. Si tratta di comprendere cosa stia accadendo al nostro territorio.
Se un monolocale costa 750 euro al mese, quanto deve spendere una famiglia che ha bisogno di una casa con due camere da letto?
Ormai si arriva facilmente a 1.200-1.500 euro mensili, ammesso di riuscire a trovare un immobile disponibile per un affitto residenziale a lungo termine.
E allora poniamoci una domanda semplice: come può un giovane, un lavoratore del posto o una coppia che desidera costruire una famiglia sostenere questi costi con stipendi normali?
Una casa non può diventare un privilegio riservato a chi può permettersi di spendere cifre sproporzionate rispetto ai propri redditi.
Il rischio è sotto gli occhi di tutti: giovani costretti ad andare via, famiglie che non riescono più a trovare un alloggio, lavoratori impossibilitati a vivere vicino al proprio posto di lavoro.
E mentre perdiamo residenti, rischiamo di perdere anche ciò che rende unica la nostra terra: le comunità, le relazioni, i servizi e la vita quotidiana dei nostri paesi.
Servono scelte politiche concrete, regole efficaci e interventi a sostegno di chi rischia di perdere la propria casa o non riesce più a trovarne una.
Non possiamo continuare a limitarci a constatare il problema mentre i nostri paesi si svuotano dei loro abitanti.
Il diritto di restare nella propria terra deve tornare a essere una priorità.
Perché una comunità senza residenti non è una comunità che cresce: è una comunità che rischia di scomparire».
La riflessione riporta al centro una questione che va oltre il costo di un singolo appartamento e investe il modello di sviluppo del territorio. La sfida è trovare un equilibrio tra la legittima tutela della proprietà privata, le dinamiche del mercato immobiliare e il bisogno di garantire abitazioni accessibili a chi vive e lavora in Penisola Sorrentina.
Il tema interpella le amministrazioni locali e la politica, chiamate a individuare strumenti efficaci per ampliare l’offerta di alloggi a lungo termine e sostenere le fasce più esposte alle difficoltà del mercato. Perché la vivibilità di un territorio non si misura soltanto dalla sua capacità di attrarre visitatori, ma anche dalla possibilità, per i suoi abitanti, di costruirvi il proprio futuro.
Il rischio, altrimenti, è che dietro la bellezza dei paesaggi e il successo turistico si consumi lentamente una perdita ben più profonda: quella delle comunità che da sempre danno identità ai nostri paesi.
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