Le procedure inutili: quando si chiede ai cittadini di giocare una partita già decisa
Ci sono procedure che rispettano la legge, ma finiscono ugualmente per alimentare sfiducia. È il caso degli avvisi pubblici con cui le amministrazioni invitano cittadini e professionisti a presentare la propria candidatura per incarichi in enti, aziende o organismi partecipati, peraltro a titolo gratuito.
Si chiedono curricula dettagliati, titoli di studio, esperienze professionali, dichiarazioni sostitutive, documentazione da produrre entro termini rigorosi. Un percorso che lascia intendere l’esistenza di una selezione fondata sul merito, sulla competenza e sulla comparazione tra i candidati.
Poi, però, arriva la conclusione. La nomina è fiduciaria. Nessuna graduatoria. Nessun obbligo di scegliere il candidato più qualificato. Nessuna comparazione pubblica. La decisione finale resta affidata alla discrezionalità dell’autorità competente.
Sia chiaro: è una facoltà prevista dalla legge e, come tale, pienamente legittima. Ma la questione non è giuridica. È etica, istituzionale e, soprattutto, di rispetto verso i cittadini.
Perché chiedere a decine di persone di investire tempo, raccogliere documenti e presentare candidature se il procedimento non è realmente competitivo? Perché alimentare aspettative che, nella maggior parte dei casi, non potranno mai trasformarsi in una valutazione comparativa?
La trasparenza non può ridursi alla pubblicazione di un avviso. La trasparenza è anche chiarezza. È spiegare ai cittadini che stanno partecipando a una procedura nella quale il curriculum rappresenta uno degli elementi di valutazione, ma non determina l’esito finale. È evitare che un atto nato per garantire apertura si trasformi, agli occhi dell’opinione pubblica, in un semplice adempimento burocratico.
Le istituzioni chiedono ai cittadini fiducia. Ma la fiducia non si impone: si conquista con comportamenti coerenti. Ogni procedura che genera l’impressione di una partecipazione solo apparente contribuisce ad allargare la distanza tra amministrazione e comunità.
Forse è arrivato il momento di interrogarsi se alcune modalità possano essere ripensate. Perché il rispetto della legge è il punto di partenza, non quello di arrivo. Il vero obiettivo dovrebbe essere quello di far sentire ogni cittadino parte di un’amministrazione che non solo agisce correttamente, ma appare anche imparziale, credibile e autenticamente aperta.
Altrimenti resterà sempre quella fastidiosa sensazione che molti conoscono fin troppo bene: essere stati invitati a partecipare a un gioco di cui qualcuno aveva già deciso le regole e, forse, anche il finale.






