La scomparsa improvvisa di Tony Wolfe, a soli 68 anni, lascia un vuoto profondo nel mondo artistico e culturale della Penisola sorrentina. Con lui se ne va una figura difficile da racchiudere in una sola definizione, perché la sua creatività ha attraversato linguaggi, forme ed espressioni diverse, restituendo l’immagine di un artista autenticamente poliedrico, capace di trasformare la materia e la fantasia in qualcosa di vivo, riconoscibile e profondamente legato al territorio.
Tra le sue creazioni più singolari e significative resta il Ciuccio di Fuoco di Sorrento, l’asinello di cartapesta che, ogni 31 dicembre, accompagna il passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo e che, al termine della cerimonia, viene dato alle fiamme in piazza Tasso tra scoppi, luci e fuochi d’artificio.
Un’opera effimera, destinata per sua stessa natura a scomparire nel fuoco, ma proprio per questo capace di lasciare un segno indelebile nella memoria collettiva. Il Ciuccio di Fuoco è infatti uno degli appuntamenti più caratteristici del Capodanno sorrentino: un rito che, secondo le interpretazioni legate alla tradizione popolare, simboleggia la fine dell’anno trascorso e il desiderio di lasciarsi alle spalle ciò che è stato, per accogliere con speranza e fiducia quello che verrà.
Ed è proprio qui che il lavoro di Tony Wolfe assume un significato particolare. La sua arte non è rimasta confinata negli spazi tradizionali dell’esposizione, ma è entrata nel cuore della città, nel rito collettivo, nella festa popolare. Il suo asinello di cartapesta, imbottito di fuochi d’artificio e destinato a consumarsi tra fiamme e scintille, è diventato parte di un immaginario condiviso da generazioni di sorrentini e da migliaia di visitatori.
Il destino del Ciuccio è quello di bruciare, ma la sua immagine rimane. Rimane negli occhi di chi ogni anno si ritrova in piazza Tasso, nei racconti di chi ha assistito al rito, nelle fotografie e nei ricordi. È questa, in fondo, una delle caratteristiche più affascinanti dell’arte di Tony Wolfe: la capacità di creare qualcosa che, pur essendo materiale e concreto, riesce a vivere oltre la materia stessa.
Il Ciuccio di Fuoco, infatti, non è soltanto una costruzione di cartapesta. È un simbolo. È il vecchio anno che se ne va, è il fuoco che cancella simbolicamente il passato, è il fragore dei botti che accompagna il passaggio verso il nuovo.
In questo rito Tony Wolfe ha lasciato una traccia speciale. La sua è stata un’arte capace di incontrare la tradizione, di darle una forma, un volto e una presenza scenica. Un’arte che sapeva parlare a tutti: senza bisogno di spiegazioni, attraverso la forza immediata dell’immagine e dello spettacolo.
Ricordarlo significa dunque ricordare un artista che ha saputo muoversi con libertà tra forme diverse della creatività e che ha saputo mettere il proprio talento al servizio anche di una delle più sentite tradizioni della città. Il suo Ciuccio di Fuoco rappresenta una delle testimonianze più originali di questo rapporto tra arte e territorio: un’opera che nasce per essere ammirata, per suscitare emozione e, infine, per essere restituita al fuoco.
Ogni 31 dicembre, quando in piazza Tasso tornerà a comparire il Ciuccio e la folla si stringerà intorno a quel grande asinello pronta a salutare l’anno che finisce, sarà impossibile non pensare a Tony Wolfe.
Perché alcune opere non appartengono più soltanto a chi le ha create. Entrano nella storia dei luoghi, diventano patrimonio della memoria collettiva e finiscono per vivere indipendentemente dal loro autore.
Il Ciuccio di Fuoco è una di queste.
E nel suo ultimo bagliore, tra le fiamme e i colori dei fuochi d’artificio, continuerà idealmente a brillare anche il ricordo di Tony Wolfe, artista poliedrico, creativo e uomo capace di lasciare un’impronta originale nella cultura e nell’immaginario di Sorrento.
A lui resta il merito di aver dato una forma concreta a un rito che, ogni anno, accompagna una comunità nel delicato passaggio tra ciò che finisce e ciò che ricomincia.
E forse non c’è modo più significativo per ricordare un artista: sapere che, anche dopo la sua scomparsa, qualcosa nato dalle sue mani continuerà a tornare, anno dopo anno, per salutare il passato e accendere la speranza del futuro.
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