Vico Equense, il Comitato “La Tutela dei Diritti dei Cittadini” interviene sull’elettrodotto di Arola: «I tralicci spariscono, ma i rischi restano»
Vico Equense. La rimozione dei tralicci dell’elettrodotto nella frazione di Arola continua ad alimentare il dibattito pubblico. Se da una parte l’intervento è stato accolto positivamente da chi lo considera un miglioramento paesaggistico e infrastrutturale, dall’altra non mancano le voci critiche. Tra queste quella del Comitato “La Tutela dei Diritti dei Cittadini” che, attraverso un intervento diffuso sui social e agli organi di informazione, contesta la narrazione positiva dell’opera e chiede ulteriori verifiche sugli aspetti tecnici, ambientali e amministrativi dell’intervento.
Secondo il Comitato, la scomparsa delle strutture metalliche dal paesaggio non rappresenterebbe la soluzione definitiva del problema, ma soltanto una modifica della sua collocazione, con interrogativi che riguardano la sicurezza del territorio e la tutela della salute dei residenti.
Il Comitato “La Tutela dei Diritti dei Cittadini” coscì scrive: «BASTA con gli elogi a persone che non sanno nemmeno quello che stanno elogiando!
Elettrodotto di Arola: i tralicci spariscono ma il pericolo resta sotto i piedi dei cittadini
VICO EQUENSE – La rimozione dei vecchi tralicci ad Arola viene celebrata trionfalmente, ma per i residenti rappresenta solo un’operazione di facciata che sposta il problema senza risolverlo. L’interramento dei cavi ad alta tensione — posizionati all’interno dello stesso scavo in cui transitano le condotte idriche della Gori, le linee Enel e le tubazioni del gas di Italgas — unito al mantenimento della stazione primaria nel cuore del centro abitato, solleva pesanti interrogativi sulla reale tutela della salute pubblica.
“Un’amministrazione davvero lungimirante — spiegano i rappresentanti dei cittadini — avrebbe preteso il trasferimento definitivo della stazione elettrica fuori dal centro urbano, anziché avallarne il raddoppio. Smantellare le strutture visibili non cancella l’inquinamento elettromagnetico a ridosso delle nostre case”.
La comunità chiede ora immediata chiarezza su tre grandi ‘punti oscuri’ che pesano sull’intera vicenda amministrativa:
1. Il giallo dell’innalzamento della tensione
I documenti storici tracciano un percorso anomalo. Il 12 agosto 2002 l’Enel chiese di innalzare la tensione da 10 kV a 150 kV, istanza che fu bloccata dall’Ordinanza Sindacale n. 438. Successivamente, tramite il Decreto Ministeriale 239, è stato approvato il progetto di interconnessione per portare la tensione da 60 kV a 150 kV. La domanda della cittadinanza è netta: quando, come e da chi è stato autorizzato il precedente passaggio della tensione da 10 kV a 60 kV? Perché la popolazione non è mai stata informata?
2. La palese violazione del Piano Urbanistico Territoriale (P.U.T.)
L’altro fronte critico riguarda la regolarità urbanistica. L’accertamento di conformità rilasciato dall’Ufficio Tecnico del Comune di Vico Equense il 15 dicembre 2017 subordina l’opera al “pieno rispetto delle prescrizioni del P.U.T. (Legge Regionale 35/1987)”. Nei fatti, però, la realizzazione della linea viola apertamente l’articolo 17 del medesimo Piano, il quale impone l’inedificabilità assoluta, sia pubblica che privata, all’interno della “Zona 1b”, area destinata alla tutela rigorosa dell’ambiente naturale.
3. L’interramento promiscuo: a chi ha giovato davvero?
L’inserimento di molteplici sottoservizi (Gori, Enel, Italgas) nello stesso identico scavo della linea ad alta tensione di Terna non ha giovato in alcun modo alla sicurezza della cittadinanza. Ha favorito unicamente le grandi società private e l’amministrazione, che hanno così abbattuto i costi di cantiere. Per i residenti rimangono solo enormi rischi tecnici: la vicinanza dell’alta tensione alle condotte idriche accelera la corrosione dei tubi per via delle correnti parassite, mentre la coesistenza forzata con le condotte del gas trasforma il sottosuolo in una potenziale bomba a orologeria in caso di guasti incrociati o infiltrazioni.
Le domande della cittadinanza rimaste senza risposta
Davanti a questo scenario, le associazioni e i comitati territoriali rilanciano due quesiti pesantissimi:
• Se quest’opera è davvero migliorativa come viene propagandato, perché chi di dovere si sottrae continuamente dal dare garanzie scritte sulla salute ai cittadini lesi?
• Perché le autorità competenti continuano a rimanere in totale silenzio e non rispondono dopo le tantissime sollecitazioni e le denunce formali già effettuate dalle associazioni sul territorio sulle irregolarità burocratiche?
Il Comitato “LA TUTELA DEI DIRITTI DEI CITTADINI” non intende affatto fermarsi davanti ai festeggiamenti per la rimozione del ferro vecchio. Rinnova pertanto l’invito stringente alle autorità competenti affinché verifichino con urgenza la correttezza delle procedure e la legittimità dei pareri espressi sull’opera. Si tratta di verifiche già sollecitate più volte dal Comitato e mai riscontrate dagli enti destinatari, nonostante la gravità dell’impatto sulla vita e sulla salute di centinaia di famiglie».
La presa di posizione del Comitato riporta al centro dell’attenzione una vicenda che negli ultimi anni ha generato confronti e polemiche tra cittadini, istituzioni e gestori delle infrastrutture coinvolte. Le questioni sollevate riguardano aspetti tecnici e amministrativi che, secondo i firmatari del documento, meritano ulteriori approfondimenti e risposte ufficiali. Resta ora da verificare se gli enti chiamati in causa interverranno per chiarire i dubbi evidenziati e fornire eventuali elementi utili a rassicurare la popolazione interessata dall’opera.
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