Il colpo di coda della stagione fredda con l’invernetto di San Marco
La primavera avanza, le giornate si allungano e il sole sembra ormai aver preso il sopravvento. Eppure la saggezza popolare invita ancora una volta alla prudenza: meglio non riporre troppo in fretta cappotti, giacche e maglioni. Proprio in questi giorni, infatti, torna a farsi sentire il celebre “invernetto di San Marco”, quell’improvviso ritorno del freddo che tradizionalmente accompagna il periodo del 25 aprile.
Un tempo, quando non esistevano radar meteorologici, applicazioni sul telefono o bollettini aggiornati in tempo reale, erano soprattutto i contadini a conoscere bene questi cambiamenti repentini. Osservando il cielo, i venti e i ritmi della natura, sapevano che a fine aprile il clima poteva ancora sorprendere con temperature rigide, piogge improvvise e raffiche di vento capaci di riportare l’inverno sulla scena per qualche giorno.
Per questo motivo nelle case si seguiva una regola semplice ma efficace: gli abiti più pesanti restavano a portata di mano almeno fino alla metà di maggio. Non era raro, infatti, dover tornare a indossare il cappotto dopo giornate quasi estive, in un alternarsi di caldo e freddo che ancora oggi caratterizza la stagione primaverile.
La tradizione popolare arricchisce questo periodo anche di curiosi racconti tramandati nel tempo. In alcune zone d’Italia si sosteneva addirittura che tra le ricorrenze di San Giorgio (23 aprile), San Marco (25 aprile) e Santa Croce (3 maggio) potessero susseguirsi tre piccoli ritorni del freddo, quasi tre ultimi saluti dell’inverno prima del definitivo arrivo della bella stagione.
Al di là delle credenze e dei proverbi, resta il fascino di una memoria contadina capace di leggere la natura con attenzione e rispetto. E così, quando il 25 aprile si presenta con cielo grigio, aria pungente e vento, c’è ancora chi sorride e ripete una frase antica: “San Marco non sbaglia mai”.
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