Il giornalismo sportivo piange Franco Esposito, voce storica di intere generazioni
Penna storica del giornalismo sportivo. Solo pochi mesi fa il Premio Salvatore Di Giacomo a Sant’Agata. Il ricordo di Gianfranco Coppola.
La comunità del giornalismo sportivo italiano perde un’altra figura di riferimento. Dopo la scomparsa di Pietro Gargano, arriva la notizia della morte di Franco Esposito, decano della cronaca sportiva e firma autorevole che ha attraversato decenni di sport raccontando imprese, uomini e passioni con rigore e sensibilità.
Solo pochi mesi fa, Franco Esposito era stato tra i protagonisti del Premio Salvatore Di Giacomo 2025, nella suggestiva cornice di Sant’Agata sui Due Golfi, dove aveva ricevuto il riconoscimento della sezione dedicata al giornalista Francesco Degni.
Franco Esposito è stato una delle penne più autorevoli del giornalismo sportivo italiano. Inviato de “Il Mattino” e del “Corriere dello Sport”, ha raccontato generazioni di atleti e grandi eventi, spaziando dal calcio all’atletica leggera fino all’ippica. Autore di numerosi volumi, ha contribuito a costruire una memoria storica dello sport italiano fatta di storie, sacrifici e trionfi.
La sua cifra stilistica era quella di un cronista attento ai dettagli, capace di unire competenza tecnica e profondità umana, qualità che lo hanno reso un punto di riferimento per colleghi e lettori.
Lunedì 4 agosto 2025, in una piazza gremita ed emozionata, Franco Esposito era stato tra gli ospiti d’onore del prologo del Premio Salvatore Di Giacomo, promosso dalla Pro Loco Due Golfi. Una serata speciale dedicata al ricordo di Francesco Degni e al mito di Varenne, leggenda mondiale del trotto.
In quell’occasione, Franco Esposito aveva ricevuto il premio insieme a Giovanni Bruno, in un contesto che celebrava il valore del racconto sportivo come patrimonio culturale. La manifestazione, condotta da Peppe Iannicelli, aveva visto la partecipazione di protagonisti del mondo sportivo e giornalistico, tra cui Gianfranco Coppola e Francesco De Luca.
Particolarmente significativa era stata l’atmosfera della serata, impreziosita dal racconto della straordinaria carriera di Varenne, il “Capitano”, simbolo di eccellenza e passione sportiva. In quella piazza, tra i due Golfi, Esposito aveva rappresentato la memoria storica di un giornalismo capace di emozionare e tramandare valori.
La sua presenza a Sant’Agata, sostenuta con determinazione da Francesco De Luca e da Antonino Siniscalchi, condivisa con entusiasmo dal presidente della Proloco Due Golfi, Donato Iaccarino, resta oggi una testimonianza preziosa: quella di un professionista che fino all’ultimo ha continuato a partecipare alla vita culturale e sportiva del territorio, condividendo esperienza e passione.
Con la scomparsa di Franco Esposito se ne va una voce autorevole, ma resta il patrimonio dei suoi racconti, delle sue analisi e di un modo di fare giornalismo che ha saputo coniugare competenza e umanità.
Il Premio Salvatore Di Giacomo, che tornerà nei medi estivi con l’appuntamento dell’edizione 2026, lo ricorderà certamente come uno dei protagonisti più autentici di una serata che ha celebrato non solo lo sport, ma anche chi lo ha saputo raccontare.
Il ricordo di Guanfranco Coppola, presidente dell’Ussi. “Dalla macchina per scrivere al pc. Un rapporto senza pause. Al servizio del giornalismo e del lettore. È triste ed orgoglioso pensando a cosa ha dato alla categoria il saluto a Franco Esposito, per oltre 65 anni tra libri e servizi, check in in aeroporti e stazioni, corse in taxi lui sprovvisto di patente. Da Sport Sud a Il Mattino per poi chiudere al Corriere dello Sport, sempre con la sua città nel cuore. Quando Napoli le dava a tutti l’ultimo di una inesauribile serie di libri. Ha saputo raccontare tutto con competenza, il pugilato – di cui era maestro – al primo posto nel suo indice di gradimento poi la pallanuoto quindi il calcio ma ha trattato ogni disciplina con competenza e rigore. Lo stesso che ha inculcato ai colleghi. Stimatissimo al di là dei premi vinti. Non c’è campione che non sia passato sotto i suoi polpastrelli. Addio ad un autentico fuoriclasse, nobile nell’animo e dotato di personalissimo stile nel racconto dello sport che altro non è che narrazione di pezzi di vita”.
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