Settimana Santa a Piano di Sorrento: tra devozione autentica e folklore da vetrina
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO un intervento di Carlo Di Maio
Due contenuti apparsi quasi simultaneamente sul web hanno acceso, forse senza volerlo, un riflettore sulle contraddizioni che attraversano la Settimana Santa a Piano di Sorrento. Il primo è un breve video pubblicato dal Priore dell’Arciconfraternita della Morte ed Orazione: durante la processione del Venerdì Santo, il figlio — indossato il sacco confraternale — corre incontro al padre incappucciato e col collare da Priore, e i due proseguono il cammino mano nella mano. Pochi secondi, nessuna regia, nessuna scenografia. Eppure, un’immagine capace di raccontare secoli di storia meglio di qualsiasi comunicato stampa.
Il secondo contenuto è un articolo in cui uno degli organizzatori della Rappresentazione Storica vanta il “trionfo” della manifestazione. La prova del successo? Cito testuale: «Piano era pienissima, non c’era un tavolo libero nei ristoranti e nelle pizzerie».
Due mondi, una sola etichetta
L’accostamento è involontariamente illuminante. Da una parte le Processioni della Settimana Santa, tradizione tramandata di padre in figlio dalla notte dei tempi, che non misurano il proprio valore in coperti o presenze turistiche. Sono radice, identità, fondamento di una comunità. Si finanziano con i sacrifici silenziosi dei confratelli, non cercano applausi e non hanno bisogno della conferma di spettatori distratti con pizza e gelato in mano. Dall’altra, per stessa ammissione dei suoi organizzatori, uno spettacolo teatrale e folcloristico che misura il successo sull’indotto economico, sui tavolini occupati, sugli sponsor privati.
Sia chiaro: non c’è nulla di illecito nell’organizzare un evento che attragga turismo e generi consumazioni. È un’attività legittima e, se ben fatta, anche lodevole. Ma bisogna avere l’onestà intellettuale di chiamare le cose con il loro nome. Paragonare la Rappresentazione Storica alle Processioni confraternali è come mettere sullo stesso piano un’edizione miniata della Divina Commedia e un romanzo di Fabio Volo: sono entrambi libri, certo, ma il peso specifico è tutt’altro che equivalente.
Il paradosso dei fondi pubblici
A rendere il quadro ancora più stonato ci pensa la questione economica. La Rappresentazione Storica lamenta fondi pubblici insufficienti — eppure, stando a quanto risulta, riceverebbe dal Comune contributi nell’ordine dei 5.000 euro, mentre le Confraternite, custodi di un patrimonio immateriale prezioso e inestimabile, percepirebbero in totale zero euro. Se i dati fossero confermati, ci troveremmo di fronte a una stortura difficile da giustificare: lo spettacolo teatrale sovvenzionato, la devozione autentica ignorata.
Sarebbe bello che le istituzioni locali potessero, in spirito di collaborazione, rivedere insieme a tutti i soggetti coinvolti i criteri di sostegno alle realtà culturali del territorio, affinché ogni forma di tradizione — nel rispetto delle proprie specificità — riceva il riconoscimento che merita.
(Carlo Di Maio)
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