Vico Equense – Funivia del Faito, svolta nell’inchiesta: accelerano le perizie. Gennaro Cinque: “La verità non può più attendere”
Vico Equense. A distanza di nove mesi dal tragico incidente avvenuto nel giorno di Giovedì Santo, che ha segnato profondamente la Penisola Sorrentina e l’area dei Monti Lattari, l’inchiesta sulla caduta della cabina della funivia del Faito entra in una fase decisiva. Dopo una lunga attesa, l’incidente probatorio imbocca finalmente un percorso operativo più rapido, ritenuto indispensabile per fare chiarezza su una delle pagine più dolorose vissute dal territorio negli ultimi anni.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata, Luisa Crasta, ha disposto una netta accelerazione delle attività tecniche, affidando ai periti incaricati un calendario stringente di verifiche. Tra i passaggi più rilevanti figurano il trasferimento della cabina presso le officine militari di Nola e una serie di accertamenti approfonditi su componenti chiave dell’impianto, tra cui il manicotto, la cosiddetta “testa fusa” e, soprattutto, il cavo portante. Quest’ultimo sarà oggetto di un’analisi determinante per stabilire se il sistema di frenata d’emergenza abbia funzionato, anche solo in modo parziale, nei momenti che hanno preceduto la tragedia.
Un passaggio cruciale atteso da tempo non solo dagli inquirenti ma anche da chi, come l’ex consigliere regionale Gennaro Cinque, ha sempre attribuito alla funivia del Faito un valore strategico che va ben oltre l’aspetto turistico. Per Cinque quell’impianto rappresenta da decenni un collegamento essenziale tra la costa e la montagna, un’infrastruttura simbolo che avrebbe dovuto essere tutelata con il massimo rigore.
Il procedimento giudiziario coinvolge complessivamente 26 indagati, tra dirigenti e tecnici legati alla gestione e alla manutenzione dell’impianto. L’obiettivo dell’inchiesta è individuare eventuali responsabilità in una vicenda che ha causato la morte di quattro persone e il grave ferimento di un’altra, lasciando un segno indelebile nelle famiglie delle vittime e nell’intera comunità.
L’attenzione ora è rivolta al prossimo 6 marzo, quando si terrà una nuova udienza durante la quale verranno illustrati i primi risultati delle analisi tecniche. In quella sede potrebbero emergere elementi fondamentali per comprendere cosa sia realmente accaduto negli ultimi istanti prima della caduta della cabina, precipitata a pochi metri dalla stazione di arrivo, un dettaglio che continua a sollevare interrogativi e dolore.
Secondo Cinque il dissequestro del cavo traente e il trasferimento della cabina allo Spolettificio rappresentano passaggi indispensabili, ma ciò che il territorio attende è soprattutto una risposta chiara e definitiva. Non si tratta soltanto di un accertamento tecnico, bensì di un dovere morale verso le vittime e verso una comunità che vive di turismo e che ha bisogno di infrastrutture affidabili, controllate e sicure.
Intanto la Procura di Torre Annunziata, guidata dal procuratore Nunzio Fragliasso, prosegue il proprio lavoro investigativo. Sullo sfondo resta una richiesta sempre più forte di tempi certi e trasparenza, mentre si avvicina il 17 aprile, data che segnerà il primo anniversario della tragedia. Per quella giornata il Faito e l’intero comprensorio non chiedono commemorazioni simboliche, ma verità e garanzie concrete affinché un simile dramma non abbia mai più a ripetersi.
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