Vico Equense celebra il maestro Antonio Asturi a 40 anni dalla sua scomparsa
A quarant’anni dalla scomparsa di Antonio Asturi Vico Equense rende omaggio a uno dei suoi figli più illustri, artista simbolo della città e figura centrale nel panorama pittorico campano del Novecento. La comunità lo ricorda non solo attraverso il ricordo affettivo di chi lo ha conosciuto, ma anche grazie a un patrimonio artistico che continua a parlare e a emozionare.
Nel percorso espositivo avviato nel 2016 e oggi rinnovato, trovano spazio alcune delle sue opere più significative, custodite con cura dai figli Gregorio e Anna Maria, che hanno scelto di donare e rendere accessibile al pubblico una produzione vasta e profondamente identitaria. Partendo dalla sua casa-studio, Asturi trasformò la propria ricerca artistica in un racconto intenso del territorio, filtrato da sensibilità personale, rigore tecnico e una poetica intrisa di umanità.
Dipinti che raccontano la maternità, il lavoro, la vita quotidiana della gente semplice, ma anche tele dominate da una grande forza simbolica: il Monte Faito, il Vesuvio, la Costiera sorrentina e quei paesaggi che, nella sua visione, diventano quasi luoghi dell’anima. Pittore raffinato e mai banale, Asturi seppe essere contemporaneo senza inseguire le mode, rimanendo fedele a una cifra stilistica riconoscibile e profondamente autentica.
Antonio Asturi dipinse sempre con passione, intensità e meraviglia. Per lui ogni volto, ogni luogo, ogni emozione meritava di essere fermata sulla tela e raccontata attraverso i colori e i tratti decisi del suo pennello. L’arte è stata la sua compagna fedele: lo accompagnava nelle lunghe giornate trascorse tra panorami, silenzi, luci e suggestioni che trasformava in immagini ricche di sentimento e verità.
Asturi lavorava senza sosta, con la stessa naturalezza con cui si respira. Si racconta che neppure il tempo di spegnere una sigaretta gli bastasse prima di accenderne un’altra: così intensa era la sua concentrazione, così continuo il suo dialogo con la tela. Bastava poco perché il bianco si riempisse di vita e diventasse capolavoro. Nel suo studio, denso di storie e di odori di colore, i ragazzi curiosi della città si accostavano incantati a quel mondo creativo fatto di gesti rapidi, osservazione attenta e silenzio operativo.
Chi lo ha conosciuto ne ricorda lo sguardo sempre vigile, il carattere schietto, la capacità di restare fedele a se stesso e alla sua arte, pur vivendo in contesti storici non sempre facili. Asturi seppe trasformare le difficoltà in stimolo, la realtà quotidiana in poesia pittorica. Non cercò mai l’effetto facile: scelse piuttosto l’autenticità, l’emozione pura, l’essenza delle cose.
Determinante nella sua formazione fu anche l’incontro con personalità del mondo artistico e culturale del tempo, come il celebre illustratore Achille Beltrame, e l’attenzione che gli venne riservata da importanti ambienti giornalistici e artistici. Le sue opere viaggiarono, vennero esposte, apprezzate e riconosciute, ma lui restò sempre profondamente legato alle sue radici, alla sua terra e ai paesaggi che lo avevano ispirato fin dall’inizio.
Antonio Asturi ha attraversato il Novecento con il pennello in mano e l’anima aperta alla bellezza. Ha donato alla sua città e al panorama artistico un’eredità che ancora oggi vive nelle tele, nei ricordi, nelle testimonianze di chi lo ha amato e studiato. La sua vita, come la sua arte, resta un esempio luminoso di dedizione assoluta, di amore sincero per ciò che è bello, vero e senza tempo.
Il suo nome viaggia ancora insieme alle istituzioni e agli spazi che hanno custodito e celebrato le sue opere, così come vive nei ricordi di chi lo ha conosciuto, tra racconti di umiltà, dedizione e costante amore per l’arte. A quarant’anni dalla sua morte, la città rinnova il legame con il suo maestro, trasformando la memoria in presenza viva e rendendo Antonio Asturi non solo un capitolo di storia, ma un’eredità culturale ancora capace di ispirare.




