Venerdì 13: storia di una superstizione tra numeri, religione e fortuna
Quando il calendario segna venerdì 13, qualcosa cambia nel modo in cui guardiamo al tempo. Per molti è una data qualsiasi; per altri resta uno di quei giorni che portano con sé un piccolo brivido di superstizione. In realtà questa fama non nasce dal nulla. Dietro il venerdì 13 si intrecciano simboli antichi, tradizioni religiose e memorie storiche che attraversano secoli di cultura europea. E oggi, paradossalmente, proprio quella reputazione di giorno “sfortunato” è diventata anche una straordinaria occasione economica.
Secondo un recente servizio dell’AFP (Agence France Presse), i venerdì 13 sono tra i giorni più redditizi dell’anno per il settore del gioco. Nei casinò l’affluenza può aumentare dal 20 al 30% rispetto a un venerdì qualsiasi, mentre alcune lotterie registrano anche il doppio o il triplo delle giocate. Il 2026, per esempio, è un anno particolarmente interessante: il calendario ne offre addirittura tre, a febbraio, marzo e novembre, una combinazione rara che non si vedeva dal 2015 e che tornerà solo nel 2037.
Per capire perché una semplice data del calendario eserciti ancora questo fascino bisogna tornare alle radici della superstizione. Le paure legate ai numeri non sono un’invenzione moderna. Gli studiosi chiamano triskaidekafobia la diffidenza nei confronti del numero 13, una delle superstizioni più diffuse nella cultura occidentale.
Il sospetto nasce anzitutto dal rapporto tra il 13 e il 12. Per molte civiltà antiche il dodici rappresentava l’ordine e la completezza: dodici mesi compongono l’anno, dodici segni scandiscono lo zodiaco, dodici erano gli apostoli di Gesù. Il tredici arriva subito dopo e sembra rompere questa armonia simbolica. A rafforzare la sua cattiva reputazione contribuì anche la tradizione cristiana: secondo il racconto evangelico, durante l’Ultima Cena i commensali erano tredici, e il tredicesimo era Giuda, il traditore. Da qui deriva anche la superstizione, ancora diffusa, secondo cui sedersi in tredici a tavola porterebbe sfortuna.
Quando il numero 13 si combina con il venerdì nasce una paura ancora più specifica, che gli psicologi definiscono con un termine quasi impronunciabile: paraskevidekatriafobia, cioè la paura del venerdì 13. Il venerdì, nella tradizione cristiana, è il giorno della crocifissione di Cristo ed è stato a lungo associato a lutto e penitenza. A questa simbologia religiosa si è aggiunto nel tempo anche un episodio storico spesso citato: il 13 ottobre 1307, quando il re di Francia Filippo IV ordinò l’arresto dei Cavalieri Templari. L’evento contribuì a rafforzare l’immaginario negativo della data, anche se molti storici ritengono che la superstizione moderna si sia consolidata soprattutto in epoca recente, anche grazie alla letteratura e al cinema.
Se il 13 è temuto in gran parte del mondo, l’Italia possiede invece una superstizione numerica tutta sua: quella legata al 17, tecnicamente chiamata eptacaidecafobia. La spiegazione più nota è linguistica. Il numero romano XVII può essere rimescolato fino a formare la parola latina VIXI, che significa “ho vissuto”, cioè “la mia vita è finita”. Era una formula frequente nelle epigrafi funerarie romane. Nel tempo questa associazione si è rafforzata con altri riferimenti simbolici, come la tradizione biblica che colloca il Diluvio universale al diciassettesimo giorno del secondo mese o la celebre disfatta delle legioni XVII, XVIII e XIX nella battaglia della foresta di Teutoburgo nel 9 d.C. Così, mentre il 13 è diventato il numero della sfortuna globale, il 17 è rimasto soprattutto un fantasma culturale italiano.
Eppure oggi il venerdì 13 sembra aver cambiato segno. Assistiamo a un vero e proprio retournement de sort, un ribaltamento della sorte, infatti, nel corso del Novecento, soprattutto con la diffusione delle lotterie e del gioco organizzato, la data è stata progressivamente reinterpretata come occasione di fortuna. Già negli anni Trenta alcune lotterie nazionali avevano iniziato a sfruttarla con estrazioni speciali e premi simbolici.
Il risultato è che superstizione e gioco si alimentano a vicenda. Secondo alcune indagini, circa il 41% delle persone (lo studio si riferisce alla Francia) si considera superstizioso e quasi un quarto ammette di essere sensibile al numero 13. Non sorprende quindi che casinò e lotterie trasformino la data in un piccolo evento, con jackpot speciali e iniziative promozionali.
Alla fine, il venerdì 13 resta soprattutto un fenomeno culturale. Un esempio di come simboli antichi, tradizioni religiose e credenze popolari continuino a influenzare comportamenti molto contemporanei. Forse oggi fa meno paura di un tempo, ma continua a esercitare una curiosa attrazione. Anche perché, davanti alla fortuna, persino i più razionali finiscono per lasciare aperta una possibilità.
Del resto, come si dice spesso nel Mediterraneo: non è vero, ma ci credo.
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