Usanze e tradizioni: le sette penne della Quaresima. La Quarantana
La Quaresima è caratterizzata da usanze e tradizioni: il tempo che precede la Pasqua è personificato da una bambola di pezza, la “qurantana”, una sorta di “Quaresima” appunto, nata molto tempo prima di Barbie, che ricorda un po’ la befana per quanto è brutta.
Da oggi, la “quarantana” è sospesa da terra, con una patata ai piedi contornata da sette penne di gallina. Rappresentano le domeniche che precedono la Pasqua.
Brutta, con l’immancabile fazzoletto nero in testa, il fuso e la conocchia tra le mani e una patata dalla quale pendono sette penne di gallina. Ecco la Quarantana, la bambola che scandisce il tempo di preparazione alla Pasqua: una tradizione che resiste in diverse località dell’Italia meridionale e nella quale si fondono religiosità e leggende antichissime.
Quarantana altro non era che un fantoccio di stoffa o di paglia raffigurante una vecchia che, per bruttezza e abbigliamento, ricordava la Befana. Gli stracci neri di cui era solitamente ricoperta avevano un significato pagano e uno cristiano: da una parte, infatti, Quarantana era considerata vedova di Carnevale e perciò era vestita a lutto; dall’altra parte, la bambola simboleggiava la tristezza della Quaresima, tempo dedicato alla preghiera e alla meditazione sulla morte di Cristo. Anche il fuso e la conocchia avevano un duplice significato e richiamavano alla mente sia la laboriosità delle donne, dedite alla lavorazione della lana, sia il trascorrere del tempo, anticamente simboleggiato dalla parca Cloto che tesseva il filo della vita.
L’antica usanza, simbolo della civiltà contadina, ricorda anche una rappresentazione spagnola della Quaresima con sette piedi, che compare appunto sotto forma di vedova vestita in gramaglie per la morte del marito carnevale: è l’emblema funereo del periodo penitenziale di quaranta giorni. La vecchina, con un fazzoletto nero in testa, il fuso e la conocchia per la lana – a significare la laboriosità e il tempo che scorre – ha sette penne conficcate in una patata rappresentava anche un simpatico calendario. L’usanza ha ispirato anche una poesia di Rocco Scotellaro del 1948:
QUARESIMA ’48
Quaremma, la vedova pazza
era la pupa col vecchio grembiule
volteggiava al turbine di febbraio
penzoloni da una fune sulla strada.
Bersagli di terribili fanciulli
periti nelle gare a sassaiola:
sfogavano l’ira dei padri neri
per tutte le piogge mancate
e i grani venivano su magri.
Coperto d’uno dei nostri mantelli
anche il cielo era lontano da noi
e avrei voluto vedere
quale parte recitava.
Dietro il recinto dei monti
i cavalloni squarciavano nitriti
in faccia sul mar Ionio
e pure il sole ci cacciava agli occhi
un’ombra vacillante di candela.
Intanto non puoi chiudere la bocca
ai divini germogli della terra.
Fuori il vento che frana sulle porte
sta a suonare la marcia del ribelle,
ma i mandorli sbocciati
picchettano i seminati,
i cavalieri bianchi della morte.
11 febbraio 1948
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