Una borsa usata, tre centesimi e una barchetta di carta: la favola dell’attore positanese Giuseppe Rispoli
Un euro speso al mercato dell’usato, una borsa nera con tante tasche e una scoperta inattesa: una barchetta di carta minuscola e tre centesimi dimenticati. È da qui che nasce il post dell’attore positanese Giuseppe Rispoli, un racconto semplice e poetico che trasforma un gesto quotidiano in una riflessione delicata sul senso delle cose, sul valore di ciò che viene scartato e sulla forza della fantasia.
Giuseppe racconta di amare gli oggetti usati, non solo per una scelta legata al riciclo, ma perché ogni cosa porta con sé una storia, un passato, un messaggio invisibile. Ed è proprio così che, da un ritrovamento casuale, prende forma una breve favola, che l’attore affida alle parole senza modificarne l’essenza: «Quella notte pioveva a dirotto e su di un tavolo era poggiata quella borsa comprata al mattino al mercato dell’usato. Era nera con una tracolla ed aveva molte tasche. Il nuovo proprietario nella fretta non aveva visionato tutte le tasche quindi non sapeva se al suo interno fosse rimasto qualcosa del proprietario precedente e allora all’improvviso un lampo e poi un tuono fecero aprire la borsa ed uscirono una barchetta di carta e 3 centesimi. La barchetta sentendo scrosci d’acqua pensava di essere vicino al mare e allora chiese ai 3 centesimi di aiutarla a farla arrivare in mare e se loro, ormai messi da parte dalla maggior parte della gente visto che nessuno più li utilizza, volessero salpare con lei e andarsene via in qualche parte del mondo dove trovare un po’ di considerazione. Ecco che i 3 centesimi spingono la barchetta ma del mare neanche l’ombra solo un lieve sciabordio d’acqua. Allora si fermano e aspettano. Intanto, la pioggia aveva smesso di cadere mentre la barchetta di carta era tornata un semplice foglio di carta dove c’era scritto: “Il mare riporta sempre a casa chi ha perso la rotta mentre chi cerca il mare prima o poi lo troverà; anche con in tasca tre centesimi che ormai non servono più a nulla se non per raccontarvi questa breve favola”».
Una favola breve, ma densa di significati. La barchetta di carta e i tre centesimi diventano simboli di ciò che oggi appare inutile, superato, dimenticato. Eppure sono proprio loro i protagonisti di un viaggio immaginario, di un desiderio di riscatto e di riconoscimento. Non arrivano al mare, è vero, ma scoprono qualcosa di più profondo: l’attesa, il senso del cammino, la consapevolezza che anche ciò che sembra non avere valore può ancora raccontare una storia.
Il messaggio finale è semplice e potente: chi perde la rotta può tornare a casa, chi cerca davvero qualcosa, prima o poi, la troverà. Anche con poco in tasca. Anche partendo da ciò che il mondo considera inutile.
In un tempo in cui tutto corre veloce e spesso si misura il valore solo in base all’utilità o al profitto, il post di Giuseppe Rispoli è un invito a rallentare, a osservare, a dare ascolto ai piccoli segni. Perché, a volte, basta aprire una tasca dimenticata per ritrovare una favola. E, forse, anche un po’ di noi stessi.
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