Tragedia della funivia del Faito, Gennaro Cinque: “Indagare sul progetto del 1952 non deve servire a confondere le responsabilità attuali”
Si allarga l’inchiesta sul crollo della funivia del Monte Faito, la tragedia avvenuta il Giovedì Santo dello scorso anno e costata la vita a quattro persone. Un ampliamento che, secondo Gennaro Cinque, ex consigliere regionale della Campania e da sempre vicino alle vicende del territorio, solleva più di una perplessità.
Alla notizia che le indagini giudiziarie coinvolgerebbero anche la fase progettuale dell’impianto risalente al 1952, Cinque non nasconde la propria preoccupazione: «Guardare così indietro nel tempo rischia di spostare l’attenzione dai doveri e dalle responsabilità di chi, oggi, era chiamato a garantire la sicurezza di cittadini e turisti».
L’ex consigliere ricorda come la funivia del Faito abbia rappresentato per decenni un simbolo e un motore per l’area stabiese. Proprio per questo si interroga su come eventuali criticità strutturali mai risolte possano non essere emerse nel corso degli anni nonostante collaudi, interventi di ammodernamento e verifiche tecniche periodiche. «L’ultima ispezione – evidenzia Cinque – risaliva a pochi giorni prima del disastro. Se davvero esistevano problemi così gravi, perché non sono stati individuati?».
Per Cinque l’attenzione deve restare concentrata sugli eventi e sulle scelte compiute nel giorno della tragedia: «Le famiglie delle vittime meritano risposte chiare. È inaccettabile che una semplice escursione si trasformi in una condanna a morte. Bisogna chiarire perché la cabina fosse in funzione nonostante il maltempo e una riapertura stagionale avvenuta in tempi rapidissimi, e soprattutto perché i sistemi di sicurezza non abbiano fatto il loro dovere».
Nel mirino anche la gestione dell’impianto da parte della holding regionale. Secondo l’ex consigliere, Eav e i suoi vertici devono fare piena luce sulle procedure di manutenzione e sull’efficacia del monitoraggio tecnico adottato. «Chiamare in causa progettisti di oltre settant’anni fa – avverte Cinque – non può diventare un modo per attenuare eventuali responsabilità più recenti».
Cinque conclude ribadendo il proprio impegno a seguire da vicino l’evoluzione dell’inchiesta: «La magistratura è chiamata a fare chiarezza in tempi rapidi. Il territorio non può accettare che una tragedia di questa portata resti avvolta dall’incertezza. La verità è un dovere nei confronti delle vittime, delle loro famiglie e di una montagna che non deve essere ricordata per l’ombra dell’incuria, ma per il valore che ha sempre rappresentato».
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